L’alto, il basso, il genio e Michele Mari

Prendete una canzone nazionalpopolare — Il mondo — di un cantante nazionalpopolare — Jimmy Fontana — e mettetela in mano a Michele Mari, il più grande scrittore italiano vivente. Sapete che succed...

Prendete una canzone nazionalpopolare — Il mondo — di un cantante nazionalpopolare — Jimmy Fontana — e mettetela in mano a Michele Mari, il più grande scrittore italiano vivente. Sapete che succede? Succede che tutte le menate sulla distinzione tra “cultura alta” e “cultura bassa” o sulla dicotomia pop vs non pop, menate che ci facciamo quasi ogni giorno, in quasi qualsiasi campo delle nostre attività culturali, sfumano come in una padella sfuma una spruzzata di rosso su succulento arrosto.

Michele Mari ha pubblicato quest’estate un racconto che non è un racconto, ma che in realtà è un super racconto. Partiamo dalle basi: il testo si intitola Le fonti del Mondo, l’ha pubblicato Vanity Fair nel numero del 20 agosto 2014, e ora è stato ripubblicato sul sito di Nazione Indiana seguito da un interessante nota di lettura di Antonella Falco.

Un racconto che non è un racconto, dicevo. E infatti, a una prima occhiata, nelle tre pagine Word che occupa il testo, non c’è nemmeno una parola che sia scritta da Michele Mari. Quel che sembra far Michele Mari è partire dal testo di una canzone di Jimmy Fontana che si intitola Il Mondo e, di verso in verso, ipotizzare le possibili fonti andandole a cercare nell’olimpo della narrativa mondiale di ogni tempo.

La lista degli autori citati, che ricopio pari pari dalla nota di Antonella Falco, è la seguente:

Le fantomatiche fonti si susseguono verso dopo verso chiamando in causa Edgar Allan Poe, Jack London, Adolfo Bioy Casares, Giordano Bruno, René de Chateaubriand, Antonin Artaud, Italo Calvino, Dino Buzzati, Stephen King, Gottfried Wilhelm von Leibnitz, Howard Phillips Lovecraft, Robert Sheckley, Stendhal, Fabrizio De André, Roland Barthes, John Steinbeck, Albert Camus, Cesare Pavese, Joseph Conrad, Franz Kafka, Raymond Chandler, Giacomo Leopardi, Alphonse de Lamartine, Eugenio Montale, S. Caterina da Siena, Fedor Dostoevskij, Thomas Mann, Dante Alighieri, Francesco Guicciardini, Carlo Emilio Gadda, S. Giovanni, Brigham Young, Cormac McCarthy, il Vangelo secondo Matteo, François Villon, Primo Levi.

Ma poi aggiungevo: è un super racconto. Sì, perché l’unica cosa che Antonella Falco non scrive, è che l’invenzione incredibile di Mari non è quella di aver trovato citazioni per costruire un sottotesto di fonti che potesse sostenere ogni singolo verso della canzone di Jimmy Fontana. No, Michele Mari fa una cosa molto più geniale: quelle fonti se le inventa.

All’inizio non ci avevo nemmeno pensato, le prime tre fonti non sono mie fonti (inteso come fonti, autori talmente amati da conoscerli a memoria). Ma quando, nel secondo blocco di citazioni, Mari cita una frase di Jack London attribuendola a un libro o a un racconto che intitola La legge del ghiaccio, mi sono insospettito. Non conoscevo un racconto intitolato così scritto da quel mostro di Jack Sailor London.

Il sospetto poi è diventato più ingombrante e si è fatto dubbio, ho controllato le altre fonti. E non esistono. Non c’è nessun verso del Paradiso di Dante che fa “e tutto involve in sempiterno moto”. non c’è nessuna canzone di De André che si chiama La ballata dell’amore nero, c’è La ballata dell’amore cieco, ma in quella canzone — ammesso e non concesso minimamente che Mari sbagli una citazione di De André — non c’è il verso “e quando/capirai/che gli amori appena nati/sono amori già finiti”.

Mari si è inventato le sue fonti. Mari ha scritto un racconto incredibile: ha dimostrato che la Letteratura non è imbalsamata e infilzata con uno spillo in una enciclopedia di tassonomia animale. La Letteratura è viva, perché la Letteratura non sono i libri che la compongono, sono i lettori che la leggono e che la ricreano, ogni volta. Giacomo Leopardi siamo noi. Dante siamo noi. William Shakespeare siamo noi. 

E sarà sempre così, ed è questo il bello, e andrà tutto bene.

P.S. La canzone di Jimmy Fontana è l’unica cosa che esiste al di fuori di Michele Mari. È questa:

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