’O pernacchioNato a Napoli, nato incazzato

Purtroppo è così: se nasci a Napoli, incazzarti ti viene facile, facilissimo, specialmente quando vedi, senti e vivi certe cose. Lungi da me il vittimismo viscerale di certi blogger e giornalisti: ...

Purtroppo è così: se nasci a Napoli, incazzarti ti viene facile, facilissimo, specialmente quando vedi, senti e vivi certe cose. Lungi da me il vittimismo viscerale di certi blogger e giornalisti: io, con Napoli, ho un rapporto bellissimo. E il problema, forse, è proprio questo: che la vivo più come un rapporto a due, tra un lui e una lei, con i suoi alti e bassi, che come una sudditanza civile e sociale verso la città, la tua città, la tua casa. I palazzi di Napoli per me non sono solo pietra e tufo; sono braccia e gambe che spuntano dal terreno, il posto dove ho dato il primo bacio, quello dove ho litigato con gli amici, dove m’hanno rapinato e via così. Ho i miei ritrovi, i miei luoghi preferiti e le mie piazze, e so. So di chi spaccia, di chi ruba, picchia e uccide; so dei mezzi che non funzionano, del malumore generale, della monnezza che viene smerciata al nord, in Europa; e di quella che invece giace, silente e mortale, sotto terra. So che ogni respiro preso a fondo è un tormento, perché sei allo stesso tempo triste e allo stesso tempo combattuto; perché vuoi, ma non sai come ottenere; perché cerchi, e non trovi.

Non dirò che vivo nella merda, perché io, contrariamente ad altri, non ci vivo. Quando vedo gli scugnizzi per strada, sorrido: mi ci riconosco un po’, mi ci rivedo; la partitella di pallone, lo scherzo, il fuggi-fuggi generale, le risate. Sono bambini, bambini-uomini. E i bambini-uomini devono imparare certe cose fin da subito, fin da quando “mammà” l’ha messi al mondo e papà non s’è fatto trovare, in carcere o a lavorare per chissà quante ore al giorno. Ascolto i vecchi e i loro racconti e cerco di capire, quella che Napoli doveva essere una volta e che, purtroppo o per fortuna, non sarà mai più; e li osservo, loro, i loro visi, le loro rughe, i loro sorrisi sdentati. Pure questa è Napoli, la mia Napoli.

I problemi iniziano quando ci si mettono la camorra, la delinquenza, la cattiveria senza senso e il disfattismo generale; quando un articolo su un giornale diventa una paternale e quando ogni discorso finisce con “Napoli è una città di merda”. Ma chi dice così sbaglia; sbaglia di grosso. Sono le persone ad essere di merda, non Napoli. Napoli è una città, solo questo. Bellissima e terribile, così come l’hanno voluta gli uomini nel corso della sua storia. E chi si lamenta senza fare altro non è meglio o peggio di chi fa il furbo. Sembra facile a dirsi, ma è così: il singolo può fare la differenza; l’omertà non è la risposta, avere paura non ti allunga la vita. La camorra non è solo quella che piglia le pistole e t’aspetta agli angoli delle strade, quella degli agguati e degli attentati; quella che spaccia e maciulla e pesta. La camorra è una mentalità, una mentalità terribile e asfissiante, una mentalità da paese, non da città. Ed è per quella che mi incazzo: ce l’ha il mariuolo come il signore di Posillipo; il povero come il riccone.

(Stavolta non ho messo nessuna immagine di copertina. Stavolta, ci metto solo la mia faccia.)

Twitter: @jan_novantuno

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