Buona e mala politicaSciapi e malcontenti.Il Rapporto Censis opta per deriva emotiva della società italiana

Grazie alla presentazione del rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese il CNEL ritrova pubblico e voglia di discussione, cose che per la sua attività istituzionale questo ente, ormai a r...

Grazie alla presentazione del rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese il CNEL ritrova pubblico e voglia di discussione, cose che per la sua attività istituzionale questo ente, ormai a rischio di stralcio per inutilità, non conosce più.

Un De Rita in grande forma, capace di dire soavamente cose pesantissime, ma anche capace di far ritrovare in chi lo ascolta il gusto di interpretare la situazione e non semplicemente descriverla o esecrarla (cosa che dovrebbe massimamente ispirare l’attività politica), decide di non mettere tutto il carico della responsabilità del presente solo sulla politica ma di considerare la società italiana (lui cantore spesso della società virtuosa contro le istituzioni peccaminose) in una deriva di civismo pericolosa.

E siccome il rapporto Censis, da 47 anni, offre sintesi comunicative brillanti per ciò che media, economia, politica vedono e discutono con italico pluralismo frammentato e conflittuale, questa volta la società italiana, anzi per meglio dire “gli italiani”, finiscono nel mirino di questa reductio con due parole un po’ desuete ma in fondo terribili per la nostra percezione identitaria: sciapi e malcontenti.

Sciapi, dice lo stesso De Rita nelle considerazioni generali del rapporto, perchè “l’affanno degli ultimi anni ci ha tolto la tensione a vivere, con vigore e fervore, i processi che hanno costruito il nostro sviluppo nella seconda metà del ‘900; senza il ‘ fervore del sale ‘ , dicevano gli alchimisti, non si può produrre alcuna mutazione degli elementi’. Appunto: “si diventa sciapi, come collettività e forse anche come singoli”.

In quanto al malcontenti la parola nasconde l’infelicità diffusa: “non perchè ce lo dicono le classifiche internazionali sulla qualità della vita e sul benessere dei cittadini – dice De Rita – ma perche viviamo un grande , inatteso ampliamento delle disuguaglianze sociali”.

In buona sostanza la fine della mobilità sociale e l’affermazione macrosociale e macroeconomica del precariato hanno depresso il paese e hanno devitalizzato ciò che per decenni ha costituito motore individuale e collettivo del cambiamento possibile. Generando ovviamente anche crescita di illegalità e rifugio nelle furbizie.

Restano quelli che il rapporto Censis chiama “processi ancora in stadio di lenta emersione”, con quattro indicazioni interessanti: l’area di nuova responsabilità imprenditoriale femminile (a cui fa riscontro, in altra parte dello stesso rapporto, un ritardo di racconto delle donne da parte del sistema dei media); la faticata emersione anche imprenditroriale degli immigrati; la capacità del territorio di generare responsabilità circa la tenuta dell’impresa; il diffuso fenomeno di chi studia e lavora all’estero (+28% quest’anno).

Insomma quei segmenti di società che lottano per la sopravvivenza sono i segnali di combattimento possibile per la perdita di sale e per l’incupimento psicologico che stanno avvelenando la società.

Interessante nel rapporto l’analisi delle pieghe del cambiamento socio-economico in termini di rischi-opportunità. Opportunità intese come spazi di sfruttamento possibile. Qui le indicazioni sono da riportare al tavolo dei decisori (politica e impresa) con maggior forza da parte dei soggetti associativi che ancora hanno a cuore le sorti della nazione.

In breve: revisione del welfare pubblico con crescita di dimensioni private, comunitarie, aziendali e associative; l’economia digitale (nella misura in cui lo Stato favorirà il protagonismo del privato); il comparto dell’economia legato ai processi produttivi della cultura che – comparandoci al resto di Europa ci vede dietro a tutti i grandi – e che se riportassimo la soglia produttiva almeno a livello della Francia (se ne prenda nota in sede di rinnovo della concessione Stato-Rai) farebbe balzare il PIL italiano di oltre un punto.

Gli attrezzi disciplinari di questa edizione del rapporto Censis includono di piu’ , quest’anno, la psicologia. Non solo per la “deriva emotiva” che viene segnalata nella societa’ italiana. Ma anche per due parole importanti che appaiono nel testo. Una e’ la parole ” connettivita’” che non traduce semplicemente l’ importanza della rete, ma racconta la capacita’ di costruire nessi esattamente come fanno i neuroni con il biochimismo connettivo da cui dipende anche la possibilita’ di trasmettere informazione e di imparare. L’ altra e’ la parola “infetazione” che lo stesso De Rita, nel presentare il rapporto, riporta a Melanie Klein come fenomeno di ripiegamento nella ” tutela materna” (il Parlamento incapace di eleggere un nuovo capo dello Stato e che si ripiega nel passato e’ uno degli esempi).  

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