GovernDanceCio’ che non sai fare, insegnalo!

Contagiare il resto del mondo con le proprie incapacità è un atto di ignoranza pericoloso per la collettività

Le grandi e le piccole famiglie italiane sono quasi tutte alle prese con difficili processi di successione. Nello specifico molte si stanno dilaniando in liti feroci su eredità passate, eredità future, spartizione delle azioni nelle varie partecipazioni e degli investimenti fatti negli anni o ancora da fare. Interessante osservare queste guerre intestine che in un Paese dove si predica, piu’ che in altri, il valore della famiglia e la sua sacralità, stride particolarmente. La famiglia per i suoi membri è come l’oceano per un pesce. Il lato oscuro è che non ti accorgi di esserne schiavo, che senza quel contesto la tua sopravvivenza vien messa in pericolo, e quando te ne accorgi è troppo tardi. Sei già li impegnato a lottare , unghie e denti, per non perdere la vita. Che per molti coincide col portafoglio, erroneamente. Con buona pace di quei consulenti di fama che credono di sistemare le successioni con qualche dotto processo formale venduto a caro prezzo, la famiglia mai lo segue e sempre scoppia quando è il momento di applicarlo. Basta vedere gli esempi riportati quotidianamente sui media. Molte famiglie, certamente tutte quelle che ce la fanno, non sono cosi visibili come quelle alle prese con grandi disordini. Il fenomeno resta comunque inquietante anche se parziale. Se si limitasse al danno in famiglia, come suggerisce l’antico adagio “lavare i panni sporchi in famiglia”, forse non ci sarebbe da preoccuparsi oltremodo. Infatti ad ognuno la propria gabbia, piu’ o meno dorata, e connessa alle soluzioni (o agli inferni) correlati. Ma non è cosi’. E’ altrettanto evidente che proprio chi è piu’ incapace di gestire le proprie liti e frustrazioni interne per la successione, si erge a decisore per le successioni altrui, soprattutto se ne detiene qualche minoranza azionariale e pretende di gestire le complesse vicende interne di aziende quotate e ben performanti. Questo è il vero danno: l’esportazione dei propri mali privati, delle proprie miserie, dei propri modelli di leadership fallimentari, su beni quotati, di mercato, ben performanti e liberi da vincoli familistici. Del resto noi impariamo a vedere il mondo per come ce lo insegnano in famiglia,la prima organizzazione nella quale impariamo a nuotare, e tutto il resto è in seguito plasmato dalla primordiale esperienza familiare. Quindi, come al solito, niente di nuovo sotto al Sole. Solo la mera ripetizione di apprendimenti acritici proiettati nell’ambiente circostante. La speranza è che l’autoconsapevolezza di alcuni contagi intelligentemente ed efficacemente questi acrocchi familiari, dando loro la speranza e gli strumenti per giocarsi i privilegi di nascita in maniera costruttiva e per il bene collettivo, riaffermando una responsabilità sociale troppo spesso dimenticata. Per riuscire a rompere il circolo vizioso di ripicche e liti, ci vuole pero’ il coraggio di farsi supportare da esterni alla famiglia competenti, pazienti, indipendenti e impavidi. L’esterno, consulente o professionsita che sia, deve rompere le logiche di potere e di ricatto spesso presenti in questi nuclei. Essere rompiscatole e perfino sgradevole, a volte, sempre nel rispetto del bene ultimo, è poco apprezzato nella nostra cultura. Meglio pagare lautamente chi dice di poter cambiare per lasciare tutto come sta e incassare il ricco ticket. E poi andare altrove ad insegnare come fare successione a chi porta risultati eccellenti e al litigio irrazionale privilegia la logica di mercato.

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