Vanilla LatteLiberals: i “liberali” che non esistono.

Gli ultimi a cascarci, ma solo in ordine di tempo, sono stati i traduttori di The Newsroom, apprezzabile serie tv americana del pluripremiato Aaron Sorkin (creatore di The West Wing) sul giornalism...

Gli ultimi a cascarci, ma solo in ordine di tempo, sono stati i traduttori di The Newsroom, apprezzabile serie tv americana del pluripremiato Aaron Sorkin (creatore di The West Wing) sul giornalismo a stelle e strisce che, con circa un anno di ritardo rispetto agli States, è approdata in questi giorni in Italia, in prima serata su Rai Tre. È successo a molti altri, prima di loro, ed è prevedibile che accadrà ancora ripetutamente, in film, documentari e serie televisive. A un certo punto si inizia a parlare di politica, come vuole la sceneggiatura. E, tra una battuta e l’altra, vengono menzionati i “liberali”. I liberali di qua, i liberali di là, di su, di giù. Cosa che lascia intendere, al pubblico italiano – per la maggior parte non esperto conoscitore della politica d’oltreatlantico – l’onnipresenza dei liberali nella scena politica Usa, un ampio movimento dotato peraltro di numerose caratteristiche e connotazioni. C’è solo un piccolo problema, però: non si sta parlando dei liberali. Anzi, i “liberali” non c’entrano proprio alcunché.

L’errore è comune e, per dirla alla francese, è uno dei più classici faux-amis, o falsi amici, termini che assomigliano a parole italiane per la pronuncia o per l’ortografia, ma hanno significati assai diversi. Questo è uno dei casi più eclatanti, che spesso e volentieri trae in inganno traduttori, giornalisti e commentatori. Con il termine “liberal”, infatti, negli Stati Uniti si intende – e la definizione è presente anche sulla versione italiana di Wikipedia – “un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali”. “Da non confondersi” – aggiunge l’enciclopedia libera – “col termine italiano liberale”. Perché se i significati non sono diametralmente opposti, poco ci manca.

Senza addentrarsi in lunghe e colte disquisizioni storico-politico-etimologiche sui termini, per comprendere immediatamente cosa si intende con “liberal”, bisogna pensare all’ala progressista del Partito Democratico americano. Quindi, è necessario dimenticare il riferimento al concetto di “liberale” che si ha qui in Italia. Quando in un episodio di The Newsroom, di The West Wing, o anche di Desperate Housewives o Brothers & Sisters, si sente parlare (erroneamente) di liberali, piuttosto che correre con il pensiero a versioni yankee di Giovanni Malagodi, Luigi Einaudi o Alfredo Biondi, è necessario pensare a Nancy Pelosi, Al Gore o lo stesso Barack Obama. Se un personaggio dallo spirito conservatore, tipo Michael J. Fox in Casa Keaton, definisce Hollywood come “troppo liberal”, non intende dire che la mecca del cinema si è trasformata in un’industria che promuove il pensiero di Friedrich Von Hayek (non c’è pericolo, purtroppo), ma piuttosto una frase, un pizzico dispregiativa, per evidenziare come la galassia cinematografica americana sia da sempre schierata a sinistra. Perché “liberal” funge da contrario a “conservative”.

È giusto ripeterlo: si tratta di pignolerie, è obiettivamente troppo ambizioso pretendere che chi si occupa di tradurre immense moli di materiale proveniente dall’America ne sia a conoscenza, ed è assai probabile che l’equivoco continuerà a ripetersi ancora e ancora. La speranza è che sempre più appassionati di tv, film e serie sappiano la differenza di significato, così che, d’ora in avanti, quando sentiranno parlare di “liberali” in una traduzione italiana, capiscano subito che si tratta di progressisti. Oppure che, ancora meglio, decidano di perfezionare il proprio inglese, seguendo le serie in lingua originale, così da non perdere nessuna sfumatura di significato.

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