E(li's)booksRovorosa di Éric Chevillard

"E’ sufficiente aprire gli occhi e guardare, o chiuderli e ricordare".

Il libro

Se Rovorosa non si premura di chiudere il lucchetto del suo taccuino segreto, lo fa proprio per non lasciarsi alle spalle tutto ciò che contiene. Stando a quanto crediamo di sapere, vi racconta la sua vita felice con Mangiaferro -il suo speciale papà – fino al giorno in cui, in seguito a circostanze che implicano un vicino di casa da una gamba sola, una strega, quattro cinciallegre e un pesce d’oro, questo romanzo non diventa il diario di una ricerca disperata. L’alta antichità dell’infanzia, alla maniera di Chevillard.

La mia lettura

Non avrei voluto fare questo parallelismo ma è inevitabile, Rovorosa di Éric Chevillard è una Zazie contemporanea, al pari della bambina di Queneau la piccola Rovorosa voce narrante della storia, ci racconta, partendo da uno schema narrativo tutto sommato scarno, una storia che con il progredire della lettura scopriamo essere soggetta a più livelli di interpretazione.

E’ il mio primo libro di Chevillard, quel che ho capito di questo autore è che ama sperimentare, si mette in gioco non solo con la narrazione ma anche e forse soprattutto (almeno in Rovorosa) con il linguaggio.

E’ bello, le trovo belle, le cose che vediamo, tutto quel che abbiamo intorno, è tutto così bello. Alcune di queste cose fanno piuttosto ridere, e ciò non impedisce loro di essere anche belle. Soprattutto la loro forma, amo soprattutto la forma delle cose […] Ma anche i colori mi piacciono […] mi chiamo Rosa io. Ma Mangiaferro per scherzare ogni tanto, quando mi arrampico su di lui, mi chiama Rovo

Mangiaferro, come il Gabriel di Queneau, è un’ombra più che una presenza; la città, la casa, i posti dove si svolge la storia sono inafferrabili, avvolti da un’atmosfera onirica che per tutto il libro vi farà dubitare delle conclusioni a cui vi sembra di arrivare.

Io per esempio, per diverse pagine non avevo capito che età avesse Rovorosa e non avevo capito qual era il suo rapporto con Mangiaferro, temevo, ad un certo punto, di trovarmi invischiata in una storia scabrosa, invece piano piano mi sono accorta che questo mondo di Chevillard era sempre più surreale, che mi mostrava le cose filtrate con gli occhi di una bambina che prova a interpretare gli eventi con l’ingenuità dei suoi anni.

Rovorosa si deve barcamenare in un mondo di adulti, il lettore si deve confrontare con una rappresentazione particolare della realtà, Mangiaferro rappresenta per Rovorosa l’ancora di salvezza, la protezione ma scopriamo che in realtà è un delinquente quindi questo personaggio non esprime quel che è, non viene chiamato in causa in quanto delinquente ma solamente per quello che rappresenta per la bambina.

Ecco il mio collaboratore, dice Mangiaferro, quando presenta Bruce […] Non getti di traverso sul cammino della sua bramosia il minimo ruscello di sangue. Lui saprà come scavalcarlo. Ha un ponte in tasca. Ripeto senza comprenderlo quel consiglio di Mangiaferro”.

Sono brani come questo che danno al testo una dimensione teatrale, un tono lirico.

Chevillard fa parlare Rovorosa con una sorta di metalinguaggio che va intercettato, capito, attraverso di esso si arriva a far cadere la maschera delle convenzioni.

Non mi chiedete perché ma mi viene da citarvi Guccini, o meglio, lo so perché, per Roland Barthes, per le suggestioni a cui mi ha sottoposta l’autore che sembra giocare con chi legge o magari è un gioco che fa a suo unico beneficio o ancora nella speranza di oltrepassare le nostre sovrastrutture:

“Gli arguti intellettuali trancian pezzi e manuali,
poi stremati fanno cure di cinismo,
son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi
solo se si parla di strutturalismo.
In fondo mi sono simpatici
da quando ho incontrato Descartes:
ma pensa se le canzonette
me le recensisse Roland Barthes!”(Via Paolo Fabbri 43- Francesco Guccini)

Quindi cosa ci vuole dire Chevillard con questo romanzo? Chi è veramente Rovorosa? La risposta più semplice sarebbe: vuole mostrarci cosa succede “all’apparir del vero” e Rovorosa siamo noi costretti a crescere.

Sarà così? Scommetto che ogni lettore darà una risposta diversa, sarebbe interessante fare l’esperimento con un gruppo di lettura …

E’ sufficiente aprire gli occhi e guardare, o chiuderli e ricordare. Ho l’impressione di vivere prima dei «come», ma di passare dall’altro lato quando scrivo sul mio taccuino. Non sono sicura di averne diritto. Il lucchetto d’altra parte, è lì per questo.”

Rovorosa di Éric Chevillard

Traduttore: Gianmaria Finardi

Editore: Prehistorica

In commercio dal: 20 maggio 2021

Pagine: 165 p., Brossura € 15,20