Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaSympathy for the devil: Luis “Werewolf” Suarez

Per un fiorentino è veramente troppo. Quando c’è da ridere, c’è da ridere, e la storia di Luis Suarez, questo uomo lupo dei campi di calcio, con la dentatura che ricorda il “dentone” di un film di ...

Per un fiorentino è veramente troppo. Quando c’è da ridere, c’è da ridere, e la storia di Luis Suarez, questo uomo lupo dei campi di calcio, con la dentatura che ricorda il “dentone” di un film di Alberto Sordi, è una storia di cui bisogna ridere, più che indignarsi. Solo quando il calcio (ma non solo) sarà in grado di ridere e di distinguere ciò che fa ridere da ciò di cui ci si deve solo indignare, potremo parlare di un ruolo educativo dello sport. Ma da questo siamo lontani. Per questo, mostriamo qui come ridere del morso di Suarez e come ne avrebbero dovuto ridere il mondo del calcio, la stampa, e tutti quelli che ne hanno parlato. E, soprattutto, vediamo chi ha fatto ridere in tutta questa storia dell’orrore. E’ solo un peccato che non sia più tra noi Leslie Nielsen, il re dei film parodia, che avrebbe visto uno dei suoi film diventare realtà.

Ha fatto ridere la stampa. Fa ridere oggi chi parla delle scuse di Suarez. Da un breve vagabondaggio sulla rete, vengono fuori ben altre scuse dello stesso Luis Suarez: quelle a Evra, per aver rifiutato di stringergli la mano. Ovviamente, oggi Evra tira un sospiro di sollievo: ha rischiato che con un pizzico di sale (grosso) , un po’ di pepe e una strizzatina di limone gliela degustasse. E il mondo si sarebbe indignato, invece di ridere. E invece non si è indignato sul motivo per il quale l’uomo lupo non ha stretto la mano a Evra: perché si era preso otto lune piene di squalifica per insulti razzisti a Evra stesso.

L’informazione del resto aveva cominciato a far ridere già il giorno prima della partita con l’Uruguay, perché in campo quel giorno non c’era solo l’uomo lupo. Nossignori, c’era anche Dracula, nella veste di arbitro. Dracula che arbitra l’uomo lupo: mi ricorda uno di quei film che andavo a vedere da ragazzo a un cinema chiamato Universale, dove al costo di 600 lire potevano passare le serate estive tutti i ragazzi come noi che non avevano una mazza da fare tutto il giorno. Vedevi Maciste, Frankenstein e Dracula tutti nello stesso film improbabile, magari con un contorno di zombie freschi di tomba. E titoli indimenticabili (ma solo i titoli) come: “La notte della lunga paura: i coniglioni impazziti”. Titoli con l’ossimoro che scatena la risata, come non se ne fanno più.

E di risata in risata, la stampa ci ha anche detto perché l’arbitro era soprannominato Dracula: perché usava la brillantina. Pardon? Il tratto distintivo di Dracula è la brillantina? Quindi, appassionati di film dell’orrore, siamo chiamati a un importante corso di aggiornamento. Allora: un vampiro è un essere con lunghi canini, che vive di notte e si nutre di sangue, muore alla luce del sole, non si riflette nello specchio, odia l’aglio e la croce, muore se gli pianti un paletto di frassino nel cuore e/o se gli tagli la testa mentre dorme, e….si mette la brillantina. Poco prima di uscire dalla tomba, Dracula si impomata, ed è un vero peccato che non possa farlo guardandosi allo specchio. Quest’ultimo punto sembra secondario, ma è d’importanza fondamentale. Ad esempio, apre la porta alla possibilità di un bel Dracula “rockabilly”, con il ciuffo a bananone impomatato. E apre la strada a titoli come quelli che avrebbe potuto girare Leslie Nielsen e avremmo potuto vedere all’Universale di Firenze (o al Mexico di Milano, mi raccontavano amici milanesi): “Dracula contro Tony Manero”. E’ un vero peccato che Leslie Nielsen sia morto e l’Universale sia chiuso (entrambi lutti recenti).

Poi c’è la storia del morso, che i commentatori hanno chiamato per dieci minuti “testata”. Era chiaro dalle immagini alla moviola che Chiellini era stato rincorso e azzannato come in quei documentari di National Geographic dal centravanti uruguaiano e, proprio come succede dei documentari, predatore e preda erano finiti a terra. Era chiaro che si trattava di un morso anche dall’inquadratura di Suarez che si controllava i denti come per chiedersi: ma ce l’ho ancora tutti? Cavolo che carne dura, qualcuno ha uno stecchino? Come ci si chiede da noi quando abbiamo mangiato una bistecca alla fiorentina. E c’è da dire che a tutti i fiorentini, che amano la fiorentina, è venuta in mente la Fiorentina, e la battuta cannibale cinguettata dalla società Juventus dopo l’ultima vittoria sulla squadra viola: “buona la Fiorentina a pranzo”. Contrappasso cannibale? No, solo una voce lontana e soffocata dal profondo dell’animo, dove dormono le pulsioni nascoste e i demoni ultrà. Poi c’è Chiellini che corre con la spalla scoperta che ricorda Totò vestito da donna in una famosa gag con Nino Taranto in cui fa vedere la spalla e dice: “Mi spoglia con quegli occhiacci…spogliatoio!” E il telecronista persevera: Chiellini mostra gli effetti della testata.

Ha fatto ridere l’Uruguay. Persino il suo presidente, quello illustrato da Crozza, pare che l’abbia buttata sulla povertà. Luis cannibale perché cresciuto povero e nei barrios. Eppure anch’io sono stato abbastanza povero. Diciamo che quando sono tornato dall’America e ho trovato il telefono staccato, l’affitto arretrato di un anno e la minaccia di sfratto, mia madre in ospedale e non una lira in tasca non ho mai pensato a mangiarmi un ufficiale giudiziario annaffiandolo con del buon Chianti. Ha fatto ridere Suarez quando ha detto: ho perso l’equilibrio e mi sono appoggiato. Appoggiato con i denti. Umorismo involontario geniale e assurdo, contenuto e non volgare. In fondo avrebbe potuto buttarla sul triviale chiamandolo un succhione troppo appassionato.

Ma quelli che hanno fatto ridere di più sono gli sponsor. Sponsor in fuga, hanno detto i giornali. Ma come? Anche l’industria delle dentiere e del suo indotto? “Ho azzannato Chiellini e la mia dentiera non si è mossa”. Troppo esplicito, eh? Perché è uno scherzo. Ma come vedreste una bella pubblicità implicita con Luis Suarez che sorride e dice: “Denti puliti, dopo ogni pasto”. O qualche cosa sui digestivi, del tipo: “Ho mangiato di tutto, mai avuto problemi di digestione”. L’allusione al morso farebbe il resto. Insomma, sarebbe po’ come Rocco Siffredi che fa la pubblicità alla patata… Ma dove sono finiti i creativi di assalto di una volta?

Bene. Abbiamo riso e ci siamo divertiti. E abbiamo potuto farlo perché Chiellini ha sdrammatizzato l’accaduto. Non sappiamo se sia perché contagiato dal bene o dal male. I film dell’orrore ci dicono che chi è morso dall’uomo lupo ne eredita la maledizione. Comincerà a mordere anche lui? Nel caso la Juve dovrà cederlo in cambio di un difensore di pari valore…più un cane lupo. Oppure l’ha fatto per fair play juventino? In questo caso un fiorentino come me non può che mangiarsi il fegato. Ma aspetta: con un filo di sale e pepe e una spruzzatina di limone…

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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