L’inno alla lettura è una cagata pazzesca

. Sono passati due mesi da quando ho scritto il mio personale manifesto contro #Ioleggoperché, la gigantesca campagna pro lettura promossa «da AIE (Associazione Italiana Editori) e realizzata in co...

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Sono passati due mesi da quando ho scritto il mio personale manifesto contro #Ioleggoperché, la gigantesca campagna pro lettura promossa «da AIE (Associazione Italiana Editori) e realizzata in collaborazione con ALI (Associazione Librai Italiani – Confcommercio), AIB (Associazione Italiana Biblioteche), Centro per il Libro e la Lettura del MIBACT (Ministero dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo), Milano Città del Libro 2015 – Comune di Milano e con il contributo di RAI e RAI3». E nel frattempo non ho assolutamente cambiato idea.

Anzi, se è possibile sono ancora più irritato dalla cosa. Perché ora, all’esercito di evangelizzatori — pare siano 25mila — che cercheranno di contagiare i non lettori con il virus della lettura inoculando loro una serie di 24 libri, quasi tutti pessimi (le eccezioni che ci sono sono più dovute al caso e al convolgimento di editori seri che altro) si aggiunge un’altra arma di istruzione di massa: il video della canzone ufficiale, della sigla, che è poi il marchio di una campagna che sa più di televendita televisiva che di promozione culturale.

Se volete farvi del male, è questo qua sotto:

La canzone, interpretata da Samuele Bersani e Pacifico, fa venire la pelle d’oca, ma non per certo per profondità, quanto per la terrificante banalità di un testo che definire ridicolo è un complimento. Insomma, una poverata e non di produzione — i loro soldini ce li hanno spesi — no, una poverata culturale e intellettuale. E la featuring di Francesco Guccini — convinto non so come a partecipare alla baraccata cantando una volta sola il ritornello — fa solo più male, anche perché il testo è da inseguire gli autori con una clava chiodata: “una storia che non conosci non è mai di seconda mano. È come un viaggio improvvisato a chilometraggio illimitato”.

Io Francesco Guccini me lo ricordo quando cantava via Paolo Fabbri 43 e mi instillava — lì sì — la voglia di leggere, e non di leggere robaccia tipo Hosseini, Mazzantini, Avallone o Baricco. No, no, non scherziamo! Io con quella canzone io ho iniziato a leggere Jorge Luis Borges, che rispetto ai sopraccitati non solo non condivide lo stesso campo da gioco, ma è proprio uno sport diverso, con altre regole: è Letteratura.  

Jorge Luis Borges mi ha promesso l’ altra notte
di parlar personalmente col “persiano”, 
ma il cielo dei poeti è un po’ affollato in questi tempi, 
forse avrò un posto da usciere o da scrivano: 
dovrò lucidare i suoi specchi,
trascriver quartine a Kayyam,
ma un lauro da genio minore 
per me, sul suo onore, non mancherà… 

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