E(li's)booksCinematocrazia di Massimo Donà

Guardare il cinema attraverso la filosofia

Oggi vi parlo di un libro molto speciale, Cinematocrazia.

Il libro

Cinematocrazia: Dopo “Abitare la soglia”, il filosofo Massimo Donà torna a interrogarsi sulla magia del cinema, un’arte dalla natura menzognera, ma che, nel contempo, riesce a essere uno stupefacente specchio della realtà. Arte barocca per eccellenza, il cinema viene interrogato dal filosofo veneziano quale magico ed eccezionale riflesso della vita, nonché delle sue mirabolanti peripezie. Esso appare dunque come una vera e propria lanterna magica in grado di fare del gioco della verità, che per esso e in esso viene comunque chiamato in causa, il manifestarsi della più radicale impossibilità del “vero” medesimo. In cui a tradirci sarà ogni volta la stessa assoluta veridicità delle sue sempre più fantasmagoriche rappresentazioni. Un libro rivolto a tutti – non solo a cinefili e filosofi -, che intende esplorare attraverso il grande schermo il rapporto tra verità e finzione, realtà e rappresentazione: dicotomie che soltanto la “lanterna magica” del cinema riesce a coniugare in un’unica messa in scena.

La mia lettura

Cinematocrazia è indubbiamente un libro di filosofia molto impegnativo, Massimo Donà (allievo di Severino specifica sempre mio marito  ) ha messo al centro della sua analisi il cinema e il suo rapporto con la verità/realtà, il cinema come specchio della coscienza di un non ben identificato soggetto (del regista? O dell’attore? O ancora dello spettatore?).

E’ proprio la nostra vita che il cinema sembra fingere di non voler tradire; come se volesse farcela sperimentare per quel che essa è veramente … Quasi volesse dar vita a un vero e proprio analogon dell’esistente mondano – facendosi per ciò stesso rigorosamente fedele a quelle, tra le infinite possibili vite che potremmo impegnarci o comunque proporci di vivere, davvero destinate a farsi inequivocabilmente reali

La vita è di volta in volta quella catturata dall’inquadratura, possiamo piangere davanti ad una scena che sappiamo essere fittizia, il “miracolo” che compie il cinema è farci “dimenticare quel che si sa, sapendolo e mentre lo si sa”. La bellezza del cinema è che, come altre forme d’arte ci trascina in un gioco che di fatto è a carte scoperte anche se noi spettatori vediamo solo quello che è davanti e non dietro alla macchina da presa, è l’inganno dichiarato che ci attrae tanto sostiene Massimo Donà in Cinematocrazia.

Un caso di studio che cita l’autore è quello di Melò, il film di Alain Resnais del 1986 tratto dall’opera teatrale di Henry Bernstein. E’ molto interessante l’analisi che viene fatta del tema centrale del film che non è il tradimento ma la menzogna e la posizione del regista non può che essere “amorale” e ciò che ci mostra è come la menzogna abbia assunto il volto della verità e lo fa con il personaggio di Marcel che sperimenta in prima persona “l’invincibile potenza della menzogna“  trasformandosi nel “negatore del principio del logos”.

Verità e finzione o realtà e rappresentazione ma anche reale e finzionale, sono questi i paradossi filosofici all’interno dei quali Massimo Donà ci costringe a districarci, così Matrix ci appare come un “vero e proprio compendio filosofico” visto che tutto ruota intorno a realtà e finzione, verità e menzogna chiamando in causa persino il “dubbio cartesiano”.

Molto interessante è anche l’analisi di Prénom Carmen di Godard e di L’angelo sterminatore di Buñuel (quest’ultimo uno dei miei registi preferiti), Godard ci mostra come attraverso il cinema si arrivi ad una semplice verità: ogni film può essere “uno degli infiniti possibili volti di quell’opposizione assoluta in relazione a cui già Platone vedeva decidersi il primo passo della filosofia”.

La sala cinematografica si trasforma per lo spettatore in una sorta di mondo virtuale, un Truman Show dove ognuno nel buio può fingere di vivere una realtà altra e nell’esperienza della fiction trovare uno specchio in cui riflettersi grazie ad una esperienza che diventa fisica, concreta, totalizzante.

Dire realtà significa evocare quel che, davvero, in ogni possibile oggettuale, ci viene specificamente dato, indipendentemente da ogni nostra possibile interpretazione. “

In Cinematocrazia troverete Antonioni, King Kong, Platone, Aristotele, Hitchcock, l’animalità nel cinema e il cibo nel cinema con l’analisi non solo del citatissimo Il pranzo di Babette ma anche de La grande bouffe, La grande abbuffata che mi è venuta una gran voglia di rivedere.

Personalmente quando mi accingo a guardare un film lo faccio come se guardassi un’opera d’arte completamente autonoma. Lascio che viva di vita propria, risplenda in quanto pura fiction senza dover necessariamente cercare una coscienza autoriale o una sorta di transfert, il “vero” cinematografico come vero della finzione insomma.

E’ come nei romanzi, se sono completamente asserviti alla realtà, se raccontano al 100% una storia verosimile in cui ognuno si può identificare, dove starebbe l’autenticità dello scrittore, della scrittrice? Sto contrapponendo la verosimiglianza all’autentico, due modi diversi di raccontare le cose con l’unico scopo di indagare la natura umana.

Cinematocrazia è un libro da leggere diverse volte, una prima lettura serve semplicemente a capire con cosa abbiamo a che fare, poi bisogna chiudere e ricominciare, rivedere i film citati, è stimolante, avvincente.

  • Titolo del Libro: Cinematocrazia
  • Autore:  Massimo Donà
  • Editore: Mimesis
  • Collana: Mimesis-Cinema
  • Data di Pubblicazione: 2021
  • Argomenti:  Filosofia contemporanea Cinematografia
  • Pp 284 Brossura € 20,00