PromemoriaE se tornassero Berlusconi e Prodi?

A Silvio Berlusconi una telefonata non serve per allungare la vita, nemmeno quella politica poiché non ne ha di bisogno vista la tempra e la pervicacia umana e politica del personaggio.  Semmai il bisogno (appagato dall’intervista dell’ex premier ) è soprattutto di un’ampia fetta degli italiani piuttosto smarriti dalle urla della Meloni e dai non-sense di Salvini. Dal mondo dei moderati e autenticamente liberali si è da mesi alla ricerca di un centrodestra capace di mettersi in sintonia con gli eventi della storia e con il sentimento collettivo,  un centrodestra che se va bene raccoglie la rabbia e il livore dei cittadini ma la gravità della situazione impone un cambio di atteggiamento nei confronti del governo quantomeno nella lotta comune al covid-19. 

In questo senso il leader di Forza Italia ha dimostrato di avere quello spessore umano e politico (mai venuto meno) che serve nei momenti che contano offrendo la disponibilità a collaborare con il governo per determinare una strategia complessiva nel contrasto al virus e nel sostegno all’economia.

Comprendo la difficoltà ad agire del governo in una situazione così difficile. Appunto per questo da opposizione responsabile ci asteniamo da critiche facili e strumentali

E all’improvviso, come ho letto oggi,  i suoi presunti eredi — Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani o chi per lui — sono apparsi ridimensionati e, diciamocelo, imbarazzanti. A rileggere in sequenza i vari detti e contraddetti di Salvini e Meloni da marzo fino a qualche giorno viene una certa vertigine.  Un giro infinito sull’ottovolante fatto di continui  apri, chiudi, riapri, richiudi, ristorare subito, casse integrazioni che non arrivano, poi arrivano ma sono poche, mascherine che non servono, l’app immuni che non va scaricata, l’app immuni che non funziona (ma come lo sai se non l’hai scaricata?). E poi ancora le regioni lasciate sole e subito dopo le regioni autonome che non decidono senza lo scudo del governo, apri,chiudi,riapri con brio, socchiudi con delicatezza etc.

Sembra tutto così ridicolo e inverosimile e tuttavia le cose sono andate così, con un Italia che si è ritrovata senza un’opposizione degna di sostanza politica, capace di incalzare il governo con proposte serie, corresponsabili e adeguate agli eventi giganteschi accaduti. L’ultima del leader della Lega è la proposta di un comitato tecnico scientifico “alternativo” su cui l’immunologa Viola ha ironizzato “ci manca solo un cts ombra…” Ecco stiamo a livelli che definire bassi è un eufemismo poichè ci si dimentica della collettività nel suo insieme, che opposizione non è stare in tribuna rincorrendo sondaggi estemporanei oltreché effimeri in questa fase. E che la facilità con cui si ricercano le colpe attribuite in apparenza agli «altri», intesi come livello diverso di potere e di maggioranza politica hanno già un prezzo alto per tutti persino per la storica base socio-economica del centrodestra, sedotta e abbandonata dai nuovi leader. Ecco perchè la moderazione di Berlusconi è ancora più apprezzata proprio perchè scevra da opportunità elettorali e da ambizioni di alte cariche.  

In tutto questo imbarazzo del centrodestra, Silvio Berlusconi si ammala, gli arriva addosso il Covid fin dentro la carne con una carica virale (dichiarerà lui stesso nel giorno delle dimissioni dal San Raffaele di Milano)  “mai vista”, graziato dal qui-ed-ora di un contagio non nella prima fase, curato e guarito. L’esperire in prima persona consente al presidente un’ulteriore di dare profondità all’esigenze prioritarie del paese sul come, chi, quando e quanto mettere in campo per risollevare la nazione: Pur non risparmiando critiche all’esecutivo, Berlusconi ha affermato parole costruttive  «Dobbiamo tornare a parlare con gli italiani che ora sono disgustati dalla politica. Dobbiamo farlo con un linguaggio nuovo e probabilmente con volti diversi».

Detto ciò, mi viene da fare una proposta shock che consiste nell’affidare a Berlusconi e a Romano Prodi la guida per questa delicata  fase di ricostruzione nazionale. Fossi Giuseppe Conte dormirei su molti guanciali.  Silvio e Romano sono stati feroci avversari ma non nemici, due mondi in quegli anni inconciliabili, incarnazione di un bipolarismo che infuocava ma senza ustionarci. Erano contrapposti ma non contraddittori dentro le loro piattaforme politiche ed hanno avuto quantomeno il merito di possedere gli anticorpi per i loro estremismi interni. Insomma, a mio modo di vedere un poco nostalgico, li ritengo veri e propri  giganti rispetto ai nani del tempo presente.

Scommettiamo che da soli, più oggi che ieri, Silvio e Romano rimettono a posto l’Italia? Un sogno paradossale molto meglio che il circo quotidiano in scena. 

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