E(li's)booksLa morte arriva in ascensore di María Angélica Bosco

Apparso nel 1955 nella collana «El Séptimo Circulo» curata da Borges e Bioy Casares

Il libro

Nell’ascensore di un palazzo di Buenos Aires viene rinvenuto il cadavere di una donna. Il suo nome è Frida Eidinger e la sua morte è inspiegabile.

Il piccolo cosmo dei fatti e dei protagonisti intorno a cui ruota l’indagine sulla morte di Frida – il palazzo con i suoi abitanti – si trasforma, pagina dopo pagina, in un affresco della Buenos Aires degli anni Cinquanta.

Per effetto di una meravigliosa accumulazione di particolari, sulla soglia della risoluzione dell’enigma, il lettore si troverà al cospetto di una visione d’insieme viva e inquietante, alla sensazione che la scoperta del colpevole a volte non basti a spiegare davvero un cadavere.

Apparso nel 1955 nella collana «El Séptimo Circulo» curata da Borges e Bioy Casares, “La morte arriva in ascensore” è il romanzo che lanciò María Angélica Bosco sulla scena letteraria argentina e che la rese un’autrice di culto.

La mia lettura

Come saprete, perché lo dico spesso, non sono una appassionata di noir e simili, quando mi decido a leggere un libro con omicidi c’è un motivo, nel caso di questo libro di María Angélica Bosco il motivo è legato alla scrittrice, traduttrice e giornalista argentina che esordì ai primi del Novecento con una raccolta di racconti e si distinse nel panorama letterario argentino dell’epoca anche per aver pubblicato libri come questo quando il genere “poliziesco” era appannaggio degli uomini.

Una prosa e una sintassi che io ho trovato moderne, la violazione della canonicità, che coincide con la presenza di eventi inattesi che rompono la routine dello schema tipico del poliziesco, contribuisce a dare un ritmo inaspettato alla trama.

Tutti i personaggi godono di una sorta di “fiducia” da parte dell’autrice che ce li mostra con un atteggiamento sicuramente tollerante, è difficile detestarne davvero uno nonostante vengano raccontati nella loro mediocrità, nelle loro debolezze.

La storia si svolge in un condominio abitato anche da tedeschi fuggiti dalla Germana dopo la guerra, è facile pensare a questa scelta dell’autrice come a un modo di criticare la politica di Perón, è risaputo che in Argentina era presente un’ampia comunità di emigrati provenienti proprio dalla Germania anche prima della guerra e molto di più dopo quando fu concesso asilo a nazisti in fuga.

Come nella tradizione della “novela negra” ispanoamericana pur raccontando una storia semplice, lineare, l’autrice sembra voler suggerire al lettore di soffermarsi su ciò che non è al centro della scena, di guardare tutto intorno per cogliere le sfumature sociali in cui le vicende si svolgono.

La violenza che pure ha portato ad una morte, qui è appena accennata e nonostante questo riesce a trasmettere l’accresciuta incertezza che subentra tra i personaggi costruiti, dal punto di vista psicologico, in modo accurato.

I dialoghi interiori danno alla narrazione un ritmo particolare (singolare per questo genere), ho avuto l’idea che l’autrice volesse dedicare attenzione alla vita psichica dei suoi personaggi che si riflette su quella oggettiva.

Sicuramente una storia che si legge con piacere, suggestiona il contesto geopolitico a cui è impossibile non pensare. Questo palazzo di Buenos Aires cela tra le sue mura segreti del passato inconfessabile dei suoi condomini e le colpe di ognuno nella vicenda di sangue narrata si svelano poco a poco, una traccia dopo l’altra a mostrare che a guardare bene le cose sono sempre più complesse di quanto non si possa immaginare o, se vogliamo, al contrario, sono più semplici se si è capaci di guardare bene.

Autore: María Angélica Bosco

Titolo: La morte arriva in ascensore

Traduzione: Francesca Bianchi

Prologo: Ricardo Piglia

Postfazione: Francesca Lazzarato

Rina Edizioni

Prezzo: 18 euro

Pagine: 192

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