#TsurezuregusaNagasaki – Storia di Paolo Takashi Nagai, il “Santo di Urakami”, della bomba atomica e della comunità cattolica di Nagasaki

Nagasaki - Quella di Paolo Takashi Nagai, è la piccola grande storia di uomo che durante la sua esistenza si è trovato al centro della Storia. Visse, infatti, la tragedia della bomba di Nagasaki alla luce della fede cristiana, diventando un punto di riferimento per la comunità cattolica di quella città, a cui seppe dare speranza e forza nei giorni più bui. 

Quella di Paolo Takashi Nagai, è la piccola grande storia di uomo che durante la sua esistenza si è trovato al centro della Storia. Visse, infatti, la tragedia della bomba atomica su Nagasaki alla luce della fede cristiana, diventando un punto di riferimento per la comunità cattolica di quella città, a cui seppe dare speranza e forza nei giorni più bui. 
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“La vera pace è dovuta al potere del vero amore, non a ideologie o meeting complicati” 
Paolo Takashi Nagai 
 
Nagasaki – La bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki è stata una tragedia immane, la cui memoria è custodita nella preziosa testimonianza degli hibakusha, i sopravvissuti, che ancora oggi con le loro parole mantengono vivo il ricordo di quei giorni tremendi promuovendo un messaggio di pace.
In questo importante esercizio della memoria non vanno però dimenticati coloro che non ci sono più ma che durante quel tragico tempo seppero diventare simboli di fede e speranza, di amore per il prossimo. E’ il caso di Paolo Takashi Nagai, giapponese convertito al cattolicesimo, che dopo lo scoppio mise a repentaglio la propria vita per aiutare gli altri.
Quella di Paolo Takashi Nagai è la piccola grande storia di uomo che durante la sua esistenza si è trovato al centro della Storia. Visse, infatti, la tragedia della bomba atomica su Nagasaki alla luce della fede cristiana diventando, nonostante la malattia, un punto di riferimento per la comunità cattolica di quella città, a cui seppe dare speranza e forza nei giorni più bui. 
Medico radiologo, il Dottor Nagai abbracciò il cattolicesimo dopo l’incontro con la moglie Mieko, che era già convertita, e col battesimo prese il nome di Paolo. Il 9 agosto del 1945, quando scoppiò la bomba atomica su Nagasaki, Nagai si trovava all’ospedale a lavorare. Rimase gravemente ferito ma poiché la situazione era drammatica decise di non tornare a casa e restare per aiutare i feriti, esponendosi alla pioggia radioattiva e aggravando di fatto la sua situazione. Qualche tempo prima gli era stata, infatti, diagnosticata una leucemia, probabilmente dovuta alla continua esposizione ai raggi x dovuta alla sua professione. Quando, tre giorni dopo, tornò a casa, trovò solo distruzione: era tutto polverizzato, riconobbe il corpo della moglie solo dalla croce del rosario che portava al collo. Morì qualche anno dopo, nel 1951 a 43 anni. Nel tempo che gli restò da vivere si ritirò in una piccola casetta da sei tatami nella zona di Urakami, scrivendo, pregando e dando parole di conforto ai fedeli che lo andavano a trovare. Quella piccola casa è oggi è diventata un museo, il “Nyoko-dō.”
Della piccola comunità cristiana costretta per oltre due secoli a nascondere la propria fede, Nagai divenne un faro di speranza, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Santo di Urakami”. Urakami è, infatti, la zona cristiana della città di Nagasaki dove sorge la una grande chiesa cattolica che, come la comunità che rappresenta, ha una storia difficile e accidentata. “Prima della bomba atomica, la comunità cristiana di Nagasaki aveva costruito una grande chiesa, chiamata Urakami Church” spiega Simon Hull, esperto di cattolicesimo giapponese alla Nagasaki Junshin Catholic University. “Per loro questa chiesa era importantissima, perché simboleggiava tutte le loro sofferenze, la loro fede dopo tanti anni di persecuzione. Era stata eretta nel cuore di Urakami, nel quale i cristiani nascosti di Nagasaki – i senpuku kirishitan – continuarono a praticare la fede in segreto durante il periodo di divieto della cristianità. Per costruire la chiesa impiegarono trent’anni, ma appena vent’anni dopo la fine della costruzione, la chiesa venne distrutta dalla bomba. La comunità cristiana venne decimata ma tra i sopravvissuti emerse una figura particolarmente importante, quella del medico Takashi Nagai che con le sue parole, i suoi gesti e i suoi scritti, seppe dare grande speranza ai cattolici locali per superare questo momento particolarmente difficile”. 
Vicino alla chiesa di Urakami, che è stata nuovamente eretta, sorge oggi il “Nyoko-dō”, il museo dedicato a questo piccolo grande uomo, dove sono raccolti i suoi scritti, le foto dell’epoca e la sua storia.  Nyoko-dō è un neologismo creato da Nagai per indicare “l’amore per il prossimo”, la filosofia che ha accompagnato la tutta la sua vita. “La mia speranza è che, anche in memoria della vita e delle parole di mio nonno, la pace non resti solo un messaggio, una parola, ma che si passi all’azione. Che si agisca per la pace” ha spiegato Tokusaburo, nipote di Nagai Takashi e oggi direttore del museo a lui dedicato. 
Se doveste andare in Giappone e visitare Nagasaki, questo è un luogo da non dimenticare.

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