BabeleCovid, avvocati e giustizia: il cambiamento e le difficoltà

Le udienze in presenza sono ancora poche e si cerca di prediligere lo svolgimento virtuale delle attività.

Il Covid ha cambiato il modo di vivere, e di lavorare, per tantissimi professionisti.

Tra questi sono compresi anche gli avvocati e, più in generale, i lavoratori che sono impiegati nel campo della giustizia.

Infatti, se per tutto il periodo della quarantena le udienze sono state sospese, a partire dalla riapertura è stato possibile trovare delle soluzioni alternative. Soluzioni che però, spesso, non sono ottimali e che hanno costretto gli avvocati a cercare nuove modalità per ricevere i clienti e per andare in aula.

Quindi, se la promozione per un avvocato oggi è diventata essenziale, salta agli occhi di tutti la grande quantità di difficoltà che questi professionisti sta affrontando. 

 

Covid e tribunali, le difficoltà della riapertura

Nel momento in cui è stato possibile riaprire, almeno in parte, i tribunali gli avvocati, ma in generale tutti gli operatori della giustizia, si sono trovai di fronte a molte difficoltà.

La prima è costituita dalle udienze in presenza: sono ancora poche e si cerca di prediligere lo svolgimento virtuale delle attività.

Sono riprese dal vivo le udienze per i processi per direttissima, quindi quelli che riguardano i soggetti arrestati e che possono essere sottoposti a processo immediatamente.

I procedimenti civili, invece, continuano a mantenere la trattazione scritta, con grandi difficoltà per la mancanza di contraddittorio tra le parti e per l’impossibilità di recarsi direttamente in tribunale.

Un esempio è quello di Napoli, un tribunale nel quale, secondo quanto è stato indicato dalla presidente Elisabetta Garzo, si sta cercando di tornare pian piano alle udienze dal vivo.

Tuttavia, proprio il tribunale di Napoli presenta numerose criticità: è molto grande, ben 177 mila metri quadri, ed ha tre torri da ben 29 piani.

Il tribunale viene areato spesso solo con il condizionatore, un sistema che viene scoraggiato dal contenuto dei recenti decreti relativi alla prevenzione della diffusione del Covid.

E se gli operatori della giustizia si sono trovati a non poter avere i 45 giorni di ferie previsti in generale per le professioni legali, il problema del mancato guadagno, e delle difficoltà lavorative, permane. 

 

Covid e giustizia, il pericolo dell’aumento delle cause pendenti

Un altro grosso problema per il nostro Paese è costituito dalla grande quantità di processi pendenti.

Infatti, l’Italia, pur avendo recuperato negli anni una parte del proprio divario, ha ancora molta strada da fare sotto questo profilo.

Si pensi al numero di cause civili pendenti di primo grado ogni 100 abitanti: nell’ultima rilevazione i processi pendenti a livello civile erano 4,1 ogni 100 abitanti.

A livello continentale si rileva che solo la Bosnia Erzegovina ha raggiunto un risultato peggiore del nostro, con 7,2 cause civili pendenti per 100 abitanti.

A livello penale le cifre sono leggermente più rassicuranti, in quanto si rilevano 2,17 processi penali di primo grado pendenti ogni 100 abitanti.

Tuttavia, nonostante la cifra più rassicurante, la media europea è di 1,08.

Pensando allo stato attuale non si può che prevedere un peggioramento, legato alle difficoltà lavorative, alla lentezza dei processi da remoto e alla necessità di far ripartire una giustizia che, già in precedenza, aveva molto da recuperare.

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