Parlare con i limoniIl commentatore di Facebook è una cattiva persona

Non legge mai l’articolo linkato, a volte nemmeno l’intero post. Si ferma al titolo, alle prime frasi, all’introduzione. Poche parole e lui ha già capito tutto. E commenta.  Il commentatore medio d...

Non legge mai l’articolo linkato, a volte nemmeno l’intero post. Si ferma al titolo, alle prime frasi, all’introduzione. Poche parole e lui ha già capito tutto. E commenta. 

Il commentatore medio di Facebook è una cattiva persona. Livorosa, rancorosa, odia tutto e tutti. Parla sempre male, si lamenta, critica, insulta, offende. È razzista e omofobo. Tutti sono peggiori di lui, tutti capiscono meno di lui. Lui sa tutto. Non c’è argomento su cui evita di intervenire.  Non studia e non approfondisce mai. Non cerca nemmeno su Google. Si crede furbo ma spesso casca sulle bufale, condivide notizie fasulle, non distingue Lercio da un giornale serio. Gli basta un titolo per indignarsi, un’indignazione che spesso muore nel giro di pochi minuti. Il tempo di trovare un nuovo link o ricominciare a giocare a Candy Crash.

Il commentatore medio di Facebook spesso dice sempre la stessa cosa. Non legge gli altri commenti e dunque non si accorge di ripetere cose che hanno già detto centinaia di persone prima di lui. Se si parla di pedofili, propone la castrazione chimica; se si parla di immigrazione, propone di rispedirli a casa loro; se si parla di sperimentazione animale, propone di sperimentare sui detenuti; se si parla di politici, propone di cacciarli ché tanto sono tutti uguali e pensano solo a mangiare. E’ scontato e prevedibile. 

Facebook poteva essere un grande spazio per confrontarsi e crescere, è diventato un pollaio. Siamo tutti galli in gara a chi strilla più forte. Una fedele riproduzione di un talk show scadente.  Esistono qua e là rari spazi dove si sfugge a questa regola, dove i commenti sono originali, le persone non ripetono luoghi comuni ma provano a seguire o a elaborare un ragionamento. Piccole comunità in cui è piacevole perdersi. Ma sono casi sempre più rari. Nella maggior parte delle pagine, la gente dice sempre la stessa cosa. Diventa quasi inutile discuterci o parlarci, perché nemmeno ti leggono. Inghiottiti da questo egoismo digitale, ognuno pensa solo a lasciare il suo messaggio. Si freme, si sgomita come anziani in fila alle poste per prendere il primo posto e conquistare più “mi piace” degli altri. Chi non ha voglia o tempo di prestarsi a questo gioco, di scendere a queste regole, ha riunuciato da tempo a commentare.

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