ContronotiziaIl cognome materno? Non è una battaglia vinta

La messa in discussione da parte della Corte Costituzionale della norma che prevede che a un bambino debba essere attribuito automaticamente il cognome paterno arriva fin troppo tardi. Arriva tardi...

La messa in discussione da parte della Corte Costituzionale della norma che prevede che a un bambino debba essere attribuito automaticamente il cognome paterno arriva fin troppo tardi. Arriva tardi per una serie di ragioni. Intanto già nel 2014, la Corte Europea ci aveva bacchettato per aver negato a una coppia di coniugi la possibilità di attribuire alla figlia il cognome della madre anziché quello del padre. Secondo Strasburgo, l’assegnazione automatica del cognome paterno è una pratica “patriarcale”. E che la sola possibilità di aggiungere il cognome materno non garantisce l’eguaglianza tra coniugi. Sì, perché da noi, l’ottenimento del doppio cognome è possibile facendo una richiesta al prefetto della propria provincia. Una decisone che però rimane a discrezione del prefetto, e non dei genitori o di chi presenta domanda.

E se è dal 1975 che si parla di responsabilità genitoriale e non più di potestà, per la proprietà transitiva l’assegnazione esclusiva del cognome paterno non aveva più ragione di esistere da quel dì. Dare ai genitori la possibilità di scegliere liberamente se trasmettere il cognome paterno piuttosto che quello materno, o il doppio cognome è un diritto.

Dalle altre parti funziona più o meno così:

In Francia il figlio può ricevere il cognome di uno o dell’altro genitore o entrambi i cognomi.
In Germania i coniugi possono mantenere il proprio cognome o decidere quale cognome coniugale (Ehename) adottare ed assegnare alla prole. Il cognome coniugale può comunque essere preceduto o seguito dal proprio.
Nel Regno Unito al figlio può essere attribuito il cognome del padre, della madre oppure di entrambi i genitori; è altresì possibile assegnare un cognome diverso da quello dei genitori.
In Spagna vige la regola del “doppio cognome”, per cui ogni individuo porta il primo cognome di entrambi i genitori, nell’ordine deciso in accordo tra di essi.
In Islanda si usa il patronimico al posto del cognome. Ossia ogni persona assume come cognome il nome del padre seguito dal suffisso son se maschio, dottir se femmina. Pertanto, solo i fratelli maschi o le sorelle femmine avranno cognome uguale fra loro, mentre nella stessa linea di fratelli e sorelle ci saranno due cognomi.
In Russia viene utilizzato il patronimico seguito dal cognome.
In Tibet, in Eritrea ed in Etiopia i cognomi non esistono.

Non so se esultare per questa notizia che suona come uno schiaffo e che ci ricorda quanto siamo ancora indietro. E’ illusorio credere che laddove non arrivi la cultura possa arrivare la legge. Un pò come le quote rosa. Va benissimo il cognome materno, per carità. Ma non fermiamoci qui, limitandoci a rincorrere una omologazione al maschio e dando per vinta una battaglia che non è stata nemmeno tanto combattuta. Il prospetto 2016 del Wef, l’indice di disuguaglianza globale tra uomini e donne, confina l’Italia in 50esima posizione su 144 Paesi. Facciamo pure un passo indietro rispetto al 2015 quando eravamo 41esimi in classifica.

By the way, voglio lanciare una riflessione non meno stimolante: immaginate quante combinazioni interessanti potevamo avere nei registri di classe se solo avessimo avuto la possiblità di assegnazione del cognome materno! Partendo dal nostro caro Berlusca, per dirne una. Che se avesse mantenuto il cognome materno si sarebbe chiamato Silvio Bossi.

www.contronotizia.altervista.org

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