Il labirinto di CnossoCome si vince la ‘ndrangheta, stasera Cose Nostre su Rai Uno

Qual è il prezzo da pagare se ci si schiera contro la 'ndrangheta? Qual è il prezzo da pagare se si nasce, si cresce e si sceglie di restare in terre come la Calabria?A queste domande, verrà data...

Qual è il prezzo da pagare se ci si schiera contro la ‘ndrangheta? Qual è il prezzo da pagare se si nasce, si cresce e si sceglie di restare in terre come la Calabria?

A queste domande, verrà data risposta nella puntata speciale di “Cose Nostre“, stasera, in prima serata su Rai Uno. La trasmissione, che ha già raccontato le storie dei giornalisti (Pino Maniaci, Giovanni Tizian, ecc.) che hanno denunciato le mafie, stasera, farà conoscere invece la vita di imprenditori, amministratori e cittadini che non sono caduti alla forza della ‘ndrangheta.

Fra questi ci sono Antonino Bartuccio, Gaetano Saffioti, Viviana Balletta e Antonino De Masi, quattro storie sconosciute e nascoste della provincia di Reggio Calabria. Persone comuni, normali, fuori dai riflettori e dalle passerelle, che hanno scelto di raccontare il senso della loro lotta.
Si ascolteranno anche le voci del Procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho e del Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. Scopo del programma è fare luce sugli effetti della ‘ndrangheta in Calabria. Terra di un’infinita bellezza. La Sila, l’Aspromonte, il mare e la passione del sangue dei calabresi a difesa del mostro più feroce di nome “Ndrangheta”.

Antonino Bartuccio, ex sindaco di Rizziconi, che vive sotto scorta per aver denunciato le ingerenze delle cosche nel suo paese. Bartuccio non è più sindaco perchè a Rizziconi nel 2011, sotto la spinta della ‘ndrangheta, si sono dimessi tutti i consiglieri comunali e la giunta si è sciolta.

Gaetano Saffioti, imprenditore di Palmi, nel settore edile, che vive sotto scorta da più di 15 anni, ovvero da quando non si è voluto piegare al volere delle cosche Bellocco-Piromalli, subendo ogni atto di intimidazione e ogni tipo di minaccia.

Viviana Balletta, vedova di Fortunato De Rosa, l’oculista ucciso a Canolo, perché ha chiuso il passaggio del suo campo alle cosiddette “vacche sacre”, le mandrie della ‘ndrangheta che hanno il privilegio di pascolare libere in ogni proprietà. Il dott. De Rosa ha denunciato questa arroganza ed è stato ucciso in un agguato mentre tornava a casa in macchina. Oggi la vedova di Fortunato de Rosa vive ancora a Locri e continua a coltivare i terreni di Canolo sull’Aspromonte.

Antonino De Masi, imprenditore di Gioia Tauro, lavora nell’area portuale nonostante abbia subito minacce e attentati, fra cui 44 colpi di kalashnikov esplosi sul suo capannone. L’azienda De Masi, negli anni ’90, è stata la prima a chiudere per mafia in seguito a un attentato dinamitardo. Oggi la famiglia De Masi vive blindata e continua a produrre in Calabria.

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