EuropodCome la società civile può stare al passo con la velocità del cambiamento

Nel primo episodio podcast di Talking Development, Tanya Cox intervista Rilli Lappalainen (Presidente di CONCORD). Al centro della discussione: gli scenari dello sviluppo delle politiche internazionali di cooperazione da una prospettiva europea.

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Nel primo episodio podcast di Talking Development a cura di CONCORD (la confederazione europea delle ONG di emergenza e sviluppo), Tanya Cox (Segretario generale di CONCORD) intervista Rilli Lappalainen (Presidente di CONCORD). Al centro della discussione: gli scenari dello sviluppo delle politiche internazionali di cooperazione da una prospettiva europea.


Il focus è sull’Unione europea, ovviamente. Ma non soltanto. La definizione delle nuove priorità deve, infatti, partire dalla diagnosi degli scenari attuali. Quali sono, dunque, le principali sfide nel panorama della cooperazione internazionale? 

Se Tanya Cox punta il dito contro lo “restringimento degli spazi di rappresentanza della società civile”, Rilli Lappalainen menziona due punti in particolare: “Il cambiamento climatico e la digitalizzazione”. Sebbene siamo abituati a osservare lo sviluppo e il riflesso di queste dinamiche e fenomeni in Occidente – basti pensare a Venezia e al progetto MOSE -, i paesi in via di sviluppo sono le realtà che hanno maggiori difficoltà ad affrontarle. 

“La digitalizzazione è molto utile, ci permette di lavorare e comunicare rapidamente da diverse parti del mondo. Ma è anche qualcosa che divide le persone”, spiega Lappalainen, prima di aggiungere: “Oggi, metà della popolazione globale non ha accesso a internet”. 

Qual è il ruolo delle organizzazioni della società civile in tutto questo? 

Uno degli obiettivi è riuscire a far emergere la voce degli attori locali nei paesi in via di sviluppo, in modo da cambiare, grazie a operazioni di advocacy, anche, le politiche dell’Unione europea – oggi uno dei principali attori nel promuovere politiche di sviluppo internazionali. 

Ma non sempre le cose sono facili come sembrano. In particolare, la sfida rimane quella di “far convergere e unire i messaggi di tanti attori e rendere, quindi, più efficace il messaggio del settore”, analizza ancora Lappalainen. 

Ci sono poi alcuni nodi importanti che affondano nella Storia. 

Come sottolinea Cox, una delle parole chiave al centro del dibattito intellettuale sul ruolo e le azioni dell’Unione europea nel mondo oggi è “neocolonialismo”. Non che l’Europa ne sia necessariamente un agente, eppure ci sono meccanismi e schemi di interazione che devono essere gestiti con cura per non consolidare un rapporto squilibrato tra le parti più ricche e quelle più povere del mondo – certamente un’eredità del passato. 

 “L’Unione europea ha sempre avuto una forte connessione con l’Africa e continuerà a essere così anche in futuro. Ma in passato, questa cooperazione non è sempre stata sviluppata da posizioni di uguaglianza. Dovremmo provare, in questo senso, a cambiare il nostro posizionamento. Ma tutto questo è più facile a dirsi che a farsi”, spiega Lappalainen. 

Come riuscirci? “Servono interessi comuni e dialogo. Così si può raggiungere un compromesso utile a tutte le parti coinvolte”. Ma quali sono le tematiche concrete al centro del rapporto con i paesi in via di sviluppo? Su tutte: “Migrazioni, sicurezza e commercio”, elenca ancora Lappalainen. “Non possiamo cambiare la storia. Ma possiamo cambiare le nostre politiche”. E soprattutto, “dobbiamo parlarne apertamente”.

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