E(li's)booksLa terza vita di Grange Copeland di Alice Walker. Recensione

“Gridavano i loro peccati in parossismi di dilettevole sofferenza”

Oggi vi consiglio un libro bellissimo: La terza vita di Grange Copeland da oggi in libreria

Il libro

Schiacciato dai debiti e mosso dal proprio carattere intemperante e autodistruttivo, il mezzadro di colore Grange Copeland lascia la moglie e il figlio Brownfield per cercare fortuna al Nord. Anni dopo, sconfitto per la seconda volta nella sua ricerca di una vita migliore, fa ritorno nella contea di Baker, in Georgia, solo per scoprire le terribili conseguenze degli errori del passato: ora Brownfield ha a sua volta una moglie e delle figlie, sulle quali sfoga brutalmente le frustrazioni dell’abbandono e della povertà. In un mondo in cui l’ingiustizia e il ciclo della violenza sembrano non avere mai fine, sarà il legame con la nipotina Ruth a restituire a Grange il rispetto di sé e a fargli riscoprire il valore dell’amore e della compassione. Ispirato a un fatto realmente accaduto, La terza vita di Grange Copeland è una saga familiare senza tempo.

La mia lettura

Tutti noi credo conosciamo Alice Walker soprattutto per il suo libro Il colore viola da cui è stato tratto anche un film diventato famosissimo, La terza vita di Grange Copeland è il romanzo d’esordio di Alice Walker e se Il colore viola vi è rimasto dentro, questo, posso dire senza tema di smentita, vi farà provare le stesse emozioni, gli stessi turbamenti.

La terza vita di Grange Copeland è una storia complessa, Alice Walker affronta molti temi e tutti particolarmente difficili, ambientato nella Georgia rurale, racconta la vita di tre generazioni di una famiglia. Con questo romanzo Walker ha sdoganato un tabù che allora (erano gli anni Settanta) era ancora molto forte nella comunità afroamericana: la violenza domestica, che invece lei denuncia in modo esplicito.

La terza vita di Grange Copeland racconta abusi sessuali, patriarcato ma anche la supremazia bianca e fornisce una lettura del sesso molto sfaccettata. Perché gli uomini neri di questa storia sono violenti con le proprie donne? Probabilmente perché a loro volta sono stati abusati e i prevaricatori sono i bianchi.

Ecco quindi la questione razziale che nella società del Sud era (ed è ) un problema grave, Alice Walker ha scritto questo romanzo tra l’inverno del 1966 e l’autunno del 1969, un lasso di tempo caratterizzato da numerosi movimenti sociali che volevano cambiare la società americana, il movimento per i diritti civili era il più importante, è facile individuare in questo romanzo anche la questione delle relazioni razziali e comprendere le posizioni del governo del sud degli Stati Uniti.

Ma se gli uomini vengono rappresentati come violenti, alcune donne del romanzo appaiono “mangiatrici di uomini”, la loro carica sessuale è accentuata, a volte per natura, a volte per necessità (Grange sembra costringesse Margaret a “vendersi” ad altri uomini e ad avere relazioni extraconiugali per denaro).

Penso alle figure di Lorene e sua madre Josie, entrambe intrattengono rapporti sessuali con diversi uomini, con gli stessi uomini! Lorene è “il doppio” di sua madre, l’unica differenza tra le due che lei è meno disprezzata.

I corpi femminili nelle loro fattezze vengono descritti spesso come “mostruosi” per esempio durante la gravidanza e questo colpisce molto perché è chiaro che anche la maternità è priva del suo significato più nobile, le donne subiscono le gravidanze, anch’esse atti di sottomissione.

Quale gioia furtiva e trionfante provò quando Mem non fu più in grado di lavorare. Era malata, le due gravidanze alle quali l’aveva costretta nella casa nuova, anche se non avevano dato frutti vivi, distrussero quasi del tutto qual che rimaneva della sua salute”.

Una figura femminile centrale nel romanzo è Ruth, di lei conosciamo le fasi della sua infanzia e poi l’adolescenza, Ruth diventa man mano consapevole del proprio corpo e inizia a temere questo cambiamento fisico che la trasformerà in una adulta con tutte le conseguenze, è una cosa che la rende vulnerabile, di cui ha paura. La dicotomia mente / corpo è chiarissima nel suo personaggio, il ciclo mestruale è il segno visibile e inarrestabile del suo diventare donna, suo nonno Grange appare altrettanto turbato, ha cercato di insegnarle come difendersi e come affrontare gli ostacoli della vita ma cerca comunque di “controllare” la natura e quindi compra per Ruth talco al profumo di rosa per eliminare eventuali sentori, per impedire che altri si accorgano del cambiamento. Grange con Ruth è patriarca ma al contempo si sostituisce alla madre assente, è un rapporto intenso e complesso.

Un giorno l’interrogativo su quale sarebbe stato il futuro di Ruth si profilò minaccioso. Fu il giorno in cui il suo corpo decise di essere pronto per un futuro e lei capiì di non esserlo. Si sentì irrigidita e schiacciata dal panico. Grange le aveva comprato dei pannolini, una cintura per tenerli fermi e un talco delizioso che profumava come una rosa tiepida. Era emozionato e turbato per quello che avrebbe dovuto dirle su uno sviluppo al quale non era preparato”.

Se dovessi individuare in tanta disperazione una figura che rappresenta il “desiderio salvifico” potrei pensare a Mem, la madre di Ruth, che lotta per dare una casa sicura e decorosa ai figli, nonostante tutto.

Dovrei scrivere ancora moltissimo per esaurire solo una parte dei temi che Alice Walker affronta in La terza vita di Grange Copeland ma vi toglierei la possibilità di godervelo appieno, in fondo al libro c’è una bella postfazione dell’autrice che spiega il contesto storico, la genesi del suo romanzo. La terza vita di Grange Copeland è diviso in undici parti, i capitoli sono piuttosto brevi e questo aiuta chi legge a “governare” personaggi e avvenimenti, la prosa è coinvolgente, “calda”, carica di sentimenti.

Bellissimo.

Da leggere assolutamente.

La terza vita di Grange Copeland di Alice Walker

Traduzione di Andreina Lombardi Bom

Edizioni SUR

Pp 356 € 18,00 Brossura

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