Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiereGente di strada

Fuori da un bar, sulle panchine di un giardinetto, all’entrata di un portone. Esperti di tutto, competenti in niente. Solitamente la trovi lì, con la loro bellezza, la gente di strada. Ogni argomen...

Fuori da un bar, sulle panchine di un giardinetto, all’entrata di un portone. Esperti di tutto, competenti in niente. Solitamente la trovi lì, con la loro bellezza, la gente di strada. Ogni argomento è una poesia senza titolo da inventare, versi sciolti che il vento raccoglie. Conoscono i colori dell’asfalto che muta a secondo del tempo. Non hanno paura della loro ombra quando arriva la sera perché in mezzo a tanti bicchieri di vino e di birra, più volte l’hanno sfidata e battuta. Tra loro, più d’uno ha lasciato, in un bicchiere vuoto, la sintassi, non importano i loro concetti, anche perché, non di rado, sono sempre gli stessi. Sono capiti. Ci sono anche le donne che sanno regalare la tenerezza d’un sorriso e la durezza d’un: “Che hai da guardare?”. Il gesticolare, a volte lento, altre concitato e nervoso, taglia l’aria. Nei loro discorsi sopra ogni argomento, non parlano mai d’amore. Forse perché è una parola che giudicano troppo difficile; vuol dire tante cose e non vuol dire nulla. Il “ti voglio bene” quello sì, lo capiscono e lo pronunciano, è un’idea semplice, facile da capire e da mettere in atto. Il tutto dura un attimo, si torna a fare considerazioni sul mondo. Altre poesie senza logica vanno alla luna. E’ gente di strada, é fatta così.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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