L’inglese di Expo non sembra Google Translate, è Google Translate

Errata corrige: il sito di cui ho parlato in questo articolo — www.expo2015notizie.org non è il sito ufficiale di Expo2015 — www.expo2015.org — ma un sito molto simile gestito dal network News 3.0....

Errata corrige: il sito di cui ho parlato in questo articolo — www.expo2015notizie.org non è il sito ufficiale di Expo2015 — www.expo2015.org — ma un sito molto simile gestito dal network News 3.0. Non è quindi competenza di Expo correggere gli strafalcioni, ma di chiunque si occupi della gestione di questo sito. Mi scuso con Expo per l’errore, anche se consiglio alla società Expo di fare attenzione a questo genere di siti che contribuiscono a danneggiarne l’immagine. Qualcosa di simile era già successo infatti con lo strafalcione del “David”, scultura attribuita a Donatello, ma la cui paternità è di Michelangelo.

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Gli strafalcioni in inglese sul sito di Expo2015 stanno facendo ridere, e insieme incazzare, gran parte degli italiani, sia di quelli che l’inglese lo conoscono, sia di quelli che semplicemente sanno riconoscere se una frase è in inglese o in inglese alla Totò.

Il 1° febbraio, quando questa storia uscì sulle pagine del Corriere, la società Expo rispose si difese. Ecco uno stralcio dell’articolo apparso sul Corriere:

Dalla società Expo, interpellata ieri dal Corriere , rispondono spiegando che esiste un team di persone che si dedica soltanto al sito Internet tra cui alcuni traduttori, anche di madrelingua: «Stiamo valutando il da farsi ma è vero, ci sono arrivate alcune segnalazioni. Correggeremo, ma certo non usiamo traduttori automatici».

Ora facciamo un gioco. Fissatevi in testa queste due frasi. La prima: «un team di persone che si dedica soltanto al sito Internet tra cui alcuni traduttori, anche di madrelingua». La seconda: «ma certo non usiamo traduttori automatici».

Ecco, ora andate sulla versione italiana del sito di Expo2015 a questa pagina e copiate il titolo e il catenaccio, come da immagine qui sotto.

Fatto? Bene.

Ora andate sul traduttore automatico di Google e incollate quelle due frasette nello spazio relativo alla lingua di partenza, avendo cura di scegliere come lingua di partenza l’italiano e come lingua di arrivo l’inglese. Dovreste trovarvi davanti una schermata simile a questa:

Fatto? Bene.

Ora confrontate la traduzione di Google con la stessa pagina del sito ufficiale di Expo2015, ma nella sua traduzione ufficiale in inglese.

Ci sono due differenze tra la traduzione dei professionisti madrelingua di Expo e quella proposta dal traduttore automatico di Google. La prima è la traduzione della seconda parte del detto anacolutico italiano “Regione che vai progetto che trovi”, tradotto dai professionisti di Expo con “project that you find”, mentre Google lo rende con “project that are”. La seconda è la scelta della traduzione del termine “imprese”: il team di traduttori madrelingua traduce con “business”, Google con “firms”.

Ora, la faccenda è talmente grottesca che la prima reazione è morire dal ridere. Ma appena passa la risata sale la rabbia, insieme a qualche curiosità: chi diavolo sono i traduttori? come sono stati scelti? chi li ha scelti? quanto sono stati pagati? E, poi, da ultimo, di che lingua sono madrelingua?

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