GovernDanceUnited we stand, divided we fall

Restare uniti verso un obiettivo di ricostruzione del Paese valorizzando le diversità si puo'

La fase che si sta avviando nel nostro Paese e nelle nostre aziende, richiede un approccio alla leadership che vorrei, per semplicità di pensiero, sintetizzare con i seguenti slogan e aforismi, poichè ben prima di me, intelletti piu’ sottili, hanno espresso i concetti chiave sulla leadership attraverso parole semplici ed incisive. E attraverso di essi, vorrei condurvi ad una rapida autoriflessione.

Mai come in questo periodo l’ unione fa la forza, e mi piacerebbe dunque vedere manager e leader, dell’ambito pubblico e privato, andare oltre alle posizioni individuali per incontrarsi su un piano collettivo di comune interesse , cioè il rafforzamento delle nostre imprese e della nostra amministrazione pubblica. Sarà un periodo di grande trasformazione sociale ed economica, e per questo il lavoro allineato, la coerenza dei comportamenti e la trasparenza anche su elementi di diversità di opinioni, saranno chiave per il successo. La capacità di dialogo e di costruttivo superamento dei conflitti non sono scelte possibili, ma elementi essenziali per la buona riuscita dei piani strategici ed industriali, per il Paese e per ottenere credibilità in Europa.
Vorrei ci focalizzassimo su 6 semplici elementi, che consentiranno di realizzare cio’ che, fin dall’antica Grecia, Esopo raccontava nella sua favola “I quattro buoi ed il leone”: “Uniti vinciamo, separati falliamo”.

Sei sono i pillar su cui mi piacerebbe si sviluppasse il futuro sforzo dei nostri dirigenti politici e dei nostri imprenditori e manager:

1- Non c’è crescita senza coesione . Non c’è coesione senza un obiettivo ispirazionale, sfidante, stimolante.

Per fare bene i loro compiti, le persone hanno bisogno di senso. E’ il senso che diamo ai nostri sforzi che ci consente di trovare rinnovata energia per raggiungere i nostri obiettivi. Riflettere sul senso che mettiamo nel nostro lavoro e al senso che permettiamo alle nostre persone di mettere nel loro. Ispirare un modello di azione è importante, insegnare ad aspirare ad essere migliori, a crescere è cio’ che ogni leader dovrebbe fare. Mai come ora, superando timori ed incertezze che sono umane di fronte alla continua dimostrazione di quanto l’essere umano sia fallibile e impermanente. Il Covid lo ricorda quotidianamente.
Qual è il senso che date al vostro impegno e quanto è coerente con il senso che volete dare alla vostra vita?

2- Non sempre il grosso batte il piccolo; sempre il veloce batte il lento.

Con questo motto, fin dagli anni ’90 le start up della Silicon Valley hanno riscritto la storia dell’innovazione. Molte di loro oggi non esistono piu’, alcune hanno avuto fortuna, pochissime hanno realizzato il sogno di molti e hanno sfondato, diventando i cosiddetti ‘Unicorns’.
Cio’ che è indubbio, è che il paradigma del decision-making è cambiato: dal perfezionsimo tecnico alla velocità d’esecuzione. Questa è la trasformazione di mindset che dobbiamo abbracciare per realizzare con successo i nostri obiettivi. Il rischio di qualche necessario aggiustamento è preferibile all’ingessatura delle decisioni o alla loro lentezza. Velocità significa anche un nuovo modo di vivere la responsabilità: prendersela e giocarsela, a volte a discapito di un consenso troppo totalizzante.
Che rapporto avete con la responsabilità, quanto siete veloci nel prendere decisioni e quanto vi pesa rinunciare ad un consenso totalizzante?

3- Meglio una proposta che una protesta.

Consentiamo alle persone il dissenso e canalizziamolo sulla concretezza di proposte diverse da quelle sul tavolo, cosi da rendere maggiormente ricco e diverso l’apprendimento possibile e la discussione conseguente al confronto. Proporre è una possibilità di costruire senso, di innovare e di far emergere cio’ che di piu’ profondo anima le persone. La decisione ultima resta al capo, ma il processo di costruzione di quella decisione,è responsabilità allargata e condivisa ed è proprio in questo processo che esprimiamo valore ed efficacia. Come sollecitate le proposte che le persone portano sul tavolo? E quanto siamo disponibili a fare noi stessi delle proposte, anziché pensare che siano gli altri a doversi fare avanti?

4- “Se si fissa una stella, si perde di vista il firmamento”.

Esorta cosi’, Allan Edgar Poe nella sua “La capanna del silenzio” a mantenere sempre presente il contesto piu’ ampio, andando oltre i dettagli con il nostro sguardo. Supervisionare l’operatività ed esercitare una delega intelligente è fondamentale, ma per un leader la vera differenza la fa la sua visione strategica, la sua lungimiranza, la sua capacità di rendere sostenibile nel lungo termine la performance. Nessuno nega che parte della vita del leader è strettamente operativa, ma proprio per esercitare al meglio la sua guida, deve trovare spazi di pensiero, di silenzio, di ascolto e di apprendimento consapevole. Solo cosi saprà raggiungere i risultati di breve, garantendo nel lungo periodo prosperità e solidità. Dedicate tempo a voi stessi e al vostro pensiero? Quante volte permettete a voi ed alle vostre persone di alzare la testa dal quotidiano per guardare a possibili scenari futuri?

5- “La visione senza esecuzione è solo un’illusione”.

Thomas Edison era un convinto sostenitore della capacità esecutiva come fulcro dell’eccellenza di un leader. Un’esecuzione ottimale e innovativa richiede disciplina e un tavolo degli attrezzi ben ordinato, come sono ordinate le cucine degli chef piu’ estrosi. La ‘macchina’ organizzativa deve funzionare in maniera fluida, tempestiva e con la capacità di sorpendere chi vi contribuisce, nei modi piu’ vari: con un tocco umano, con il riconoscimento fattivo del valore delle persone, con l’affermazione di risultati convincenti. Che sembianze ha il vostro tavolo degli attrezzi e che tipo di disciplina applicate a voi stessi per conciliare esecuzione e strategia, pensiero ed operatività, dettaglio e big picture?

6- “Dirigere non è fare politica”

L’indipendenza di pensiero, decisione, movimento è essenziale per guidare al meglio un’organizzazione. L’indipendenza si preserva quando possiamo fare a meno di un rapporto di asimmetria con chi ci circonda. Se non siamo dipendenti da giudizi, risorse, favori altrui, possiamo esercitare la nostra indipendenza. Come ogni dimensione umana, i gradi di indipendenza, di libertà e di autonomia possono essere di vario genere. Essere leader non significa fare esclusivamente politica e mirare al consenso che fa vincere attraverso il voto espresso da altri; la leadership è anche bilanciamento politico, ma quando necessario puo’ essere utile essere sgradevoli e sgraditi a secondo del contesto e dell’obiettivo organizzativo da realizzare. Insomma, un po’ di tutto fra i vari ingredienti, ma senza privilegiarne uno a scapito di altri che rendono equa la prestazione nel tempo. Qual è il vostro livello di indipendenza di pensiero e capacità di gestione delle asimettrie relazionali?

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