Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaChe la donna presieda e che l’uomo amministri: dalla parità di genere alla sindrome dell’arca di Noè

Tu donna sarai la regina del consiglio di sorveglianza. E tu uomo amministrerai con il sudore della fronte. La parità di genere, che finora era stata utilizzata da Renzi e dal governo con sagacia e...

Tu donna sarai la regina del consiglio di sorveglianza. E tu uomo amministrerai con il sudore della fronte. La parità di genere, che finora era stata utilizzata da Renzi e dal governo con sagacia e tempestività, prende la deriva della farsa, per due motivi. Il primo: questa parità di generi puzza di vecchio, e di conformismo, segnata com’è da questa divisione di ruoli. Il secondo: questa parità di genere per ora riguarda che è stato baciato dalla fortuna, e il cui ultimo problema è la parità di genere. Ora il governo la smetta. Invece di “lanciare segnali” sulla parità di genere la realizzi per tutti gli italiani. E accenda i fari su qualche altro bel principio: ad esempio il merito. Dica piuttosto come verranno valutati i risultati di queste “coppie” di manager.

La donna deve presiedere. Quando ho acceso la televisione stamani, prima di avviarmi alla lezione del mattino, sentendo le nomine, l’unica domanda che mi si è piantata in mente è: perché la donna è buona a presiedere? E se il governo voleva mandare un messaggio moderno di parità di genere, quello che è arrivato, a meno a me, è una sorta di trailer di “casa Vianello”. Mi sono chiesto. Ma la donna presiede? E la risposta immediata è andata alla vita con la mia donna. Effettivamente mi presiede e mi ha presieduto per tutta la vita. Mi presiede quando siamo in macchina, esige che guidi io e che guidi come vuole lei. Mi presiede anche quando mangio un’arancia, imponendomi di “non sgocciolare”. Mi ha presieduto per trent’anni, ma le voglio bene e quest’anno la sposo.

E poi ti vengono in mente altri messaggi sub-liminali dalla donna presidente. La donna è presidente e decide il tuo schema di “compensation”. Ti impedisce di cambiare la macchina, di sperperare in “perk” e “fringe benefit”, e di guardare troppe partite. E poi possiamo ritornare anche agli anni sessanta, quando qualcuno cantava “chi non lavora non fa l’amore, questo mi ha detto ieri mia moglie”. Per i giovani che non hanno avuto la pena di farsi trapassare i timpani tutto il giorno da questa stronzata, chi lo cantava è uno dei “maitre-a-penser de noantri”, dei nostri giorni: quel Celentano che fa il Tiresia per la generazione dei nostri padri e dei nostri figli (ma non per noi cinquantenni che abbiamo sempre odiato Sanremo). Nel consiglio di sorveglianza famigliare, già nel costume degli anni sessanta la donna aveva la potestà di decidere quindi il compenso.

Più che un segnale nel senso di parità di genere si tratta quindi di un suggerimento per battute di spirito e gag. E poi c’è da rilevare che tutti questi segnali riguardano ministri, politici e cariche in partecipate pubbliche: non proprio i problemi di parità di genere con cui ci confrontiamo ogni giorno. Oggi la parità di genere tra politici e colti, anime belle e figli di papà è una realtà, lo sappiamo tutti e non c’è bisogno di segnalarlo oltre. E io personalmente dubito che anche in passato la parità di genere fosse stata un problema per figure come Madame de Pompadour o la Contessa di Castiglione. Oggi si tratta di approntare la parità di genere per tutti noi, nel popolino.

Il problema di parità di genere come l’ho conosciuto io ha il volto delle mie migliori laureate storiche che lanciate in una carriera di risk manager si sono dovute fermare per due anni e per due figli, e hanno dovuto correre più degli altri per riprendere il passo del lavoro. Per me risolvere il problema della parità di genere significa trovare il modo di non far fermare queste donne, o far fermare per lo stesso tempo, per equità se non per cavalleria, i loro uomini (come si fa per altro nei paesi del nord). E su questo, non posso ovviamente fare a meno di pormi delle domande su alcuni segnali che vengono più dalla vita privata dei politici che da decisioni pubbliche come quella cui è dedicato questo post. Mi chiedo ad esempio se la scelta di Graziano Del Rio di avere nove figli, si dice per convinzione religiosa, abbia generato problemi di parità di genere con sua moglie. Che fa di mestiere Madame Del Rio? Presiede? Personalmente, non riesco a immaginare come si possa conciliare la scelta di avere nove figli con la parità di genere in una famiglia. Ma se i Del Rio ci sono riusciti, ce lo illustrino, rifuggendo da frasi del tipo: “ha scelto di realizzarsi in famiglia”, che sono la definizione stessa della disparità di genere. Questa lezione sarebbe il segnale migliore della parità di genere, per tutti noi.

PS. Sono le ore 00.48 e una giornalista mia concittadina, dall’accento, a 2 Next ha appena fatto la domanda su perché le donne sono presidenti indovinate a chi? A Graziano Del Rio! Ma sulle nove figlie gli ha chiesto: “riesce a stare un po’ con loro?”. Risposta: “la domenica è sacra”.

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