PromemoriaDraghi, ultima chiamata per i veri costruttori

Il governo Draghi - allo stato nascente - chiama a raccolta i costruttori europeisti per davvero e non solo a parole. Vedremo

Last call, last call …  pare di sentirla la vocina in  aeroporto prima che si chiudano definitivamente le porte e rimanere a terra mentre tutti decollano. Siamo – e non credo di essere il solo a pensarlo –  all’ultima chiamata per la legislatura e ai suoi leader di riferimento. 

Ci troviamo a percorrere  un tornante cruciale della tormentata storia italiana, un tempo di decantazione (per il M5S anche  di elaborazione del “lutto”) da un modello politico basato sul “presente immobile” in cui la dimensione della  velocità  non si accompagna alla profondità. Pertanto un pensiero scritto di fretta oggi rischia di non durare mezza giornata  ma sovrascrive se stesso smentendosi clamorosamente.  Un avvitamento che ha sclerotizzato un’Italia delusa e rancorosa che  non ha potuto contare su nuovi leader  rampanti a parole ma pavidi e parallizzati nella decisione e nella gestione dei dossier.  Da qui un paese che adesso sente di fare riferimento a chi sa di cosa parla,  capace  di  coniugare  – per consenso unanime interno che internazionale  – carisma e tecnica senza per forza contrapporre le due polarità come è avvenuto in questi anni di populismo al governo. Rimarrà un mistero del perchè non ci si pensa nel momento elettorale ad affidarsi alle migliori energie ma di fatto il fallimento delle forze in campo ha costretto il Quirinale ad avvalersi al di fuori dai partiti.  Sta tutta qui la svolta drammatica del nostro paese, erede certo di una grande storia e ricco di  notevoli potenzialità ma sfiduciato da facili rassicurazioni e accecanti illusioni collettive nonché diseducato a stabilire con la politica un nuovo patto sociale fondato su diritti e doveri. 

Ditemi se non è questa una crisi di sistema!

E’ evidente quindi che l’incarico  di governo offerto a  Mario Draghi da parte del Quirinale non è solo l’atto kamikaze spregiudicato di Matteo Renzi al grido muoia sansone con tutti i filistei ma  – felix culpa – qualcosa di più profondo e che parole di saggezza antica chiamerebbero meta-noia, ossia un monito a  rientrare in se stessi e cambiare traiettoria considerato che la via era smarrita..  Dopo due governi anomali, nati dalla propaganda  maggioritaria mentre si era in pieno sistema proporzionale, il sistema paese – travolto poi dalla pandemia – non ha più retto ed ha portato a galla tutte le contraddizioni sommatesi in questi anni.  L’aver sfidato la complessità appiattendola o  riducendola all’oracolo del blog di Grillo, ad una giravolta di Renzi o a una diretta sgrammaticata  di Salvini,  ha inferto il colpo di grazia sulla capacità di far accadere le cose, il vero e fondante obiettivo di chi sente di gestire la cosa pubblica. Una grande crisi  perciò mi auguro spinga ad assolvere le cose essenziali da parte di tutti, senza ammucchiata né tantomeno senza mettersi di traverso con argomenti francamente deboli.

Le urla facili della Meloni, lo scetticismo solipsista iper-left di un Fratoianni o i ritrovati rigurgiti  talebani anti élite dei Di Battista-Lezzi-Taverna suonano in questo senso  non solamente privi di senso ma peccano per tempismo e coerenza: possibile che si facciano le smorfie per il governo dell’ex presidente della BCE e non si batte ciglio ad avere alleati strutturali i volenterosi del dream team  Ciampolillo, De Falco, Rossi and co?  E poi , parafrasando D’Alema, possibile che oggi si debbano avere dubbi tra l’uomo più popolare d’Italia (Conte)  e l’uomo  popolarissimo anche all’estero (Draghi) ? 

Ditemi voi.

Il salto qualitativo è talmente abissale che persino Salvini l’ha capito e si tiene in una posizione furbescamente attendista per non far saltare dalla sedia tutto un mondo di imprenditori e  parti sociali che guardano con indubbia simpatia a Draghi.  Si dirà che questa sia una beatificazione di maniera ma, chiediamoci, non sarà che stavolta ci si affida ad una preziosa riserva della Repubblica? E visto che non ce ne stanno tantissime ormai perchè non approfittarne? E che non sia giunto il tempo di tornare ad un sano bipolarismo scrostato dalle posizioni estreme?    Una nuova e  obbligata  strada – di medio e lungo periodo –  è comunque percorribile, immaginando un percorso per  la costruzione di coalizioni meno ambigue sia dalle parti dei giallorosa che nel centrodestra. Ma nel frattempo bisogna ricostruire, cedere il passo a chi ha le forze per portarci fuori dal pantano. «La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione», ha sottolineato ieri Draghi, dopo aver accettato con riserva l’incarico. Lui ci ha messo la faccia. La politica ha un’altra occasione per non perderla del tutto.