E(li's)booksLa casa natale di Henry James

Gli piaceva sfoggiare ardimento perché gli veniva così facile: poteva misurarlo a metri.

Un magnifico classico di Henry James

Il libro

Una casa-museo, lo spirito sfuggente di Shakespeare, un custode chiamato a trasformarsi in personaggio da baraccone. È lecito, e fino a che punto, assecondare turisti affamati di invenzioni e bugie nella presunta casa natale del Bardo? È giusto mostrare loro dubbie reliquie, raccontare frottole, inscenare teatrini pur di tenere in piedi lo «show»? Morris Gedge, protagonista di questo romanzo breve e sacerdote del tempio, «la casa giovanile del supremo poeta, la Mecca della razza anglofona», se lo chiede e, per tenersi stretto il lavoro, dovrà affrontare le più profonde remore della propria coscienza, pressato da una moglie preoccupata, un capo che incute timore e amichevoli visitatori d’oltre oceano. Nell’epoca delle mistificazioni e delle fake news, dell’idolatria e della spettacolarizzazione dell’artista a scapito dell’arte, Henry James ci consegna un testo, scritto con tono leggero tra ironia e satira, di straordinaria e potente attualità.

La mia lettura

Quando penso ad Henry James mi torna in mente l’Università, abitavo con una ragazza che studiava lingue e io tra un esame di diritto e l’altro leggevo i libri dei suoi esami, così ho scoperto tante opere di James che ho soprannominato lo scrittore dell’inganno.

Mi spiego.

James ha lavorato moltissimo sul modo in cui si costruisce una storia di finzione, la sua “House of Fiction” è l’emblema della finzione letteraria quindi La casa natale che giustamente Sergio Perosa all’inizio di questa edizione precisa essere una “benedetta nouvelle”, si innesta perfettamente nel processo di ricerca e analisi del “falso” di Henry James.

James ha precorso i tempi immaginando in quale direzione sarebbe andato il mondo, la direzione dell’imbroglio! Il mondo futuro immaginava avrebbe visto l’opera di Shakespeare passare in secondo piano rispetto alla “rappresentazione” del “personaggio” Shakespeare.

La prosa di James è “avviluppante”, ha quella fluidità che trascina e in La casa natale non deve neppure spiegarci con qualche stratagemma la “maschera” di Morris Gedge perché ci rende subito consapevoli di che tipo sia il suo personaggio, di come arrivi a sedare i sensi di colpa in virtù della rappresentazione funzionale alle esigenze familiari.

Il tono volutamente ironico che innesca più di qualche sorriso non ha quelle caratteristiche del “sottotesto” che necessitano di interpretazioni, La casa natale è racconto e critica allo stesso tempo e la critica è in questo caso creatività.

L’autore si serve della storia per ragionare su quanto sia difficile far sopravvivere l’arte indipendentemente dalla fama dell’artista, lo scopo di James è arrivare ai lettori per renderli partecipi del suo pensiero, delle sue preoccupazioni.

Henry James fa innamorare, io adoro ognuna delle sue donne, penso alla Catherine di Washington Square a Isabel Archer di Ritratto di signora, a Milly Theale de Le ali della colomba o a Maggie Verver de La coppa d’oro ma anche la moglie di Morris Gedge ha il suo bel carattere, la sua personalità.

Non dobbiamo, sai spingerci troppo in là.

Stranamente, adesso lei aveva smesso d’essere persino consapevole dei suoi scrupoli tanto era lanciata nella propria carriera.

Troppo in là per cosa?

Per salvarci l’anima immortale. Non dobbiamo, amore, dire tante bugie.

Lo guardò con aria cupa di rimprovero.

Ah, adesso ricominci?

La cosa affascinante dei personaggi di James è la condizione psicologica in cui si trovano a vagare, l’eterno equilibrio tra bene e male dove per male si deve intendere qualcosa di inevitabile.

Gli piaceva sfoggiare ardimento perché gli veniva così facile: poteva misurarlo a metri.

Rende perfettamente l’idea di come ad un certo punto Gedge fosse diventato parte delle sue menzogne, la “messinscena” diventa la vera attrazione, diventa uno show, il vero motivo per andare a visitare La casa natale.

Gli estimatori di James, ricorderanno “Quel che sapeva Maisie” una storia incentrata sul sapere e il non sapere della bambina protagonista, sul far finta di sapere per non voler sapere in un gioco infinito, ecco ad un certo punto anche in questa “nouvelle” si arriva ad una situazione simile e i risvolti sono davvero sorprendenti ed interessanti.

Se non avete letto La casa natale allora vi consiglio sinceramente di farlo come vi consiglio di approfondire quel “diavolaccio” di Henry James con le sue digressioni, le frasi arzigogolate, è stato un uomo misterioso e misteriosa è la sua opera.

La casa natale di Henry James

Versione e cura di Sergio Perosa

Edizioni Spartaco

Pp 150 Brossura € 14,00