Dopo SkuolaIscrizioni alle superiori, 2 su 5 sono indecisi. Con la pandemia stop all’orientamento

Per più della metà degli studenti di terza media la pandemia ha avuto un effetto negativo sull’orientamento: le attività si sono interrotte e non sono più riprese. L’emergenza sanitaria sembra avere un impatto anche sulle prospettive degli studenti: 2 su 3 hanno paura di non trovare lavoro

Doppia beffa per gli studenti che in questo periodo storico si sono trovati nel momento di passaggio, tra i più delicati in assoluto, dalle scuole medie alle superiori. La pandemia, infatti, non solo ha reso complicato avvicinarsi al meglio all’esame per la licenza media – a giugno 2021, per molti, la didattica a distanza avrà dominato gran parte dell’ultimo biennio di corso – ma a parecchi di loro ha anche tolto la possibilità di avere informazioni approfondite sulle opportunità per il futuro e sui percorsi scolastici e formativi più adatti alle loro inclinazioni. Skuola.net lo ha verificato attraverso un sondaggio che ha coinvolto 1500 ragazzi di terza media a fine dicembre, alla vigilia dell’apertura delle iscrizioni al primo anno del secondo ciclo scolastico.

L’emergenza coronavirus ha fermato anche le attività di orientamento

In pratica, per più di 1 su 2, le attività di orientamento si sono interrotte con l’arrivo della pandemia. Con oltre 1 su 5 – il 21% – che, di fatto, è rimasto a bocca asciutta, visto che a inizio 2020 non aveva ancora svolto nessun incontro sul tema: per loro niente orientamento (un dato in forte crescita rispetto all’anno scorso, quando in un sondaggio simile si attestò al 16%). Un problema endemico che per molti è alla base del mismatch di competenze tra quanto richiede il mondo del lavoro e quanto offrono i nostri studenti.

C’è paura per il futuro, ma è figlia anche di qualche preconcetto

La pandemia non ha però inciso così negativamente sul tasso di indecisi: anche un anno fa 2 su 5 erano ancora in alto mare poco prima delle vacanze di Natale. Di sicuro pare aver avuto un pessimo impatto sulle prospettive a lungo termine dei ragazzi. Sono sempre di più – quasi 2 su 3, quando nel 2019 erano il 52% – gli studenti in uscita dalle scuole medie che manifestano la paura di non trovare lavoro dopo il diploma. Ma, in alcuni casi, ad alimentare i timori ci si mette la loro scarsa predisposizione ad adattarsiAppena il 30% non ha preconcetti e accetterebbe qualsiasi tipo di lavoro; il 21% cercherebbe, invece, di evitare occupazioni socialmente poco ‘riconosciute’; il 17% quelle più logoranti dal punto di vista fisico; il 9% quelle intellettualmente impegnative. Ma la cosa peggiore è che viene confermato il sentire comune che vedrebbe uno stigma nei confronti di lavori cosiddetti umili, che magari oggi sono maggiormente praticati dai cittadini di origine non italiana: li esclude a priori 1 su 4.

L’orientamento (laddove c’è) si sposta online

Solo per il 46% degli studenti in uscita dalle scuole medie, dunque, la scuola si è attrezzata per garantire l’orientamento anche durante le chiusure degli istituti. In che modo? Quasi sempre con le stesse modalità utilizzate per assicurare la continuità della didattica: per il 48% si sono svolte esclusivamente online (con webinar o incontri digitali), un altro 42% è riuscito ad aggiungere qualche attività in presenza, nei periodi dell’anno in cui ciò era possibile. In più di 7 casi su 10 non solo con i propri docenti ma anche con formatori professionisti. Appena il 10% si è dovuto accontentare di materiali informativi girati via mail o caricati sulle piattaforme utilizzate per la Dad; comunque meglio di niente.

Consiglio orientativo, questo sconosciuto

Una vera disdetta che, gli altri, non abbiano avuto le stesse opportunità perché, nonostante le difficoltà logistiche, l’apprezzamento per tali momenti di confronto e approfondimento è generalizzato e stabile: a ‘bocciarli’ è solo 1 su 6, più o meno la stessa proporzione di dodici mesi fa. Ma è soprattutto su un altro aspetto che le scuole sembrano aver colpevolmente latitato: il cosiddetto consiglio orientativo, un documento che si dovrebbe consegnare alle famiglie in occasione dei colloqui di fine anno (comunque entro la fine del primo quadrimestre) in cui si fa una sintesi delle attività di orientamento svolte e dei suoi esiti. Qui, infatti, il dato racchiude anche chi in teoria è stato supportato ma, a pochi giorni dalla sosta natalizia, quasi 3 su 10 non l’avevano ancora ricevuto (ben più di quelli rimasti a digiuno). Peccato che, stando alle circolari di Viale Trastevere, in teoria questo non dovrebbe accadere. Anche se poi sulla qualità di questi documenti i diretti interessati hanno qualcosa da ridire: quasi la metà di chi l’ha ricevuto non l’ha trovato per niente utile per fare una scelta consapevole.

Anche gli open day diventano digitali

Ostacoli simili li ha trovati pure chi ha provato a fare da sé per colmare l’assenza delle scuole, frequentando gli open day delle scuole superiori o dei centri di formazione. Solo il 31% ha preso parte a giornate di orientamento esterne al proprio istituto: oltre la metà ‘da remoto’ via web, per gli altri anche in presenza. Il 35% si è fermato a prima dell’arrivo del virus, quindi qualche informazione in più era già riuscito a raccoglierla. Ma più di 1 su 3 non ha fatto in tempo e ora dovrà procedere alla scelta con altri strumenti.

Chi aiuta gli studenti a scegliere?

Solo partendo da questo quadro si spiega perché l’impatto sulle iscrizioni (o perlomeno sulle intenzioni della vigilia) degli istituti da cui usciranno i ragazzi a fine giugno sia crollato da un anno all’altro: appena l’11% ha trovato nella scuola un aiuto decisivo (tra i loro predecessori del 2019-2020 il dato era il 22%, il doppio). Anche la famiglia, però, è in forte discesa: per il 30% è stata fondamentale per individuare la propria strada ma lo scorso anno erano il 41% quelli che dichiaravano di essersi fidati ciecamente del consiglio di genitori e parenti. Il vero balzo in avanti ce l’ha avuto, ancora una volta, lo stesso strumento che gli ha permesso di studiare in questi mesi: Internet, che per il 34% è stata la fonte d’informazione principale (mentre dodici mesi fa raccoglieva i favori di appena il 21%).

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