L’Angelus Novus, di Walter Benjamin

74 anni fa, nella notte tra il 25 e il 26 settembre del 1940, si suicidò uno dei più grandi interpreti intellettuali del Novecento. Si chiamava Walter Benjamin, era un ebreo tedesco, era in fuga da...

74 anni fa, nella notte tra il 25 e il 26 settembre del 1940, si suicidò uno dei più grandi interpreti intellettuali del Novecento. Si chiamava Walter Benjamin, era un ebreo tedesco, era in fuga dalla Francia occupata, era stato fermato al confine spagnolo e aveva il terrore di finire prigioniero. Era in viaggio per raggiungere l’America e scappare dalla guerra. Lo uccise durante la notte la paura, lo sconforto e una dose di morfina che si portava dietro proprio per questa evenienza. Ingoiando quella dose letale di morfina non poteva sapere che il giorno dopo i suoi compagni di viaggio sarebbero stati rilasciati.

Qualche mese dopo, da quel confine passò anche Hannah Arendt e con lei un manoscritto inedito di Benjamin. Tra quelle pagine, che la Arendt poi consegnò nelle mani di Adorno, c’era anche un breve scritto che commentava un quadro di Paul Klee, regalato dall’artista a Benjamin qualche anno prima. Per me è una delle cose più belle che l’uomo abbia mai scritto.

Fa così:

«C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che gli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta»

Walter Benjamin (15 luglio 1892 – 26 settembre 1940)

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