E(li's)booksPiù leggero dell’aria di Federico Jeanmaire

"Perché la libertà, mi ascolti bene, figliolo, è del tutto legata alla proprietà"

Più leggero dell’aria, dello scrittore argentino Federico Jeanmaire è arrivato nelle nostre librerie il 27 gennaio, è il mio consiglio di lettura di oggi.

Il libro

Rafaela, una donna di 93 anni, viene aggredita da Santi, un giovane che la costringe a portarlo a casa sua per derubarla. Una volta dentro, l’anziana signora rinchiude il delinquente in bagno. Ma anziché chiamare la polizia, decide di allacciare una conversazione con lui che in realtà sarà un monologo di quattro giornate, promettendogli di lasciarlo andare solo dopo che lui la avrà ascoltata fino in fondo. Un’opera che, attraverso il tentativo di una redenzione educativa, indaga sulla solitudine e sulla mancanza di dialogo, spesso politica, denunciata da Jeanmaire anche grazie alla scelta narrativa del monologo.

La mia lettura

Più leggero dell’aria è il desiderio di ogni donna”, le parole della defunta madre della protagonista di questa storia singolare di Federico Jeanmaire.

L’anziana signora è la voce narrante, protagonista insieme al personaggio assente di Delita, la sua giovane madre morta poco dopo la sua nascita e che lei ha idealizzato ed elevato a simbolo di libertà e temerarietà oltre che di bellezza.

Tutta la storia si svolge nell’arco di tempo di quattro giorni, è giovedì 29 novembre quando questa novantatreenne per difendersi da una aggressione da parte di un adolescente sbandato si trasforma in un carnefice molto più spietato di quanto probabilmente sarebbe riuscito ad essere l’aggressore.

La violenza è soprattutto verbale, è il prodotto dell’acredine che per quasi un secolo ha avuto modo di fermentare nell’animo solitario di questa donna che si ricostruisce una storia familiare immaginandola a suo piacere e con l’intento, probabilmente, di riabilitare quei genitori persi troppo presto e mai conosciuti.

La menzogna è stata necessaria a questa donna per sopravvivere, ora approfitta dell’occasione di poter decidere della vita di un altro per condividere la realtà fittizia della sua vita, per raccontare la sua verità.

Non sentiremo mai la voce dell’adolescente Santi, le sue azioni, le sue grida e improperi ci verranno riferiti dalla vegliarda, sarà il nostro filtro e quella porta che separa i due è il simbolo evidente dell’incomunicabilità non solo generazionale ma anche umana.

Federico Jeanmaire ha scritto un romanzo su come la solitudine possa tracimare in violenza, su come i pregiudizi, le generalizzazioni possano rappresentare un limite invalicabile.

Per Faila (come la chiamava la zia che l’ha cresciuta) non ci sono vie di mezzo, tutto è catalogato secondo il suo personale punto di vista, c’è un noi (donne) e un loro (uomini) mondi inconciliabili e contrapposti, ma ci sono anche quelli che bevono il tè che sono sicuramente più civilizzati di quelli che bevono il mate e via discorrendo secondo una visione calvinista e “personalizzata” di ciò che giusto e ciò che non lo è.

Faila è una “vieja mala”, è segnata dalla sconfitta, “faila” significa “falla” non ha un passato preciso, e Federico Jeanmaire ne mostra l’umano squallore con grande perfezione sia grazie al registro linguistico sia nel modo in cui, senza rivelare grandi particolari della biografia della sua protagonista, lascia trapelare l’insensatezza della presunta morale che anima le azioni estreme della donna.

Più leggero dell’aria è un monologo amaro, la scelta di trasformare una donna anziana in un essere tutt’altro che indifeso è fedele ad uno stereotipo che vuole la donna vecchia vicina alle forze demoniache, qui io però ho immaginato questa scelta come necessaria ad un obiettivo dello scrittore: evidenziare che l’età non basta a renderci più saggi, che si può essere violenti, chiusi, meschini sempre, soprattutto in carenza di rapporti umani.

Delita, la madre di Rafaela/Faila è un personaggio molto affascinante:

A che pro urlare di no a quell’uomo quando lei avrebbe comunque volato quel giorno stesso? […] A che pro voler diventare uomo un’altra volta ora che non ne aveva più bisogno? […] Era stata uomo quando aveva dovuto esserlo: per la precisione durante la lunghissima notte non ancora conclusasi in cui aveva aperto le gambe e aveva lasciato che quello le facesse ciò che voleva a suon di strattoni. Non aveva più bisogno di essere uomo”.

Un punto di vista molto interessante non vi sembra? Resistere ad una violenza significa “essere uomo”, prendersi la propria libertà significa invece essere donna.

Da qualche ora, Delita, poteva permettersi di essere donna un’altra volta. Senza paura. Tranquillamente. Una bella donna alla quale quell’uomo doveva il prestito di un aeroplano.”

A me Più leggero dell’aria è piaciuto moltissimo.

Più leggero dell’aria di Federico Jeanmaire

Traduzione di Carlo Alberto Montalto

Pessime idee editore

Pp 172 € 18,00

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