Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiereLa guerra di Carlo

Giorni in cui il clima vorrebbe dettare gli umori. Piove o fa freddo. Tutti gli anni, quando il tempo è così, dovunque io mi trovi, al bar o in cortile, arriva il racconto di Carlo e la sua guerra ...

Giorni in cui il clima vorrebbe dettare gli umori. Piove o fa freddo. Tutti gli anni, quando il tempo è così, dovunque io mi trovi, al bar o in cortile, arriva il racconto di Carlo e la sua guerra sul fiume Don in Russia. Quel maledetto fiume che lui vide sempre coperto di ghiaccio, senza così poter capire se in qualche modo assomigliava al suo Naviglio. Il reduce comincia sempre la sua storia esortandomi a non lamentarmi in questi giorni d’inverno, il freddo, quello vero, lui l’ha conosciuto. Parla dei suoi commilitoni, di cui ricorda il nome, il cognome e la città di provenienza. Rivive quei giorni, passati con l’intento di conquistare una stupida collina; le notti in cui i Russi, parlando nella nostra lingua, intimavano, ”Italiani andate via!”. I suoi ricordi, almeno quelli che riporta a me, si fermano su quel fiume ghiacciato e sulla stupida collina. Della drammatica ritirata non parla mai, ha ancora il terrore. Ripensa a quella neve in cui faticava a camminare. Prima di andare via mi dice: “Non è bastato. Nevica ancora”. Giorni in cui il clima vorrebbe dettare gli umori.

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Linkiesta Paper Estate 2020