Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaLa campagna elettorale d’Italia: mani in faccia e rutto libero.

A cosa somiglia la campagna elettorale cui stiamo assistendo in Italia? Se dovessi rispondere a un sondaggio forse le immagini che mi verrebbero in mente proverrebbero dalla televisione e dai film....

A cosa somiglia la campagna elettorale cui stiamo assistendo in Italia? Se dovessi rispondere a un sondaggio forse le immagini che mi verrebbero in mente proverrebbero dalla televisione e dai film. Non mi verrebbe in mente nessun paragone con una campagna elettorale di nessun paese. E ci sono comportamenti che non sono riconducibili neppure a documentari della National Geographic.

La campagna elettorale italiana è spettacolo puro, e i contenuti non rilevano. La prima cosa che ti viene in mente è qualche documentario sul comportamento di società animali nel periodo dell’accoppiamento. Maschi che segnano il territorio e lanciano richiami sincopati. Ti viene in mente un vecchio episodio di Startrek in cui l’ufficiale Spock, vulcaniano doc, va in calore. Diventa rosso e aggressivo e vuole dirottare la nave verso Vulcano dove deve riprodursi. La faccia e i capelli color argilla dell’ex-cavaliere a Piazzapulita, e soprattutto le sue orecchie hanno reso obbligato il parallelo. Anche l’idea del calore punta nella stessa direzione.

Insomma, in campagna elettorale si può dire quello che si vuole. Lo affermano gli stessi politici. “Bisogna fare la tara a questa dichiarazione di Tizio, visto che siamo in campagna elettorale”. “Caio è chiaramente in campagna elettorale”. “Te lo dico anche se siamo in campagna elettorale”. Il massimo è stato Romani di Forza Italia che ha raccontato pubblicamente di una telefonata con uno di NCD in cui questo si lamentava di essere attaccato, e lui gli ha risposto: “Scusa, devi capire che siamo in campagna elettorale” e poi ha spiegato che loro sono centro-destra, e dopo le elezioni, o in vista di altre elezioni successive con regole diverse, sarebbe stato naturale cercare un’alleanza: loro sono centro-destra!

Dal punto di vista della teoria dei giochi siamo in una situazione strana. E’ “common knowledge”, cioè è informazione pubblica, che i politici non dicono quello che pensano perché sono in calore: pardon, sono in campagna elettorale. Per questo non vanno presi sul serio, o comunque bisogna fargli la tara. Se ci fosse qualcuno che è in dubbio, loro stessi affermano di essere in campagna elettorale, e lanciano così pubblicamente un caveat su quello che annunciano. La domanda è: perché gli elettori credono ai politici? E, se i politici sanno che gli elettori non credono loro, perché non si fanno la tara da soli? Ovviamente, in teoria dei giochi quello cui assistiamo non è un equilibrio, cioè non è la migliore risposta possibile di un giocatore alla mossa dell’altro. O almeno non è un equilibrio tra giocatori razionali. Le spiegazioni sembrano essere due. O la partita si gioca su una parte di elettori “boccaloni”, quelli che non fanno la tara. Oppure c’è proprio una componente allo stesso tempo animale e spettacolare nei politici, per cui, chiamati a fare spettacolo, semplicemente lo fanno. La prima spiegazione ricorda un vecchio mio post in cui sostenevo che un equilibrio con leadership richiede la presenza di una rilevante quota di “coglioni” nell’insieme dei decisori. La seconda forse richiama riti ancestrali, tipici della cultura greca e latina, come i baccanali: momenti in cui tutta la comunità si lascia possedere da un invasamento generale, che i religiosi attribuiscono a un Dio o a un demone.

Qualunque spiegazione si abbracci, suona a morto per la democrazia. Nel primo caso, le prospettive di un paese sarebbero nelle mani del “coglione marginale”. Nel secondo caso, la scelta politica sarebbe l’esito di una danza invasata di baccanti. In entrambi i casi, la conclusione sarebbe che la democrazia non è più un valore, o una forma di governo. La democrazia pare essere invece un vincolo esterno all’attività di governo. Devi governare nonostante le elezioni e la democrazia. Devi sperare che la nave del governo regga alla tempesta della campagna elettorale e non venga scaraventata sugli scogli. E questo spiega il dilemma ed il comportamento di Renzi, che come capo del governo guida la nave, e come segretario del PD dovrebbe partecipare ai baccanali. E’ a mio avviso questo doppio incarico, più che la natura di Renzi (che è fiorentina come la mia e che è incline a lasciarsi quindi tirare dentro le risse), che ha fatto il miracolo. Renzi ha detto a Porta a Porta che i due duellanti sono uno spettacolo: “noi possiamo solo pagare il biglietto, e assistere”, ha detto. In questo modo si è messo in platea (o ha dichiarato di mettersi in platea). Ma è come avere Antonio Inoki seduto accanto a te in una riunione di wrestling. E’ chiaro che prima o poi lo tirano sul ring per la celebrazione a finte mazzate della campagna elettorale, tra il pubblico vociante. Insomma, Renzi si è fatto legare all’albero della nave del governo per ascoltare i rutti che provengono dai flutti. E’un po’ come Ulisse, ma non si monti la testa, c’è ancora tanto mare prima di arrivare a Itaca. E ci saranno tante altre tempeste elettorali.

Quindi la campagna elettorale è un’altra disciplina del mondo dello spettacolo, come cinema, teatro, concerti e televisione. E i generi si mischiano: i talk show si mimetizzano con la famosa scena di Sogni d’Oro di Nanni Moretti, in un confronto televisivo che Moretti vince a insulti (con un commento del moderatore, Giampiero Mughini, che dice che la volgarità ha prevalso ancora). E poi c’è la campagna di Piero Pelù al concerto del Primo Maggio (ma su questa contesa tra fiorentini del liceo Dante torneremo). Comunque, la campagna elettorale di quest’anno ci ha riservato qualcosa che ancora non abbiamo visto, e che non sappiamo tra quale tipo di spettacolo classificare: è l’intervista di Grillo alla giornalista di Agorà sulla spiaggia di Bibbona. Anche qui il contenuto non rileva, conta la scena e, soprattutto, la gestualità. Grillo ha snocciolato i suoi argomenti prendendo tra le mani la faccia della giornalista, e poi cingendola con il braccio attorno al collo e portandosela a giro sulla spiaggia. Cosa avrà voluto dire il grande comunicatore Grillo con questo linguaggio del corpo? Io personalmente, che non ho visto l’intervista in diretta e della quale mi importa il giusto, quando mi sono trovato a vederne spezzoni, sono stato spinto a cambiare canale come da un gesto riflesso. Ma gli interrogativi restano, e legano insieme politica e giornalismo, in campagna elettorale.

Perché a Grillo è venuto in mente di fare un’intervista “fisica”? E perché la giornalista non ha reagito? E che reazione si aspetta Grillo dal suo elettorato da comportamenti di questo tipo? Direi che la situazione va letta in un rapporto in cui da un lato c’è un politico tra i cui argomenti c’è il disprezzo del mondo dell’informazione, e dell’informazione televisiva in generale (forse per un vecchio matrimonio di convenienza finito); dall’altro c’è una giornalista che raggiunge un successo lavorativo importante: un’intervista concessa da Beppe Grillo proprio a lei. In questo rapporto, Beppe Grillo ha potuto approcciare fisicamente la giornalista. E’ vero che da quel gran galantuomo che è si è contenuto: non le ha toccato il seno o il culo. Ma il messaggio del contatto fisico, seppure sobrio, se considerato il personaggio (e forse anche imposto da un briciolo di ragione rimasto nel baccanale), è chiaro: io violento l’informazione, io l’informazione me la inculo. Voi cosa avreste fatto se foste stati nei panni della giornalista? A occhio avreste avuto tre possibilità. La prima, da persona, sarebbe stata dire a Grillo: “le mani mettitele su quella faccia a culo, o nel culo direttamente”. La seconda, da professionista, sarebbe stata di chiedere a Grillo: “vuole spiegare ai telespettatori perché mi mette le mani in faccia?”. La terza è stata quella scelta dalla giornalista: proseguire l’intervista senza portarla sul vero tema che Grillo con le sue mani suggeriva: il disprezzo per l’informazione. E che reazione si può essere atteso Grillo dagli elettori? Forse una reazione del tipo: “che sagoma quel Grillo, ne ha sempre una delle sue, non ho sentito cosa ha detto, ma fa schiantare”. Ed è ovvio che in questo caso, torniamo alla lotta per l’elettorato di “coglioni” di cui parlavamo sopra. O forse è un’altra manifestazione di grillo-machismo? Se la giornalista avesse reagito, avrebbe utilizzato la vecchia battuta dei “cittadini” del tipo: “tranquilla, se vogliamo stuprare qualcuno tu non corri alcun rischio”?.

Non sapremo mai come sarebbe andata a finire se la giornalista avesse reagito. Per questo, Grillo si scusi pubblicamente con la giornalista, e la giornalista chiarisca con il pubblico la sua reazione. Lo chiediamo anche per evitare pericolosi tentativi di imitazione. Per esempio, io devo fare esami a tante belle ragazze. Cosa pensate che succederebbe se mentre le interrogo cominciassi a comportarmi come Grillo con la giornalista? Io penso, e mi auguro, che la risposta sarebbe la prima delle tre che ho elencato: “butti giù le mani”. Tra l’altro, io mi potrei sempre giustificare: scusi, ma stavo raccogliendo solo dati per un modello sul comportamento della giornalista con Grillo…

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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