’O pernacchioParti per l’Erasmus e ti ritrovi per strada

Napoli - Bordeaux: non è un viaggio di sola andata, ma quasi: è Erasmus. Una di quelle esperienze che più o meno tutti, vecchi e meno vecchi, si sentono di raccomandare alle nuove generazioni: anda...

Napoli – Bordeaux: non è un viaggio di sola andata, ma quasi: è Erasmus. Una di quelle esperienze che più o meno tutti, vecchi e meno vecchi, si sentono di raccomandare alle nuove generazioni: andate, dicono; è una cosa che va fatta. Funziona tutto, vi troverete benissimo. E poi imparerete una lingua nuova, vedrete posti bellissimi, conoscerete nuove persone. E via discorrendo. Ti decidi, carico di belle promesse, e fai il concorso: passi, perché hai una buona media e rispondi a tutti i requisiti, e ti prepari a prendere il volo. Il giorno della partenza, uno dei primi di settembre, sei pieno di aspettative e di vestiti: solo 20 kg non bastano per lasciare la tua città per 6 mesi; ti sei vestito come se fosse inverno, col giaccone, doppio strato di magliette e pantaloni lunghi. Poco male, ti arrangi. E finalmente parti. Quando arrivi, ad aspettarti c’è… niente. Zero, nada. Rien (dicono così i francesi, no?). Una stanza, un letto e le blatte. Che non ti fanno ciao giusto perché non hanno le mani con cui poterlo fare, ma ci siamo capiti – la solfa è questa.

Non è una storia inventata. Non mi sono svegliato male stamattina e ho deciso di inveire contro l’Erasmus, la Francia e un sistema che, almeno in teoria, dovrebbe essere europeo – quindi “altamente competitivo”. È una storia vera, vissuta su pelle, di due ragazzi, amici e fonti direttissime, che si sono ritrovati dall’oggi al domani a dover fare i conti con una realtà che non era per niente quella che si aspettavano (né tantomeno quella che gli avevano “venduto”): per le telefonate, internet e la ricarica della batteria, si va da McDonald. Per dormire, ogni sera si cambia. Bisogna arrangiarsi. Stare al Campus, dove in teoria si dovrebbero conoscere gli altri studenti e la nazione ospitante, non si può: oppure sì, ma devi tirarti sul letto le scarpe o gli insetti ci entreranno dentro e dopo, alla mattina, saranno guai.

Detta così, lo ammetto, può suonare decisamente tragica e qualcuno potebbe tacciarmi di romanzare troppo le cose. Quindi permettetemi di darvi qualche cifra: per 60 persone, tutte stipate su un piano, ci sono solo 4 gabinetti e 4 docce, disposte gli uni lontani dalle altre; lo sport più diffuso è la ricerca di un appartamento; l’unico punto di ritrovo è rappresentato dal McDonald, lo stesso di cui vi parlavo poco fa; e 10.000 persone, quasi tutti studenti, devono spostarsi dall’altra parte della città per trovare un supermercato, pena il digiuno forzato. Ovviamente questi miei amici hanno provato a insistere, a lamentarsi, a ribaltare la situazione. «Guardate che facciamo le foto agli insetti e alle camere, e le mandiamo in giro! Alla Polizia!» Hanno minacciato, presi, è vero, dalla situazione. «Alla Polizia?» Hanno ripetuto quelli, gli altri: i cosiddetti responsabili. «Per degli insetti? Andate, andate!» E giù con le risate. E pensare che da noi, pur di fare giustizia, ci si sarebbe appellati alla Corte Europea.

Twitter: @jan_novantuno

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta