Opportune et importuneL’app dell’amore non esiste… Per fortuna!

C'era una pubblicità qualche tempo fa che faceva più o meno così: “Hai bisogno di un ristorante? C'è un'app. Hai bisogno dell'idraulico? C'è un'app. Hai bisogno del taxi? C'è un'app”. E concludeva:...

C’era una pubblicità qualche tempo fa che faceva più o meno così: “Hai bisogno di un ristorante? C’è un’app. Hai bisogno dell’idraulico? C’è un’app. Hai bisogno del taxi? C’è un’app”. E concludeva: “Per tutto, o quasi, c’è un’app”. Pare che adesso ci sia anche un’app per l’amore, l’innamoramento, il corteggiamento e il sesso. Un’app all inclusive, va da sé. Si chiama Tinder ma ci sono anche Down, Swipe, Let’s date, Scruff, Bender e il meccanismo è semplicissimo: individua le persone vicine alla zona dove ti trovi, ti fa vedere la foto profilo, se ti piace premi un touch sul cuoricino rosso ed è fatta. Come quando cerchi un auto a noleggio o un taxi. Semplice, no?

Sul Corriere del 18 febbraio scorso c’erano alcuni utenti, che già le usano, che le elogiavano con frasi del tipo: «Ecco l’amore senza complicazioni e senza tutta quella fase preliminare che va dall’approccio all’invito a cena, ai fiori al “ti presento i miei amici” fino al “vieni a vedere la mia collezione di farfalle?”», oppure: «In particolare è molto utile in città come Milano e Roma dove il tempo non c’è mai». Via tutto, ora bastano un’app e un touch. Perfetto, non c’è che dire.

Se è così semplice, se davvero basta un’app per trovare qualcuno o qualcuna con cui uscire e magari iniziare una relazione c’è da dire che poeti e filosofi, artisti e attori, scrittori e musicisti che da secoli riflettono e s’arrovellano su quella cosa complicatissima che è l’amore sono degli sfigati, non hanno capito nulla. Petrarca era un illuso, per non parlare di Shakespeare o di Oscar Wilde che diceva che «il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte». Fossero vissuti ai tempi dei social network questi signori probabilmente non avrebbero scritto nulla.

L’uso di queste app, peraltro, è in crescita esponenziale. Rispetto a un anno fa, gli accessi giornalieri a Tinder sono aumentati del mille per cento. Evidentemente l’amore «senza complicazioni», ammesso che esista veramente, fa gola a tanti.
Ironia a parte, si cerca di far passare una strana idea, una pericolosa illusione: che l’amore, cioè, sia qualcosa che si pianifica, si chiede e si dà, si organizza attraverso un’app o i social network, si cerca e si trova. Insomma, qualcosa che si crede di poter controllare tranquillamente, «senza complicazioni» appunto. Come quando si acquista un oggetto o si cerca un biglietto aereo.

Purtroppo, anzi per fortuna, la realtà è molto diversa. Non c’è un’app per l’amore, non schiacci nessun touch per iniziare una relazione. Tutto è complicato, aggrovigliato, tremendamente difficile. È vero, quasi per tutto – come dice la pubblicità – c’è un’app eccetto che per le dimensioni fondamentali dell’avventura umana: l’amore, gli affetti, il dolore, il piacere, la morte.
Non c’è innamoramento o relazione amorosa che, resistendo a tutte le app e a tutte le pretese di organizzarlo, non si trasformi in una magnifica odissea dove, in barba alle nostre illusioni di controllare e pianificare, non torna quasi nulla: «L’altro che io amo e che mi affascina è atopos», scrive Roland Barthes. «Io non posso classificarlo, poiché egli è precisamente l’Unico, l’Immagine irripetibile che corrisponde miracolosamente alla specialità del mio desiderio. È la figura della mia verità; esso non può essere fissato in alcun stereotipo (che è la verità degli altri)». (Frammenti di un discorso amoroso).

Ecco una bella notizia: amare è sempre un rischio e un dramma perché sulla scena non si è mai da soli ma c’è sempre l’altro. Le app saranno pure utili per chiamare il taxi ma non per “pianificare” ciò che sfugge, eccede noi stessi e fa battere il cuore.

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Linkiesta Paper Estate 2020