E(li's)booksPiccola fenomenologia del ciclismo su strada di Paolo Pascucci

Quelle corse sulle grandi salite sono eventi di popolo ...

Il libro

Il ciclismo su strada: un’attività agonistica “ai confini” tra lo sport individuale e lo sport di squadra. Uno sport unico per come e dove si svolge, evocativo di molti aspetti della vita quotidiana e sociale. In continua evoluzione, ma pur sempre segnato dall’immensa fatica e dai costanti rischi che si porta appresso fin dalle sue antiche origini. Pericolosamente esposto alle tentazioni del doping, contro il quale da tempo combatte una guerra senza quartiere. Seguito e amato da un popolo più che da un pubblico. Refrattario al tifo fazioso e violento per il grande rispetto che merita il codice della sofferenza dei ciclisti. Idealizzato e mitizzato per le gesta epiche dei suoi grandi campioni che, come gli eroi della mitologia, non sempre vincono, ma non per questo smettono di combattere.

La mia lettura

Eccomi qui a raccontare di ciclismo su strada, mi sento come forse si sentì Italo Calvino quando scrisse quel pezzo sulla partita di calcio Italia-Inghilterra (era il 1948), senza entrare allo stadio a vedere la partita, rimanendo fuori!

“Un giro d’Italia che non ho visto” così potrei intitolare questa mia recensione a Piccola fenomenologia del ciclismo su strada di Paolo Pascucci.

Ho comprato il libro a Borghetto durante la prima edizione del Borghetto del libro a Valeggio sul Mincio, sabato scorso. L’ho comprato dopo aver seguito con grande interesse la presentazione dell’autore e sull’onda dell’entusiasmo mi sono sentita in grado di affrontare questa scalata.

La lettura è filata liscia come l’olio, le oltre 200 pagine le ho “degustate” tutte insieme senza interruzioni, segnando i passaggi più interessanti e le scoperte, nel mio caso, sono state comprensibilmente numerose.

Il ciclismo non ha avuto nessun ruolo nella mia vita eccetto una brevissima parentesi in cui mio fratello bambino correva su una bici da corsa in miniatura incoraggiato da mio padre che, sinceramente, non so quanti nomi di ciclisti famosi ricordi eppure a mia memoria è l’unica attività sportiva di quelle intraprese da mio fratello che ha seguito e sostenuto.

Questa forte attrazione letteraria per il ciclismo su strada deriva probabilmente dal fatto che è stato ed è indubbiamente lo sport in assoluto più faticoso. Di qui la sua innata dimensione epica, se non addirittura mitologica”.

In fondo anche nella vita di tutti i giorni l’uso della bicicletta non è forse un’azione di resistenza?

Paolo Pascucci segue un itinerario preciso per introdurre anche i profani come me nei tornanti di questa storia, ci fornisce numerosi spunti per esortarci alla riflessione: sport individuale o di squadra? Chi sono i gregari? Che funzione ha la squadra? Cos’è la fuga? Qual è la lingua del ciclismo? Chi sono i grandi campioni, quelli che affollano la letteratura di settore? E i tifosi? In cosa si distinguono? Come è cambiano negli anni il ciclismo, quali innovazioni e quali consuetudini contraddistinguono la sua narrazione?.

Con questa lettura ho capito che nel ciclismo c’è una tensione continua tra individuo e gruppo, per mettere in atto le tecniche di fuga il gruppo è importantissimo, una squadra di ciclisti assomiglia a una cooperativa in cui ogni individuo trova una precisa collocazione, c’è l’”apporto simultaneo” che ha un obiettivo, il successo del capitano, per questo obiettivo i singoli devono spartirsi l’onere di contrastare vis à vis gli avversari.

La relazione ostile tra collettivo e individuale prescinde ovviamente dal rapporto di squadra e anzi emerge tra squadre diverse”.

La sincronia dei movimenti, il coordinamento finalizzato a variare velocità rappresentano strumenti efficaci per contribuire al successo della squadra il cui dio pagano è il vento! Le scie di ciclisti mi ricordano i banchi di alici.

L’uomo in fuga è icona di questo sport perché la fuga è sinonimo di coraggio, è proiezione di vittoria.

C’è la “fuga da lontano” ci sono le “fughe strategiche” c’è la “fuga esca” funzionale alla “fucilata”.

Ho imparato che nel ciclismo per essere un vero campione bisogna vincere ovunque:

Nel ciclismo su strada la completezza è un requisito ontologico del campione”.

Spiega, Paolo Pascucci, il suo punto di vista rispetto al doping, ma anche i rischi del mestiere per un ciclista, i pericoli, ci introduce ai “luoghi simbolo” come le salite e a questo proposito scrive:

Sulle grandi salite i tifosi si assiepano in massa e si assembrano non solo perché lì riescono a vedere bene i loro beniamini passare lentamente, spesso a uno a uno, ma anche perché è lì che li vedono prodursi nel massimo sforzo, nella massima sofferenza: quell’agonia che Marco Pantani diceva di voler alleviare andando forte in salita. Se le corse sulle grandi salite sono eventi di popolo, per certi versi lo sono anche come lo sono stati gli spettacoli nei circhi dell’antica Roma”.

Piccola fenomenologia del ciclismo su strada mi ha regalato un vocabolario minimo della lingua di questo mondo:

succhiaruote

passisti

trenini

mangia e bevi

allunghi

ventagli

buchi

YouTube mi è stato di grande aiuto per passare dalla teoria alla pratica (seppur virtuale), ho guardato diversi video, mi ha fatto ridere vedere una scena del Giro d’Italia del 2019 quando un tifoso ha cercato di strappare a Heller la borraccia che teneva in bocca e questo è sceso dalla bici pronto alla zuffa! Come cambiano i tempi …

Le borracce sono un oggetto del mistero per me, vengono progettate, testate, prodotte per essere buttate dopo un sorso o poco più! Eppure dietro ad una borraccia c’è tutto un mondo, ci sono competenze, organizzazione, sono responsabilità dei gregari che devono capire quando approvvigionarsene.

La figura del gregario io la trovo molto romantica, è quello che corre corre per non vincere mai (salvo alcune eccezioni di gregari divenuti capitani). Sono andata a cercare lo streaming di un documentario sulla figura dei gregari nel ciclismo: Wonderful Losers, sulla locandina c’è scritto: “When loss becomes victory”.

Da sola questa frase racchiude l’essenza stessa del ruolo.

Comunque, Paolo Pascucci mi ha indicato un “paysage” con tutto il suo palinsesto culturale, ora non vi prometto che guarderò tutte le tappe del Tour de France 2021 ma di certo vorrò verificare quel che ho capito!

E’ un libro di storia Piccola fenomenologia del ciclismo su strada, Paolo Pascucci l’ha scritto partendo dal suo mondo, dai ricordi familiari, dalla sua passione. Non manca di precisare proprio all’inizio, che se in queste pagine si parla soprattutto di atleti maschi è solo perché è ancora troppo recente (seppur promettente) l’ingresso delle donne in questo sport per poter avere una storia consolidata a cui attingere.

Lo stile narrativo beneficia sicuramente del suo lavoro come docente all’Università di Urbino, è puntuale, arricchisce di note e rimandi bibliografici i capitoli senza sacrificarne la godibilità da ascrivere anche a quel tono scanzonato che io ho avvertito chiaro, me lo sono figurato a sorridere mentre scriveva, consultava, pensava.

La Piccola fenomenologia del ciclismo su strada ha compiuto il miracolo di spingermi a pensare alle numerose sfaccettature di questo sport e alla bicicletta in generale, vi propongo una citazione di Ivan Illich che in Elogio della bicicletta scriveva:

coloro che devono spostarsi con forza propria si trovano riclassificati come emarginati e sottosviluppati. Dimmi a che velocità vai e di dirò chi sei

Storicamente anche il ciclismo è considerato uno sport che più di tanti altri ha rappresentato il riscatto degli umili, senza inciampare in una sorta di manierismo sentimentalista possiamo ben affermare che uomini semplici come Bartali e Coppi sono riusciti, con le loro vittorie in bicicletta, a stemperare gli animi in momenti di grandi tensioni sociali.

Tornando indietro a Calvino e al “Giro d’Italia che non ho visto”, voglio chiudere questo breve commento a Piccola fenomenologia del ciclismo su strada con una citazione che riguarda la mia lettura e la recensione:

Scrivo per imparare qualcosa che non so. Non è il desiderio di insegnare ad altri ciò che so o credo di sapere che mi mette voglia di scrivere, ma al contrario la coscienza dolorosa della mia incompetenza

(I. Calvino)

Piccola fenomenologia del ciclismo su strada di Paolo Pascucci

Aras edizioni

Pp 228 Brossura € 16,00