GloβIl Centenario di Burri comincia nel sottoscala del Parlamento Europeo

Dopo una prima vetrina ad ArteFiera a Bologna rappresentata dal ministro Franceschini la settimana scorsa, le opere di Alberto Burri sono volate ieri alle vette dell’Europa ma senza gli onori uffi...

Dopo una prima vetrina ad ArteFiera a Bologna rappresentata dal ministro Franceschini la settimana scorsa, le opere di Alberto Burri sono volate ieri alle vette dell’Europa ma senza gli onori ufficiali degni di una consacrazione internazionale.

L’evento non era affatto quello che ci potevamo aspettare per un grande artista, anzi è stato umiliante. La cerimonia ha avuto luogo in una saletta polivalente del Parlamento Europeo a Bruxelles e ad accogliere la delegazione capeggiata dal curatore Bruno Corà – nuovo presidente della Fondazione Burri in Umbria – solo parlamentari italiani per lo più del PD: Sandro Gozi, Goffredo Bettini, Silvia Costa, Flavio Zanonato, Antonio Tajani e l’ambasciatore italiano in Belgio Bastianelli. Solo esclusivamente italiani, pessimi presupposti per confermare un artista come internazionale.

La cerimonia doveva servire ad inserire il grande artista italiano nella superclassifica dell’arte mondiale. E invece: niente comunicato ufficiale sul sito web dell’Ue, e niente streaming (a questo punto per fortuna).

Non si puo’  dire certo che la missione sia riuscita. Per Pistoletto e Penone l’anno scorso, consacrati anche loro in sede europea, è stato fatto tutto il necessario: maestro e successore dell’Arte Povera sono stati celebrati con molto più clamore del loro predecessore, Alberto Burri.

La mostra (allestita nella stessa saletta) era sul ciclo “Oro e Nero” che sono le ultime opere di Burri prestate per l’occasione dagli Uffizi. Mi chiedo come delle piccole serigrafie possono essere rappresentative di un artista famoso per le sue impressionanti tecniche materiche (sacchi, cretti, cellotex, combustioni, etc.).

Certamente le opere più significative di Burri sono sparse in collezioni private oggi e molte non sono nemmeno in Italia. Ma per una cerimonia coerente e per una mostra di maggiore impatto internazionale su Burri, Corà non doveva rivolgersi agli Uffizi.

Una buona curatela si giudica dal reperimento e dal rapporto di fiducia con i collezionisti. È evidente che il prestito (inadatto per la mostra di Bruxelles) degli Uffizi è stato una scorciatoia politica che ha purtroppo delle conseguenze sulla credibilità e sulla comprensione internazionale di Burri.

Per vedere i capolavori di Burri dovremo aspettare la mostra del Guggenheim che inizierà a New York a Ottobre e verrà importata in Italia successivamente. Dalle anticipazioni della curatrice Emily Braun riportate sul New York Times sappiamo che Alberto Burri sarà presentato al mondo secondo gli interessi americani. E l’Italia, senza nessuna resistenza, replicherà (e quindi convaliderà) la mostra del Guggenheim tale quale. Quale museo italiano avrà questa responsabilità? Ancora non si sa.

Sappiamo che quella del Guggenheim sarà la mostra conclusiva e la più importante del Centenario di Burri. L’Italia non ha i mezzi per organizzarne una dello stesso livello. Nel frattempo la fondazione Burri ha però la possibilità di presentare l’artista dal punto di vista italiano, favorendo le ricerche e i progetti di mostre che – per fare un esempio – mettono Burri prima di Rauschenberg o almeno allo stesso livello.

Con Burri l’Italia ha la possibilità di pretendere un primato importante nella storia dell’arte. Anzi il lavoro di Burri è una delle rare chiavi storiche capace di rivalutare tutta l’arte contemporanea italiana sul mercato. Provate ad immaginare: quanto potrebbe guadagnare l’Italia se i suoi artisti costassero quanto i loro pari americani? Che bella sferzata sarebbe per l’economia italiana, altro che Art Bonus!

Dunque è vero le carte ci sono ma il governo italiano è pronto a confutare, almeno sull’arte, l’ingiustificato scavalcamento americano?

(di Raja El Fani)

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