’O pernacchioIl 19 Settembre, San Gennaro e Massimo Troisi

Oggi è il 19 Settembre, il giorno di San Gennaro: a Napoli non si va né a scuola, né - se sei fortunato - a lavoro. Oggi si va alla fiera, si compra un pezzo di torrone, si va alla messa, s'aspetta...

Oggi è il 19 Settembre, il giorno di San Gennaro: a Napoli non si va né a scuola, né – se sei fortunato – a lavoro. Oggi si va alla fiera, si compra un pezzo di torrone, si va alla messa, s’aspetta il miracolo e si prega. Tutti, senza alcuna distinzioni. Credenti e non, bigotti e meno bigotti; giovani e vecchi. Perché San Gennaro non è solo un santo, ma un amico, un confidente: quello che passi tu, lo passa anche lui. Se non lo nomini almeno un paio di volte al giorno, non stai apposto con la coscienza. Non è tanto Dio, quanto San Gennaro che ti può fare la grazia a Napoli. Chi ti capisce è lui, non certo qualche angelo o arcangelo. Ci sta la Madonna, ma quella è un altro discorso. Prima viene San Gennaro, più uomo che santo, più napoletano di ogni altro. È il patrono di Napoli, il protettore, l’ultima difesa contro il male (e il Vesuvio). Il suo sangue, a maggio e a settembre, torna liquido, dopo secoli e secoli che è stato raccolto e imbottigliato. Questo è il suo prodigio e alla gente dà sicurezza. Si capisce nelle piccole cose, nelle vecchiarelle che a sera tardi vanno al Duomo o nelle partitelle di pallone che, rispettosamente, non si svolgono mai davanti alla facciata della chiesa: c’è una sorta di rispetto reverenziale verso San Gennaro, ma non di paura. C’è confidenza, quella confidenza tipica tra gli amici. Gli puoi chiedere di tutto, qualunque cosa: la grazia, un posto di lavoro, un aiuto per un amico; un piccolo miracolo. E vai da lui, non da San Ciro, Sant’Antonio o San Vincenzo; vai da lui perché sei fedele, fedele convinto. Non è nel cristianesimo che confidi, ma in San Gennaro. Il che è, si scopre vivendo a Napoli, assai diverso.

Il miglior modo per spiegarvi il culto di San Gennaro è farvi vedere un vecchio video: Massimo Troisi e Lello Arena in scena per La Smorfia. Il titolo, manco a farlo apposta, è “San Gennaro”. E comincia più o meno come qualsiasi altra visita di un fedele: una preghiera, un “ti ricordi di me” e una risata abbozzata, per non prendere tutto troppo seriamente.

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