Out among the EnglishDi libri e lavatrici, in risposta all’amico Coccia

Nota: questo post ha volutamente il sapore di un vecchio carteggio tra intellettuali, questo, assieme all'unico riferimento alla letteratura russa che io mi sia mai concesso nella vita, è finalizza...

Nota: questo post ha volutamente il sapore di un vecchio carteggio tra intellettuali, questo, assieme all’unico riferimento alla letteratura russa che io mi sia mai concesso nella vita, è finalizzato a lasciare al lettore la certezza che io non ce l’abbia con la Letteratura come tale e non la consideri mero oggetto di mercato. Occorre però usare alcuni metri e alcune misure diversi per analizzare questa situazione.

Caro Andrea,

vengo dal leggere il tuo post di qualche giorno fa: Sono libri, non lavatrici. Mi trovi, in linea di massima, d’accordo. Quello che vorrei però rilevare, e che non mi sembra comparire nella tua succinta analisi, è che una lavatrice si presenta sul mercato con due caratteristiche principali a renderla appetibile: l’usabilità – nella fattispecie il fatto di lavare i vestiti in maniera approfondita e soddisfacente per l’utente – e l’aspetto. Ecco, quest’ultimo punto è quello che più mi preme nella comparazione che tu hai inaugurato.

Spesso, trovo, ci si riferisce all’oggetto libro – e preciso oggetto in quanto contenitore – come a qualcosa che possa trascendere le regole del mercato, perché sembra alimentare una sua logica al di fuori di quella della compravendita e che si basi soltanto sull’ideologia che lo circonda. In quanto alto, in quanto importante, in quanto culturale. Non è così.

Si tratta di libri, non di lavatrici, e come tali hanno caratteristiche fondamentali diverse da quelle degli elettrodomestici – va da sé, con un libro non posso lavarci le camice – ma ugualmente determinanti se si vuole adempiere ai risultati di vendita. Una lavatrice deve compiere il dovere per cui è progettata, ma ha anche alcune caratteristiche laterali e trasversali che la rendono appetibile al mercato, quindi vendibile. Deve lavare i panni ma deve anche sottostare a determinate regole di ingombro che coprano un range che va dal semplice “poco ingombrante” allo status di oggetto di design, e quindi “bello da vedere”. Queste sono caratteristiche secondarie, è vero, ma necessarie per il mercato degli elettrodomestici.

Allo stesso modo, un libro poco avvincente, mal scritto o mal curato è come una lavatrice che non lava, ma non si può limitare la sua vendibilità a questo. Occorre tenere conto della domanda del pubblico e del fatto che se il pubblico si riduce e si arrocca su determinati oggetti, è dovere dell’editore – così come del produttore di lavatrici – rispondere, almeno in minima parte, alla richiesta oppure compiere un tentativo volto a cambiare il gusto del pubblico. Se i clienti hanno case sempre più piccole, la lavatrice deve rimpicciolirsi senza mai perdere la sua funzione di lavatrice.

Qualche giorno fa ho saputo di un nuovo progetto editoriale indipendente, nato da pochissimo, e mi sono chiesto, con sincera amarezza: «perché?». Mi sono detto: «questa persona, animata certamente da un ambizione alta come quella di infiammare i lettori di nuova cultura, sta compiendo un errore madornale nei confronti del mercato». La giustificazione è poi sempre la stessa e ha qualcosa a che vedere con le frasi «se non lo faccio io chi lo fa» e «perché non provare a battere la crisi sfidandola?». Però con i mezzi poveri che sono rimasti all’editoria il rischio di riempire l’Italia di libri/lavatrici molto ingombranti e che non compiono alla perfezione il loro mestiere di lavatrici è alto e fin ora non ha portato a nulla. Sebbene importante e meravigliosa, l’ideologia della lettura può fare poco per l’attuale condizione del mercato libraio se non si fanno i conti con la bieca e pragmatica legge della domanda/offerta. D’altronde nemmeno Raskol’nikov sarebbe stato Raskol’nikov senza Aljona Ivanovna, e noi ci saremmo persi delle gran belle divagazioni sull’animo umano.

Insomma, Andrea, quello che dici tu è giusto e so – lo so perché per buona parte del tempo condividiamo una redazione e siamo delusi allo stesso modo quando leggiamo un libro che non ci soddisfa, che non compie, cioè il proprio dovere – che non intendevi prendere una posizione ideologica. Ho voluto scrivere questa risposta per prevenire le masse acritiche, che potrebbero cogliere lo spunto per iniziare a produrre valanghe di libri/lavatrici che ci sommergerebbero tutti. E una lavatrice, caro amico, è piuttosto pesante. Dipende dalla messa in bolla del cestello, immagino.

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