E(li's)booksWilliam S Burroughs e il culto del rock’n’roll di Casey Rae. Recensione

L’odierna cultura della distorsione temporale è forse anch’essa una eredità di Burroughs?

La casa editrice Jimenez ci regala un nuovo libro che è un bellissimo connubio tra musica e letteratura, l’autore è il critico americano Casey Rae, WILLIAM S. BURROUGHS E IL CULTO DEL ROCK’N’ROLL (William S. Burroughs and the Cult of Rock ‘n’ Roll), io l’ho letto e ho fatto mille scoperte!

Il Libro

Analizzando il modo in cui una delle figure letterarie più controverse d’America ha alterato i destini di tanti grandi musicisti, questo libro svela per la prima volta in modo organico e approfondito le trasformazioni nella storia della musica che si possono far risalire a William Burroughs. Eroinomane e omosessuale, Burroughs giunse alla notorietà come un outsider rispetto al mondo letterario convenzionale. Casey Rae sonda l’ascendente di Burroughs sui musicisti più audaci degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta (e oltre), quando divenne una sorta di rito di iniziazione farsi ritrarre accanto all’autore o sperimentare le sue tecniche di cut-up per scrivere testi rivoluzionari.

La mia lettura

“Quando incidi il presente, il futuro fuoriesce”

Nell’introduzione a William S Burroughs e il culto del rock’n’roll, Casey Rae definisce Burroughs così:

questo figlio privilegiato del Midwest dalla voce roca è diventato una specie di virus proveniente dallo spazio, qualcosa che pare uscito da uno dei suoi libri. Un virus che salta da un ospite all’altro, di media in media, ciascun ceppo in grado di trasformare profondamente la cultura circostante, anche se talvolta per vie oscure. Proprio come sarebbe piaciuto a lui.”

Ed è proprio vero! I musicisti che da Burroughs hanno tratto ispirazione sono moltissimi, alcuni erano suoi amici, altri, pur appartenenti a un’epoca molto diversa e lontana da quella dell’autore ne sono rimasti affascinati al punto di citarlo nei titoli delle canzoni, considerarlo un punto di partenza per il proprio lavoro.

Sotto molti punti di vista, Burroughs è un codice cifrato, un puzzle da decifrare. Proprio come un prisma o uno specchio a più facce, riflette qualcosa di diverso a seconda della persona che ha di fronte, e degli interessi e dei piani di ciascuno. Per alcuni, Burroughs è un prete tossico che offre saggezza hardboiled, portavoce di un underground narcotico.”

Kurt Cobain, David Bowie, Paul McCartney, Jimmy Page, Lou Reed, Frank Zappa, Iggy Pop, Patti Smith, questi sono solo alcuni dei musicisti che hanno “intrecciato” la loro strada a quella di Burroughs che, contrariamente a quanto si può immaginare, era considerato una sorta di “guru”, un vecchio saggio che dava consigli e anche molto garbato con i suoi ospiti.

Casey Rae in William S Burroughs e il culto del rock’n’roll ha fatto un lavoro straordinario, è riuscito a raccogliere e raccontare storie che mettono in risalto soprattutto l’aspetto umano dei personaggi, le relazioni, le alchimie che alla fine hanno condotto ognuno di loro verso un certo percorso artistico.

Burroughs non viene idealizzato da Casey Rae e neppure demonizzato, ci ricorda alcune vicende (famose) della vita dello scrittore, come il fatto che amasse vivere in un bunker a New York o la sparatoria che lo vide coinvolto in un episodio di cronaca nera nel 1951. Burroughs era sempre stato ossessionato dalle armi infatti aveva sempre in tasca “ Star 380 automatica” giocando da ubriaco a fare Guglielmo Tell con sua moglie Joan Vollmer (anche lei ubriaca) sparò basso e la colpì alla tempia uccidendola.

Il lettore leggendo William S Burroughs e il culto del rock’n’roll arriva a conoscere l’autore man mano, anche attraverso le vite degli altri, dei musicisti che ha influenzato, Kurt Cobain per esempio, spiegò che Burroughs per lui era una sorta di mito non solo per la sua opera ma anche per essere riuscito a sopravvivere a una vita di abusi di ogni genere, un eroinomane, gay, bevitore che è riuscito a non morire giovane per lui era qualcosa di incredibile! Il singolo The Priest They Called Him si intitola così proprio dal soprannome dello scrittore che veniva chiamato “Il Prete” per via del fatto che vestiva sempre di nero, con cappello, redingote e abiti di fattura classica.

Provate QUI ad ascoltare il brano

Cobain ha dato a Burroughs e alla sua voce quasi nasale una base di sonorità “psichedeliche” e disarticolate, chitarre urlanti e accenni di jingle deformati, riconoscibile la melodia di una canzone natalizia. Cobain suona cercando di far aderire le note stonate (nel senso stretto del termine) alla voce di Burroughs, non c’è alcun senso o armonia, è vero e proprio rumore … non prendiamoci in giro! Ma il reading di Burroughs non vuole essere ammiccante, trasmette un senso di inquietudine fortissimo quindi penso che i due abbiano raggiunto il loro obiettivo!

D’altronde … con un testo così … (vi propongo i primi versi)

Fight tuberculosis, folks” Christmas Eve, an old
Junkie selling Christmas seals on North Park Street.
The “Priest” they called him. “Fight tuberculosis, folks”
People hurried by, gray shadows on a distant wall.
It was getting late and no money to score.
He turned into a side street and the lake wind hit him like a knife.
Cab stop just ahead under a streetlight.

Anche Bob Dylan ha conosciuto Burroughs, fu Allen Ginsberg a organizzare un breve incontro nel 1965, si videro credo solo quella volta ma fu decisiva visto che Dylan inserì i cosiddetti “cut-up burroughsiani” nei suoi testi. Nel 1971  Dylan pubblicò un libro intitolato Tarantula (in Italia lo ha pubblicato Feltrinelli), aveva cominciato a scriverlo più o meno nel 1965 e sembra che in una intervista radiofonica, proprio riferendosi al fatto che stava scrivendo un libro disse: “Chiamo canzone tutto ciò che posso cantare, poesia tutto ciò che non posso cantare, romanzo ciò che non posso cantare o è troppo lungo per essere poesia” … dunque, se leggete Tarantula vi renderete conto che Dylan prese molto sul serio il cut up, ha visibilmente copiato Burroughs anche se lui lo ha sempre negato, il testo è davvero criptico ma volendo collocarlo dal punto di vista letterario e stando alle sue affermazioni direi che per lui è un romanzo!

Nel 1976 Burroughs avrebbe dovuto unirsi a Dylan per un tour a cui partecipò anche Ginsberg invece rifiutò perché, sembra, non gli venne offerta una diaria.

Ma non posso raccontarvi le quasi 400 pagine di William S Burroughs e il culto del rock’n’roll, ci sono troppi aneddoti, troppe cose che personalmente ho trovato stimolanti, questo è un libro che spazia moltissimo dalla musica alla letteratura con incursioni anche nella pittura, è scritto in modo coinvolgente ed è ricco di note per chi volesse approfondire ulteriormente.

Vi lascio con la spiegazione della tecnica del cut up … è divertente, da provare!.

“Prendete una pagina e dividetela in quattro quadranti, poi ricombinatene le sezioni. Fatelo con una rivista o con un quotidiano, un depliant o un opuscolo di Scientology. Ritagliateli e incollateli. Osservate il modo in cui le combinazioni casuali rivelano nuove narrazioni.”

William S Burroughs e il culto del rock’n’roll – Casey Rae (Traduzione dall’inglese di Alessandro Besselva Averame) Jimenez edizioni

Pagine: 368
Prezzo: € 19
brossura con alette

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