E(li's)booksLa mia intervista a Julián López, parliamo di Una ragazza molto bella.

"Non voglio essere il figlio di quel corpo nei giorni tra il sequestro e la fine".

E’ uscito da poco in Italia Una ragazza molto bella dello scrittore argentino Julián López, un romanzo che io ho amato subito, fin dalle prime pagine (la traduzione è bellissima ora lo sto leggendo in spagnolo), questo quindi è il libro consigliato di oggi.

Ecco la trama e di seguito l’intervista che ho fatto all’autore.

Una muchacha muy bella “ , Una ragazza molto bella, è la madre del narratore, una donna misteriosa, mai uscita dall’Argentina, che adora i canditi, le cartoline dall’Olanda e Che Guevara. Ma soprattutto, Una ragazza molto bella è un ricordo, perché quella ragazza a un certo punto scompare, come molti altri giovani argentini negli anni ’70. La violenza, i rapporti della donna con la dittatura e i militanti: tutto arriva al lettore nascosto dietro un velo, quello dello sguardo di un bambino che solo dopo molti anni riuscirà a capire il conflitto interno della madre, divisa tra l’amore per il figlio e il dovere di militante. Una serie di istantanee preziose che il narratore raccoglie dei momenti passati insieme a sua madre, quando aveva solo otto anni: la gita al giardino botanico di Buenos Aires, un Natale trascorso in compagnia della vicina e della sorella voluttuosa, le chiacchiere in cucina. A emergere è la ripetizione ossessiva della frase “era una ragazza molto bella”, che si plasma e assume ogni volta nuove sfumature, che universalizza l’assenza, la nomina e la reclama.”

L’intervista.

“Una ragazza molto bella” è un capolavoro per la sua altezza poetica e narrativa. Leggendo il suo romanzo mi è venuta in mente questa definizione di letteratura: “La letteratura è l’arte che imita la bellezza per mezzo del linguaggio” (Álvarez Espino y Góngora Fernández) E’ daccordo con questa definizione ?

Non posso parlare in termini di letteratura, non so come farlo. Preferisco parlare di scrittura e lettura, lo spazio comune e comunitario a cui mi dedico e che, in un certo senso, ritengo lo spazio più grande in cui tanti e tanti si ritrovano. Tendo a pensare che non ci sia molto altro da fare che leggere, e che la scrittura sia una conseguenza della lettura. D’altra parte, la ricerca della bellezza è una preoccupazione constante, una domanda constante, che cos’è la bellezza e che effetto ha la bellezza su di me e sul mio sguardo?. E’ questo quello a cui penso.

La “matergrafia” può essere molto utile per leggere “Una ragazza molto bella” che io ho inteso come un libro sulla donna come soggetto politico e sulla complessa architettura della famiglia. La maternità non è in assoluto la cosa migliore che ti può capitare. Che posto occupano oggi le donne nella società argentina?

Mi sembra una lettura molto accurata quella della “matergrafia” e quella della dimensione di “Una ragazza” come libro sulla donna come soggetto politico e sulle crudeli tensioni a cui le donne sono state storicamente sottoposte in ambito sociale.

In particolare questo personaggio, una militante degli anni ’70 che vive da sola in condizioni modeste con suo figlio in un momento in cui l’Argentina è scossa da lotte rivoluzionarie e dal terrore di stato.

Il movimento delle donne argentine, il femminismo argentino è la cosa migliore successa al paese ed è una tradizione politica impressionante e constante nonostante l’invisibilità. Una delle nostre “madri del paese”, fu una combattente che lottò per l’indipendenza, Maria de los Remedios del Valle, una donna di colore, una militare, una capitana.

La sensazione di pericolo imminente e di abbandono è presente in tutto il romanzo e questo tiene il lettore in una constante apnea. Possiamo dire anche che “Una ragazza molto bella” è un romanzo sulla perdita dell’innocenza?

Credo di sì, si può leggere come un romanzo sulla perdita dell’innocenza come ideale politico.

Nel romanzo la figura della madre viene descritta come lettrice vorace. La relazione con i libri e la lettura è anche questa simbolo della resistenza di quella classe media che negli anni Settanta stava andando a ingrossare le fila dei nuovi poveri?

Esatto, mi interessava molto ritrarre quella dimensione culturale della borghesia argentina, così resistente e complessa, così fortemente attaccata a certe cose e spesso politicamente irresponsabile. La lettura come valore di classe, un valore di enorme complessità e molto caratteristico delle classi urbane.

I protagonisti del suo romanzo non hanno nome, è un modo per rendere universale la storia?

Sì, è un modo per cercare di generare la sensazione che non ci sia distanza tra i personaggi e i lettori, lo scopo è creare empatia immediata: se i personaggi non hanno un nome, quel vuoto può essere rapidamente riempito con il nome della persona che legge o con i nomi che gli sono più prossimi, più vicini.

Il suo linguaggio figurativo mi ha conquistata. Le gonne di tweed con la fodera di seta sono un altro privilegio che la sua protagonista vuole difendere?

Si assolutamente. La stessa complessità della difesa della cultura come valore, valore culturale ma anche privilegio di classe. E’ la tensione di una militante rivoluzionaria che mostra e difende anche i suoi privilegi, quelle cose che le danno una identità molto chiara all’interno della sua comunità.

Si stima che tra i desaparecidos argentini ci furono circa un migliaio di italiani, il 3,3% del totale. In generale, l’attenzione della stampa italiana dal 1976 al 1981 su quello che stava succedendo in Argentina fu piuttosto bassa, gli articoli erano concisi e sporadici e venivano sempre collocati nelle pagine centrali dei giornali, troppo poco per consentire ai lettori italiani di comprendere davvero cosa stava accadendo. Misurare l’Argentina, la sua storia, con lo stesso metro con cui si misurano gli eventi storici dell’Europa credo sia impossibile. Non si può interpretare una realtà con uno schema alieno. Crede che i lettori italiani riusciranno a comprendere appieno il significato del romanzo?

Quando stavo scrivendo il romanzo, un amico mi ha suggerito di leggere Caro Michele di Natalia Ginzburg, un romanzo che adoro e che è stato scritto negli anni in cui è ambientato il mio romanzo. Le due storie non si assomigliano, i personaggi si muovono in modo differente, esprimono idiosincrasie molto diverse, una è una storia sudamericana, l’altra una storia europea, italiana. Tuttavia, il romanzo della Ginzburg mi ha parlato molto da vicino e mi ha portato in una dimensione che era legata alla mia scrittura. Mi sembra che i libri abbiano quel potere: parlarci all’orecchio senza che differenze o distanze si intromettano.

E mi fa molto piacere, mi riempie di speranza il fatto che “Una muchaca” sia “Una ragazza”, ho aspettato e desiderato molto questa traduzione. Spero che il romanzo circoli e trovi i suoi lettori italiani.

L’altra faccia della crisi della rappresentanza politica è la crisi dei rappresentati. Che cos’è oggi la militanza politica nell’immaginario collettivo e cosa non dobbiamo dimenticare?

Non lo so e mi sembra giusto non saperlo. In ogni caso credo sia necessario dimenticare tutto perchè la memoria non diventi una cristallizzazione del passato, la memoria è un fatto vivo, è la storia che unisce e ci vivifica, dà senso all’esperienza del presente. In un mondo così brutale, con tanta disuguaglianza, la memoria deve essere un grido attuale e vigoroso.

In ogni caso, quello che penso non si possa dimenticare è che per vivere nel mondo ci vuole un’etica, la percezione in cui viviamo, che siamo tanti, tanti, tanti e che questa è una responsabilità assoluta, forse l’unico senso del nostro essere, del tempo che ci tocca.

Vi lascio con un messaggio che mi ha scritto l’autore quando ho chiesto di potergli fare queste domande:

“Me llena de felicidad esta entrevista, mi primer contacto con “una lectura italiana”, me emociona mucho de verdad. Y la calidad de las preguntas. Y el verbo amar en relación con la novela. Me emociona mucho. Muchísimas gracias.

Un abrazo grande. Julián”

Chiaramente ero emozionata anche io, anzi sono sicura molto di più. Bellissima esperienza.

Una ragazza molto bella di Julián López

Traduzione di Sara Papini

Alessandro Polidoro editore

Pp. 166 Brossura € 16,00

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