E(li's)booksQuattro chiacchiere con Tito Faraci sulla storia del fumetto italiano

“Breve storia del fumetto italiano. Le origini, gli eroi, gli autori”

Feltrinelli Education, nelle nuove Lezioni d’Autore, celebra e ripercorre le tappe della tradizione del racconto disegnato in tre appuntamenti on demand dove a tenere le redini della storia è il noto sceneggiatore Tito Faraci, curatore della collana comics di Feltrinelli, autore, tra i tanti, di Topolino, Zagor e Dylan Dog, nonché uno dei primi in Italia a confrontarsi con i Marvel Comics americani.

Io sono una fan di Tito ma anche dei corsi (ideali per chi ha poco tempo come me) on demand di Feltrinelli Education, ho seguito quello di Marco Damilano lo scorso anno e sicuramente mi ritaglierò del tempo per questo bellissimo dedicato ai fumetti “Breve storia del fumetto italiano. Le origini, gli eroi, gli autori”.

La prima persona a cui ho pensato per preparare le domande di questa intervista è stato Umberto Eco, vi chiederete perché mai, ve lo lascio scoprire leggendo.

  1. Tito io ho letto i suoi libri, la seguo da anni sui social e per me lei è il “Master & Commander” del fumetto, con lei ci si può imbarcare in una sfida ai confini delle “strisce”.

“La grande forza del fumetto risiede nel senso di libertà e anarchia che questo trasmette già dai primissimi esperimenti. Nel fumetto è lo spazio a definire il tempo, non ci sono leggi che tengano, tutto può accadere.”

La cito perché a proposito del “tutto può accadere” vorrei ricordare con lei quel momento storico in cui Topolino divenne “Tuffolino” e Minnie si trasformò in Mimma, io mi sono chiesta: c’era una qualche consapevolezza dei lettori secondo lei di questo cambio di “nazionalità” del topo più famoso del mondo? Cosa rappresentavano i fumetti negli anni Trenta in Italia?

Ma in realtà Topolino nasce altrove ma arriva in Italia quasi in contemporanea con gli Stati Uniti, poco dopo, il nostro paese ha una tradizione di illustratori importante, basti pensare al Corriere dei Piccoli, tuttavia, quando si pensa a Topolino la percezione è stata a lungo  (fino almeno agli anni Ottanta) e un po’ per tutti, che si trattasse di un personaggio esclusivamente statunitense mentre invece dobbiamo attribuire la “paternità” italiana già alle primissime storie pubblicate negli anni Trenta. Io amo molto Topolino, è un personaggio longevo che ha attraversato anche una crisi profonda da cui è riuscito ad uscire perché di fatto incarna perfettamente l’italiano, con la sua tradizione della commedia dell’arte, incarna il tipo di persona comune con le difficoltà della vita, la miseria, la capacità di ironizzare su tutto, anche sulle cose più brutte della vita. Il modo in cui le storie illustrate si sono diffuse nei due paesi è sicuramente differente, negli Stati Uniti i fumetti erano all’interno dei quotidiani, in Italia erano pubblicazioni separate, dedicate esclusivamente ai più piccoli. Il fumetto disneyano di fatto ha rappresentato bene i sogni, le aspettative, le miserie e le nobiltà degli italiani, oltre a Topolino penso anche a personaggi come Paperino che è sicuramente molto italiano, ci rappresenta, è inserito nella storia della tradizione della commedia dell’arte che poi diventa la commedia italiana. Il fumetto si inserisce molto bene sia in una nostra tradizione di racconto comico, avventuroso, sia in una tradizione di grandi illustratori. Infine, bisogna considerare il fatto che in Italia non abbiamo avuto una ricca tradizione di narrazione avventurosa, c’è Salgari ma non basta, solo da pochi anni c’è una narrativa di genere italiana soprattutto nel noir, nell’horror, la narrativa di intrattenimento è mancata molto nel nostro paese. Il fumetto è stato un ottimo veicolo per l’intrattenimento ma anche per chi desiderava scrivere storie avventurose, che avessero una componente di svago. Io ho cominciato a scrivere fumetti perché sentivo questo desiderio, volevo l’opportunità di poter inventare! Il fumetto consente di avere un pubblico molto vasto.

  1. Un fumetto è tante cose insieme: testo e immagine, tradizione e sperimentazione, è un universo in cui si arrivano a cancellare frontiere geografiche e tematiche, è una sorta di grande amalgama di stili e quello che più affascina me è la lingua del fumetto che per sua natura necessita di un testo semioticamente molto complesso. Quali sono gli elementi tipici di questo linguaggio?

Il fumetto non è un genere, è un contenitore di generi e di “non generi” caratterizzato dalla sintesi, da un universo di simboli, le parole devono essere in armonia con le immagini e insieme devono creare un rapporto di complicità con il lettore a cui viene delegato una parte del racconto. Il lettore costruisce ciò che avviene tra una vignetta e l’altra. Si ha l’opportunità così facendo di raccontare storie con un respiro narrativo molto vasto. Gli spazi tra le vignette, la possibilità di spostare lo sguardo avanti e indietro all’interno della storia sono frutto di una gerarchia precisa con la quale si pensa, si disegna, si compone la storia. Il tempo è definito dallo spazio. Il ritmo di un fumetto è qualcosa di particolare e unico che non può essere replicato allo stesso modo nella lettura, nella prosa, diventa faticoso, come nel cinema, non si può continuamente tornare indietro con le immagini, nel fumetto invece è qualcosa di istantaneo, mentre leggiamo con grande naturalezza possiamo “buttare l’occhio” in avanti o indietro. Chi sceneggia tiene molto presente questa cosa, questa gerarchia. Riassumendo: sintesi, geometria del racconto, progettazione.

  1. Torniamo a Topolino che ad un certo punto diventa giornalista e si fa portavoce di un messaggio rivoluzionario per il periodo storico: la libertà di stampa. Io me lo vedo gridare: “That’s the press, baby!”, “E’ la stampa, bellezza, la stampa, e tu non puoi farci niente!” stile Bogart. Quali sono secondo lei i messaggi che questo personaggio è riuscito nel tempo a lanciare?

Come si diceva, Topolino è l’eroe della porta accanto, in Italia ha avuto un momento di “calo” perché è stato identificato come un “perfettino” ma non è così, addirittura nelle prime strisce è una specie di dropout che vive ai margini, uno sfaccendato, perfino attaccabrighe, ha incarnato perfettamente la cecità del cittadino medio americano, il cittadino comune.  Le sue trasformazioni raccontano la storia della piccola borghesia Usa. Topolino nasce avventuriero, con il crollo di Wall Street risente della crisi, nel Dopoguerra trova la sua vera identità: l’americano medio che difende la proprietà privata e i valori americani. Tex e Dylan Dog per esempio sono altri due personaggi che ci hanno accompagnato negli anni come fossero degli amici, Tex in particolare è un caso clamoroso nel suo genere per l’affetto di cui gode. Ma voglio citare anche un altro grande personaggio, uno dei primi anti-eroi, Diabolik, uno senza morale ma a cui sotto sotto si vorrebbe un po’ assomigliare. E’ sicuramente frutto della genialità delle due creatrici, Angela e Luciana Giussani. Diabolik è nemesi di una società in cui tutto ha un prezzo, in cui ognuno indossa una “maschera sociale”, lui ha veramente una maschera è il mostro che incarna le pochezze, le miserie del tempo.

  1. All’origine il fumetto era essenzialmente comico negli Stati Uniti, in Italia, in Francia, poi ci sono state tante diverse “rivoluzioni”, in Italia possiamo ricordare Linus la “rivista dei fumetti e dell’illustrazione” nata nell’aprile del 1965 grazie ad una coppia di intellettuali, Giovanni Gandini e sua moglie Anna Maria, fondatrice della libreria Milano Libri. Un giovane Umberto Eco intervista Elio Vittorini e Oreste Del Buono su «una cosa che riteniamo molto importante e seria, anche se apparentemente frivola: i fumetti di Charlie Brown». Che periodo è stato quello per il fumetto italiano?

Io sono convinto che Linus sia stato la prima pubblicazione al mondo di fumetti per adulti, nel senso non per ragazzi. Aveva un apparato critico con uno studio sulla lingua, il fumetto veniva analizzato con uno sguardo critico, adulto, è stata una grandissima rivoluzione che ha coinvolto intellettuali di grande livello. Linus aveva fumettisti intellettuali come Crepax, gente che aveva una visione del mondo, della cultura, veramente alta.

  1. Ma poi cosa è successo? Perché si è esaurita questa vena, se si è esaurita…

No, non si è esaurita, è confluita, c’è stato un apice in cui abbiamo avuto questo fumetti autoriali che erano un po’ separati dalla tradizione del fumetto popolare, anche negli anni Ottanta con Frigidaire, con Pazienza, abbiamo avuto un fumetto underground antagonista del fumetto popolare insomma. Il grande merito del fumetto italiano è stato, è tutt’ora, quello di riuscire ad essere autoriale anche all’interno di una produzione popolare come avviene nel caso di Zerocalcare o anche di Gipi che riescono ad arrivare, a parlare ad un pubblico davvero vasto. La separazione tra fumetto intellettuale e fumetto popolare è valsa fino ad un certo punto, poi le due cose sono confluite.

  1. Io non so disegnare, non ho nessuna manualità, disegno nell’aria come Linus quindi mi fanno sognare artiste come Alice Milani la cui opera prima è stata quel bellissimo fumetto biografico che racconta Wislawa Szymborska. Che posto hanno oggi le donne italiane nel mondo del fumetto?

Le donne sono per fortuna sempre di più come è giusto che sia, per Feltrinelli Silvia Milani ha pubblicato Università e pecore. Vita di don Lorenzo Milani. Citavamo prima le sorelle Giussani che rappresentano una parte della storia delle fumettiste italiane, ma c’è anche Valentina Mela Verde, oggi le fumettiste sono tante che quasi non ci faccio più caso, nel senso che è la normalità, io ho lavorato tantissimo con Silvia Ziche che è bravissima. Nella collana che curo per Feltrinelli ci sono per esempio Sara Menetti, Fumettibrutti, Vanna Vinci straordinaria, bravissima. Quando ero ragazzo io i fumetti erano letti soprattutto dai maschi, in realtà non mi ero mai chiesto il perché, oggi è molto diverso, la trasformazione è avvenuta con grande naturalezza ed è bene così.

  1. Perché ZEROCALCARE piace tanto secondo lei?

Perché racconta bene se stesso, lo fa con coerenza ed onestà. Racconta non solo la sua generazione ma tutte le generazioni in questo momento. E’ quello che io dico sempre ai giovani che incontro come curatore della collana comics di Feltrinelli, se racconti bene il tuo tempo, la tua generazione, racconti ogni epoca, ogni tempo. Un bravo autore che sa raccontare i mondi lontani, distanti, arriva comunque a raccontare qualcosa della sua vita, anche se scrivi una storia che si svolge ai confini dell’universo, stessa cosa se racconti quello che succede quotidianamente a te e i tuoi amici. L’importante è la forza del racconto, avvicinarsi ai propri lettori e in questo Zerocalcare è bravissimo.

  1. La lascio con quest’ultima domanda: come mai secondo lei in Francia si leggono più fumetti che in Italia? E’ una questione culturale, storica o di mercato editoriale?

In Francia il fumetto ha un valore culturale riconosciuto altissimo, ha raggiunto grandi livelli di riconoscimento nella cultura, autori italiani come Hugo Pratt o Milo Manara hanno avuto in Francia una seconda patria dove il fumetto si è diffuso e sviluppato nelle librerie, in Italia nelle edicole. Oggi anche qui da noi vediamo arrivare i fumetti in classifica ed è una cosa che ci stupisce mentre in Francia è cosa normale. E’ vero però che la nostra tradizione del fumetto in edicola fa numeri giganteschi mentre in Francia non è così. Comune non è poi così vero che in Italia si leggono meo fumetti, non più!

Mia nota personale a conclusione di questa intervista:

Ho telefonato a Tito Faraci il 27 febbraio nel primo pomeriggio, era il giorno del mio compleanno e ho considerato questa chiacchierata il mio regalo speciale di compleanno!

Per chi volesse un “assaggio” di “Breve storia del fumetto italiano. Le origini, gli eroi, gli autori” basta cliccare QUI per il trailer della Lezione d’Autore

 

 

 

 

 

 

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