GovernDanceParlare a vanvera è un reato contro l’Umanità

Uccide il nostro futuro e quello dei nostri figli

In tempi in cui di reati contro l’umanità ne vediamo quotidianamente, sarebbe bene includerne anche uno, che raramente viene citato, ma che è seme di tutti gli altri. Infatti troppo sottovalutiamo il “parlare a vanvera” che diffonde ignoranza e svalutazione delle risorse individuali e collettive di un Paese, di un gruppo sociale, di un’organizzazione. Badate bene, non mi riferisco solo al gossip che cosi ampiamente caratterizza i corridoi delle nostre Istituzioni, delle aziende e le piazze locali. Esso ne è solo un effetto collaterale. Mi riferisco al ben piu’ pericoloso fenomeno della retorica presente nel blaterare di italianità, diversità e inclusione, sostenibilità, reputazione e altre buzz words care ai giornali e a frequenti “tromboni” mediatici. Per non parlare poi di alcuni che pretendono di occuparsi di comunicazione d’impresa e affari istituzionali. Conosco imprenditori che fanno dell’italianità uno slogan vuoto, ma affascinante. Quindi attirano risorse importanti e di valore nelle loro aziende, contrabbandano un pagamento piu’ modesto di quello di mercato perché in nome del servizio al Paese….., e poi le scaricaricano appena utilizzate per qualche fine secondario, piu’ legato a far network e fatturato, che reale costruzione di valore e trasformazione strategica. O peggio, l’italianità di chi straniero (anche nella sua posizione fiscale) cerca di affabulare il mercato per rosicchiare qualche simpatia pre -assembleare. Lo stesso vale per chi vuol colpire il cuore degli stakeholder con valori come la sostenibilità, l’inclusione e una governance avanzata. Poi si scopre che dietro al vestito…nulla. Niente investimenti green (e anche su questo ci sarebbe molto da dire), minoranze di genere messe come belle statuine a rappresentare una diversità insulsa e vuota di competenza, Esg come acronimo di cui non ci si ricorda piu’ nemmeno l’esatta estensione. Per non parlare del noto “danno reputazionale” brandito a mo’ di spada di Damocle sulla testa dei piu’ abbienti e in vista, cosi, tanto per mungerne qualche onorario a piu’ zeri, cercando di dar dignità ad azioni da faccendiere che mal si adattano a visioni lungimiranti e strategiche, di vero valore aggiunto.
Eppure se ne fa un gran parlare. Milioni di parole riversati in fiumi di banalità ed inettitudine che le persone ascoltano, metabolizzano,e perfino, credono. Cosi ci ritroviamo in una società che fa cultura attraverso l’inautentica affermazione di principi alti, come possono essere quelli evocati da Diversity & Inclusion o Esg o Reputation, per poi coniugarli in basse azioni senza cuore e senza radici. Si arriva alla disillusione, al pensare che a nessuno interessi la vera essenza della prosperità, cioè la diffusione di equità, pari opportunità e rispetto della persona all’interno delle organizzazioni. E quando arriva la disillusione arriva anche il disprezzo per tutto cio’ che è imploso dentro e fuori di noi; per le promesse mancate, per la frode semantica che cosi profondamente ferisce gli animi dei nostri giovani, che guardano alla nostra generazione sperando di trovarvi qualche sprazzo ispirazionale. E invece no. Ecco perché parlare a vanvera è un crimine contro l’umanità. Perché uccide il nostro futuro e quello dei nostri figli.