Anelli di fumoRoma: l’impolitico Carlo Calenda rimane con un palmo di naso

Sarà Roberto Gualtieri il candidato del PD a sindaco, e la decisione è stata presa senza nemmeno avvisare l'europarlamentare, già vice-ministro Dem

Il mio rapporto con Carlo Calenda è senza dubbio burrascoso. Quando fondò “Siamo europei” ero talmente entusiasta della sua scelta che ideai nel febbraio 2019 su Twitter l’hashtag #joggingperCalenda, poiché Carlo si preoccupava di aver cominciato a prendere peso.

Calenda vive nei dintorni di Villa Ada, quindi nel mio stesso quartiere di Roma, e l’iniziativa, pur essendo goliardica, mirava a mostrargli affetto e vicinanza: vieni a correre al parco con noi, era il senso, come si direbbe a un amico della tua età che ha tanti pensieri, a cui vuoi bene. Gli avevo perfino promesso che, per distrarlo e aiutarlo a “staccare”, non avremmo mai parlato di politica nelle nostre eventuali corsette campestri. Calenda apprezzò, penso, però – anche giustamente – non venne mai a correre con me e gli altri seguaci dell’hashtag.

Quando, nel luglio 2019, Calenda uscì dal PD per via dell’alleanza con il M5S, rimasi stupito dalla scelta, ma tutto sommato mi piaceva la sua nettezza.

Poi Calenda cominciò a sparare a palle incatenate contro Matteo Renzi. Io, sia tramite Twitter che su Facebook, cominciai a dirgli: “Guarda Carlo che se il PD va con il M5S, tu con Renzi e Bonino dovrai comunque fare minimo una federazione insieme, quella che tu chiami Fronte Repubblicano. Non è saggio criticarlo su ogni inziativa che prende. Tu semmai dovresti lavorarci insieme per fare questo nuovo polo libdem e socialista liberale”. Calenda però continuò a criticare Renzi su laqualunque e io persi la pazienza. Gli scrissi “Carlo, se continui così ti dimostri impolitico, lavori per il re di Prussia, non va!” Così scoprii per la prima volta che Carlo Calenda non solo era davvero impolitico, ma anche molto suscettibile e permaloso: su Twitter lui mi bannò per avergli detto che si stava comportando in modo “impolitico”. Non è che l’avessi insultato, era solo una innocente (e giustificata) critica.

Anche grazie a un comune amico che fece da mediatore (grazie Marco Valerio!) Carlo provò a sbannarmi su Twitter, senza riuscirci. Gli dissi di non stare a perdere tempo: potevamo parlarci su Facebook. Si era arrivati a ottobre 2020 e Carlo si era intanto candidato  a sindaco di Roma, ricevendo subito l’appoggio di Renzi e di Italia Viva, che a Calenda non ha per altro mai rivolto mezza critica.

Circa due mesi fa gli scrissi un messaggio privato nel suo profilo di FB: “Guarda Carlo che il PD a Roma candiderà uno del PD che faccia gli interessi del PD e a te non ti appoggeranno mai perché sei troppo autonomo e indipendente, saresti come Ignazio Marino, ma molto più noto e più manageriale. Per il PD Roma, un vero INCUBO. Dimenticati che ti vengano a chiedere il permesso di candidare un loro uomo interno, qualcuno di controllabile dal partito romano; dunque non ci saranno primarie, come tu speri. E se anche tu fossi eletto sindaco coi voti del PD Roma, ti troveresti poi ad avere un consiglio comunale fedele quanto lo fu quello di Marino… accoltellato dal notaio!

Lui rispose, tutto convinto di sé e della sua azione: “VEDRAI.”
Io dissi: “A Carlè, mi sa tanto che VEDRAI TU. E mi dispiace.” Gli ho poi suggerito anche di sentirsi con Giovanni Caudo, attuale presidente del III municipio di Roma e candidato a sindaco in rappresentanza dell’area Marino, per immaginare un ticket per Roma. Non mi ha mai risposto nulla sul punto.
Nelle settimane successive, Carlo continuò a sparare a palle incatenate contro Renzi, ora reo di esser andato a una conferenza in Arabia Saudita e poi negli Emirati Arabi. Io scrivevo a Carlo messaggi con i link dei partecipanti della conferenza, fra i quali ministri in carica dei governi britannico, keniota, indiano. Carlo sul punto aveva preso la stessa posizione dei Cinquestelle che tanto biasimava.Un senatore della Repubblica non deve ricevere denari da governi esteri“, mi scriveva. E io di rimando: “Non appena ci sarà una legge che stabilirà un limite del genere, Renzi di certo la rispetterà. Per il momento ti ricordo che la fondazione da cui prende il suo gettone da 80mila euro l’anno dichiara di essere no-profit.”
Figuratevi poi quando è stato reso noto il report della CIA su bin Salman. Calenda giù a scrivere attacchi. E io, tutte le volte, a mandargli link come questo, dove si spiega ciò che di certo bin Salman ha determinato in Arabia Saudita, a fronte dei forti sospetti della CIA nell’omicidio Khashoggi, che possono convincere me, ma in un nostro tribunale non basterebbero a condannarlo.
Per tutta risposta, il suscettibile e impolitico Calenda mi ha tolto il contatto di FB e bannato, dopo che lo aveva già fatto su Twitter.
La notizia di oggi è che il PD Roma ha scelto il suo candidato a sindaco per la città: Roberto Gualtieri. E lo ha scelto senza nemmeno un colpo di telefono a Carlo Calenda, cosa ampiamente prevedibile e da me prevista. Carlo non l’ha presa benissimo, e annuncia di candidarsi ugualmente a sindaco. Una bella ripicchina, insomma, come si confà a chi da un lato non afferra quale sia il panorama della situazione politica a Roma, dall’altro immagina di potere candidarsi a sindaco da solo e magari pure vincere.
Carlo, per l’ultima volta: comincia a fare politica. Fonda a livello nazionale questo Fronte Repubblicano con Renzi e Bonino. Chiedi un incontro con Caudo per sondarlo sul ticket. Sentiti con Rossella Muroni (deputata di LEU romana de’ Roma, recentemente passata al Gruppo Misto: segno che non deve essere molto contenta di come si sono evolute le cose in LEU con la scissione fra elettroni). E se davvero vuoi fare questa corsa al Campidoglio in solitaria o quasi, assumi un po’ più di umiltà verso chi, ogni tanto e a ragion veduta, ti critica.
In politica si devono avere una visione, idee e programmi e ogni tanto si deve accettare qualche compromesso al fine di raggiungere un risultato importante. Se per te i compromessi – e le critiche di chi ti stima – sono sempre inaccettabili, perché ostinarsi a fare politica? Dài retta: torna a fare il manager alla Ferrari, che ti si addice di più.

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