PromemoriaPrendersi la libertà di “limitare”

La frase del premier Boris Johnson fa discutere sul rapporto tra diritti individuali e tutele collettive. E' possibile trovare una sintesi anche in momenti eccezionali?

Davanti ad un parlamento come quello di Westminster  – che di suo già non spicca per particolare fuochi briosi  – il premier Boris Johnson è riuscito nell’impresa di lasciare di stucco l’assemblea con una breve dichiarazione tanto perentoria quanto significativa.

La tesi, definita testualmente “sostanziale”, è questa: da noi (regno unito) è più difficile far rispettare le regole poichè (sempre da noi) vi è il primato della libertà, in virtù della quale la regolamentazione sta per restrizione dei diritti individuali.

E – prosegue Johnson – questo principio di libertà, democrazia e libero pensiero –  sono un faro per gli altri paesi da 300 anni

Non quindi una considerazione “estemporanea” quella di Johnson ma in qualche modo pensata, sostenuta da una convinzione politica precisa. Essa, declinata nella lotta al Covid-19,   è una strenua difesa della propria azione di governo in deciso contrasto con quanto fatto in Europa e in particolare in Italia (e a coda negli altri paesi UE).  Il  premier Boris Johnson ha parlato in risposta all’interrogazione del deputato Ben Bradshaw il quale gli aveva chiesto perché Germania e Italia hanno molti meno casi di covid rispetto alla Gran Bretagna, ipotizzando che fosse merito del sistema di tracciamento.

“Noi amiamo la libertà”, è stato invece il ragionamento di Johnson, “e quindi è più difficile far rispettare le regole”. E qui calò il gelo.

Secondo il premier coviddizzato , esiste un legame indissolubile tra democrazia e libertà del singolo fino alla sovrapposizione, a tal punto che nessun’altra norma  può mettersi di traverso neanche se si è mossi da un altrettanto principio valoriale quale la tutela della salute. O meglio – sempre secondo Johnson – stabilita la libertà sacrale del singolo, viene lasciata al singolo l’eticità e la liceità nella determinazione delle proprie azioni. Lo Stato – insomma – non s’intromette nei tuoi comportamenti. Sembra tutto filare e giustifica l’aver esplicitato la differenza con il nostro paese, come se in Italia ci fosse stato una lesione dei diritti. Ma è così?

La nostra Costituzione parla di popolo (termine al singolare) ma  riconosce i diritti a tutti i  cittadini (termine al plurale) senza che la realtà resa plurale ( “cittadini”)  si configuri come contrazione o  riduzione dei diritti individuale.   Come a dire che l’io  è contenuto –  senza divisioni  e confusioni – nel noi comunità sociale e politica. E del resto nei principi fondamentali, la repubblica garantisce i diritti dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2).

Vero è che, a differenza di Germania e Italia  –  nel regno unito non esiste una costituzione “sulla carta” ma un susseguirsi sulle consuetudini cristallizzate nel tempo ma in questo caso specifico (la tutela della salute dei cittadini) quel che non è scritto sulla carta è un dovere etico del governo di ogni governo che si definisca democratico.

Detto ciò, la tesi di Johnson è priva di senso poichè  nessun valore fondante la democrazia è stato violato in questo tempo di lotta alla pandemia almeno nei paesi dei quali il premier britannico si sente “alternativo”.  Specificatamente nel nostro paese – poi  –  l’aver affermato una gerarchia per cui si tutelano tutti i cittadini (e quindi ciascun cittadino), salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanita` o di sicurezza (art.16) –  è stato un delicato passaggio democratico ritenuto da tutti (sia in Italia che all’estero) positivo e funzionale al contrasto al virus.  Tutelare tutti  dunque per proteggere ciascuno è stato l’orizzonte  per le  misure eccezionali messe in campo nella consapevolezza che il  lockdown ha provocato inevitabili contraccolpi economici e sociali.

Non si può dire la stessa cosa per Il Regno Unito. E il  paracadute – con  relativo paraculismo – della bandiera della libertà individuale inviolabile è strumentale oltreché inutile: il  Regno Unito,  proprio per aver prima lasciato i cittadini al proprio destino, per non aver saputo fare tracciamento e prevenzione sul territorio e sopratutto per non aver insistito sulle elementari misure di distanziamento e protezione – conta ad oggi oltre 4000 casi di media, 37 morti nelle ultime 24 ore e oltre un migliaio di terapie intensive attivate. E questa seconda ondata –  in crescita esponenziale –  è anche figlia della prima ondata  con migliaia di cittadini britannici rimasti turbati e confusi prima dalla stramba teoria dell’immunità di gregge e poi dal famoso inconsolabile  “dobbiamo rassegnarci a dare addio ai nostri cari” (23 marzo scorso).

Non ultimo, la vicenda personale del capo del governo inglese – malato e ricoverato egli stesso – avrebbe suggerito una revisione più armonica e meno spettinata di certe idee democratiche. Ma a quanto pare, sentendolo, a Londra per un verso la libertà non si tocca ma per l’altro ci si tocca per scaramanzia alla vigilia di un futuro incerto.

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