Buona e mala politicaConflitti e Coronavirus. Rimodulate regole, non affermato pensiero unico

Anticipo di due giorni, sul mio blog nelle pagine di Linkiesta, la nota predisposta per avviare lunedì 9 marzo il tempo due del dossier che Osservatorio sulla comunicazione pubblica dell’Università...

Anticipo di due giorni, sul mio blog nelle pagine di Linkiesta, la nota predisposta per avviare lunedì 9 marzo il tempo due del dossier che Osservatorio sulla comunicazione pubblica dell’Università IULM di Milano ha proposto agli studenti e poi è transitato sul sito dell’ateneo e rivolto anche all’esterno, dedicato al tema “Comunicazione in situazioni di crisi[1]. I temi e i dati si susseguono con velocità enorme. Quindi apro comunque una certa interlocuzione con chi collabora e chi ci segue, contando di ricevere adeguati riscontri anche a scopo di adattamento e modifica della nota al momento del suo utilizzo nel nostro programma universitario

Stiamo per entrare nel secondo week-end di “scrittura collettiva” di un copione piuttosto inedito

Crisi ne abbiamo viste tante. Ma siccome più si allungano i tempi più evapora l’idea che ci sia un termine certo, una crisi così non l’avevamo ancora vista. Diciamo dai tempi della seconda guerra mondiale, che riguarda però il vissuto della sola generazione più a rischio di tutti noi, gli over 80.

Durante il primo week end (29 febbraio-1 marzo) si è giocata una partita cruciale con il primo intervento dell’arbitro (Sergio Mattarella) con parole dure ai contendenti. Che sono, come si sa, gli abituali contendenti della cosiddetta “agenda setting” del nostro sistema. Dopo di che vi è stato il ricompattamento della squadra bianca (quella degli scienziati) approdata tutta insieme alla via delle misure severe, anche se ancora la parola “influenza” è aleggiata in chi vuole ponderare il monito. La comunità scientifica l’ha avuta così vinta rispetto alla squadra gialla (i soggetti del sistema produttivo) che avrebbe voluto far gareggiare alla pari le ragioni della medicina e quelle dell’economia.

All’avvio della seconda settimana anche la squadra rossa (la politica) ha regolato piuttosto bene gli sfridi tra Stato e Territorio, a vantaggio del primo e ha sottordinato la preoccupazione economica rispetto a quella sanitaria, con scelta logica: procedere lo stesso verso decreti di fronteggiamento finanziario e verso un link europeo per validarli, ma senza farli passare come misure sminuenti la priorità di tenere le persone di ogni parte del paese lontane una dall’altra almeno due metri. Il premier Conte ha spiegato la ragione: ritardare con ogni mezzo fenomeni di contagio pronosticati ormai con numeri da capogiro, per evitare il collasso delle strutture sanitarie e dare il tempo di una complessa riorganizzazione di contenimento.

Cosa è rimasto in piedi sul terreno delle “polemiche”?

Già, quelle che appassionano i media (la squadra verde) che, senza un ring perenne su tutto, pensano (non tutti, ma molti) che teleschermi e carta stampata si trasformino in un mortorio uniforme. Appunto, la “polemica comunicativa” è rimasta aperta come valvola di un inevitabile e anche naturale confronto interno. Così che verso la fine della seconda settimana l’arbitro è tornato ad esprimersi (nel modo più presidenziale possibile), con toni più sereni, con accenno non retorico agli auspici collettivi, ma ammonendo che non si devono produrre ansie e paure infondate e non si deve favorire l’autolesionismo.

Si apre oggi il secondo week-end (7-8 marzo) e all’angolo del ring queste parole suonano per tutte e quattro le squadre come “regole federali”.

Intanto i dati che emergono fanno dell’Italia il luogo della peggiore evoluzione al mondo nella giornata di venerdì 6 marzo. La mappa del contagio è in ampia estensione, (4.700 in Italia sui 100 mila nel mondo), aumentano i guariti (523 in Italia) ma anche i decessi (quasi 200), mentre i contagi toccano non solo persone anziane con altre patologie, ma persone attive, anche in posizioni preminenti (fa clamore la notizia del prefetto di Brescia, di prefetta e questore di Bergamo e fanno clamore i 150 medici di famiglia già contagiati).

Nel nostro permanente “Osservatorio su comunicazione e situazione di crisi”, che abbiamo aperto in IULM a Milano, da alcuni giorni con finestra sul sito dell’ateneo che parla agli studenti (che ci lavorano dentro) ma anche al mondo esterno[2], ridisegniamo il perimetro di analisi con la massima attenzione. Operiamo su un segmento di cornice che è seconda istanza rispetto ai campi più esposti. Eppure una bussola va tenuta attiva anche su quella cornice, perché essa coinvolge l’evoluzione del dibattito pubblico, della comprensione del pubblico, della tenuta della qualità sociale e, se è permesso ricordarlo, anche della qualità democratica dei nostri paesi.

E’ evidente che, nella piena comprensione della gravità e quindi della precedenza assoluta del giudizio e dell’opinione di operatori esposti con le maggiori responsabilità, il pensiero di etica pubblica che ci continua ad accompagnare – parlo per il settore universitario che svolge ricerca applicata sulle dinamiche pubbliche – è quello di un paese che ha conquistato con dolori e battaglie il diritto a non conformarsi ad un pensiero unico. Se prevalesse questo paradigma in assoluto l’Italia e gli italiani rischierebbero un ben altro contagio, già storicamente sperimentato.

Tuttavia le citate squadre in campo stanno giustamente convergendo sull’idea di non chiudere il cervello ma di agire su una carreggiata più stretta. Diciamo così che il “campo comunicativo” entra in una fase di down-sizing che deve salvaguardare irrinunciabilità costituzionali ma anche eccezionalità di un contesto da governare in via prioritaria, considerando che il cantiere della ricerca e del contrasto immunitario e farmacologico ha la priorità su tutto, anche sugli ambiti di cura e di sicurezza.

Proverei qui a fare qualche breve chiosa a questa rimodulazione.

Si consenta – per semplificare le cose – di fare ancora riferimento a queste quattro squadre per cogliere cosa può significare la “rimodulazione” comunicativa dei soggetti implicati nella dialettica centrale.

  • Per la squadra bianca (la comunità scientifica), si dovrebbero chiudere le plateali distinzioni in diretta tv. Ma non il principio generale della scienza moderna rappresentato da una regola semplice e universale: trasparenza dei dati e franchezza della discussione. La comunità scientifica discute per regola. Ha diritto al suo confrontarsi in maniera argomentata. Lo deve continuare a fare, meno platealmente possibile.

  • Per la squadra gialla (il sistema economico-produttivo) si chiudono le lamentele ma non le segnalazioni, si chiude il pressing sulle misure di prevenzione sanitaria pubblica, ma non l’inventario delle criticità accompagnato dalla proposta di riorganizzazione. Essa è parte di un dibattito qualitativo concorrenziale, che è prezioso salvaguardare.

  • Per la squadra rossa (la politica) si chiude il muso duro tra soggetti dell’ordinamento costituzionale che in questi casi gravi devono ritrovare verticalità. Ma questo non chiude la bocca ai territori e alle comunità locali. L’ho scritto variamente in questi giorni che qui in Italia si esprime un buon senso solidale che fa emergere valori civili importanti per tutti. Il tavolo istituzionale deve trovare modi seri d’ascolto. E il tavolo pubblico territoriale deve considerare che il confronto con l’intermediazione sociale conta almeno come il misurarsi con la comunità scientifica se si vogliono davvero orientare i comportamenti collettivi.

  • Per la squadra verde (i media), la moderazione rispetto alla tendenza pugilistica del giornalismo offre una grande opportunità. Di lavorare non solo di riporto, ma anche di interpretazione (su cui i socialmedia sono deboli e sporadici). Offrendo ai cittadini un razionale panorama di opinioni che servono al formarsi di un’opinione pubblica. E’ un compito di estrema responsabilità in cui tre paradigmi hanno ruolo prioritario: centralità della statistica; analisi costante dell’area di “non comprensione” ovvero di insicurezza informativa della società; maggiore indipendenza da ogni speculazione politica e di lucro di consenso rispetto alla prestazione informativa resa.

  • Una chiosa trasversale finale sia concessa. Le situazioni di crisi contengono spazi di riprogettazione. Ognuno dei mondi accennati ha chances di agire in quell’ambito per migliorare l’Italia. In quel genere di progetto (per esempio finanziare con risorse pubbliche e private un passaggio di modernizzazione decisiva e rettificare così le perdite colossali di questa crisi) i rapporti torneranno ad essere circolari.

Lunedi 9 marzo, comunque, si vedrà se l’apologo di Menenio Agrippa avrà trovato la sua riproducibilità. Auspicabile soprattutto perché, come apprendemmo già alle scuole medie, le virtù di questo console che salvò Roma nella guerra contro i Sabini non ebbero smentite: ottenne in vita il trionfo e una volta morto dimostrò che aveva da parte solo i soldi per pagarsi i funerali.

[1] https://www.iulm.it/it/news-ed-eventi/news/Osservatorio+sulla+comunicazione+in+tempo+di+crisi

[2] Si vedano sul sito anche i link successivi (dossier di documentazione, rassegne, video-opinioni, ecc.).

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