E(li's)booksTorna in libreria La carne di Cristò Chiapparino. Recensione

Volendo scomodare un gigante, Cristò ha la stessa inclinazione di Dürrenmatt quando inventava i suoi gialli. (cit. Paolo Zardi)

Il libro

Nel mondo come era quando avevo otto anni tutti morivano, chi prima e chi dopo. Adesso nessuno è sicuro neanche di questo”. Un medico si confronta con strani fenomeni mentre sua moglie sogna una voce. Un uomo anziano racconta il mondo com’era, ma soprattutto come è diventato: la stasi, l’immobilità, un evento che ha bloccato e sospeso ogni cosa, anche la separazione tra vita e morte. Per strada si aggirano persone in cerca di carne. Non sono aggressivi, pericolosi, vanno avanti per inerzia e si mettono in fila per il cibo. Ognuno ha un parente passato dall’altra parte. Nessuno sa se sono contagiosi. Nel dubbio, bisogna evitare di toccarli. E mentre i sani si organizzano, l’uomo ricorda, la storia si ripiega su se stessa, alla ricerca dell’inizio o verso nuove direzioni da seguire.”

La mia lettura

Quando ho cominciato a leggere La carne la prima cosa che mi è venuta in mente pensando al personaggio del vecchio è stato un altro vecchio, quello di La peste scarlatta di Jack London, nel romanzo di London non ci sono zombie ma uomini tornati all’età della pietra, l’analogia riguarda  il fatto che in entrambi i romanzi non siamo in presenza di un mondo distopico in un lontano futuro ma in una realtà che sembra indulgere nel passato, in un impasse senza fine.

Ne La carne la metafora più forte è certamente quella della morte e, il limbo in cui i vari personaggi si muovono, è la conseguenza dell’alienazione collettiva o forse quella del singolo perché ciò che non sono arrivata a capire è se La carne è la storia di un uomo e delle sue ansie culturali prodotte della perdita di sicurezze sociali o se invece è la storia di più persone.

Ora, qui lo zombie non è feroce né violento, anzi. Lo zombie è un guscio vuoto, sradicato per intero della persona. Lo zombie è un corpo che non muore, che non corre, che vuole solo mangiare ma manca perfino della motivazione per procacciarsi il cibo. Le città si sono fornite di magazzini che distribuiscono carne a infinite file di disgraziati che non fanno altro che stare in fila, mangiare, rimettersi in fila. Tutti conoscono qualcuno a cui è successo, i più sfortunati hanno perso così tutta la famiglia. Dopo un anno dalla scomparsa di una persona, la si dà automaticamente per morta, e la famiglia può aprire il testamento.”

Questi zombie di Cristò Chiapparino mi rimandano anche al concetto di “onkos” di platoniana memoria, una moltitudine che si riproduce all’infinito sfuggendo al principio ordinatore e fa molta paura perché è la perdita degli “orizzonti di vita” dei protagonisti, del mondo.

La carne è una vera e propria performance corporea dei personaggi e dunque dell’autore, una messa in scena della morte per garantirsi la vita, è la perdita, è la temporalità frammentata, il vecchio è un essere polisemico che si sdoppia in significati duplici.

La carne è uscito per la prima volta nel 2015 pubblicato da Intermezzi edizioni, ieri è tornato in libreria grazie a Neo, questa nuova edizione ha una postfazione di Paolo Zardi.

La carne – Cristò Chiapparino

Editore: Neo Edizioni

Pagine: 168 p., Brossura € 13,30 Epub € 2,99

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