La vignetta di Giannelli è sbagliata perché non fa ridere

Oggi sulla prima del Corsera, come sempre da un sacco di anni — troppi? forse sì, ma non sta a me giudicare — c'è una vignetta di Giannelli che sta già facendo discutere mezzo web e che, probabilme...

Oggi sulla prima del Corsera, come sempre da un sacco di anni — troppi? forse sì, ma non sta a me giudicare — c’è una vignetta di Giannelli che sta già facendo discutere mezzo web e che, probabilmente, farà discutere metà delle spiagge e dei bar italiani.

È questa, ed è una vignetta sbagliata.

Ma non è una vignetta sbagliata perchè è razzista. Nell’umorismo, soprattutto in quella parte — forse la migliore — che è l’umorismo nero, il razzismo non è affatto un problema. Quante battute sugli ebrei nei campi di concentramento ci fanno ridere? Tante, ma ciò non vuol dire affatto che siamo antisemiti. Quante battute sui neri — che di sovente sono battute sui “negri” — ci fanno ridere? Tante, ma ciò non vuol dire che siamo razzisti. Quante battute sulle nostre madri ci fanno ridere? Tutte. Ma ciò non vuol dire che siamo dei figli degeneri.

Il quid di una battuta è in un momento preciso, quello in cui, nell’esatto momento in cui i tuoi occhi scorrono la tavola, incontrano il testo, lo leggono e lo fanno reagire con le immagini, nel tuo cervello succede qualcosa che ti fa muovere decine di muscoli facciali, ti cambia l’espressione del viso e ti scatena una scarica di ormoni che, in mancanza di conoscenze scientifiche definirò “ormoni della presabbene”.

Insomma, il quid di una battuta, di una freddura o di una vignetta, quello che la giustifica, è il fatto di farti ridere. E questa di Giannelli — come molte di Giannelli — non fa ridere. Per niente.

È questo l’unico peccato che non si può perdonare a un “satiro”

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