GovernDanceQuando perdi, non perdere la lezione

Apprendere dagli accadimenti della vita e guadagnare occasioni di crescita

Ci sono arricchimenti che passano dalla sconfitta; rabbia e ignoranza non permettono di riceverli e migliorarci. E il nostro mondo, ovunque, sta mostrando come sia difficile fare tesoro della frustrazione, della perdita, del dolore. Lo mostrano le piccole beghe sulla governace di alcuni cda (un esempio per tutti Generali), lo mostrano i grandi disastri come la guerra in Ucraina, e prima ancora in Afghanistan e dovunque altro nel mondo accade che l’Uomo si faccia assassino. Eppure la dinamica di Thanatos, di coloro che si sentono spinti verso la distruzione di sé e quindi non importa la distruzione di chi altri, non cambia nel corso dei secoli. Perché l’Uomo non può ambire ad essere migliore? Perché in situazioni di stress (intendo di-stress,ovvero lo stress cattivo), ciò che emerge è il peggio e raramente il meglio? Dove sbaglia l’educazione nell’allevare figli più generosi, più lungimiranti, più intelligenti e saggi dei loro genitori? Dove falliamo nel segnalare a chi ci segue percorsi virtuosi?
Molti sono gli interessi che vanno oltre le spartizioni di potere e le lotte che ancora dovranno consumarsi nei prossimi mesi nell’arena della governance d’impresa e del Paese, ma sarebbe utile a tutti, al Paese Italia e alle persone e aziende coinvolte, tutte indistintamente, capire quale sia la vera lezione di tutti gli accadimenti fin qui avvenuti. Siamo in tempo di guerra e di post pandemia; siamo in un momento molto buio della nostra umanità. Dobbiamo ripensare a piccoli interessi di parte e a grandi azioni per la sostenibilità del nostro pianeta. Dobbiamo anche ripensare all’esempio che stiamo dando ai giovani di oggi che vedono le nostre generazioni più mature sugli scranni del potere e poco sanno ispirare chi li guarda. Chi dice che va in Russia, il giorno dopo dice che forse non andrà; chi fa il diavolo a quattro per prendere il potere, poi dà le dimissioni del consiglio; son tutti a far a gara sul “fare e disfare”, come se nulla avesse un impatto sulla realtà. Ognuno chiuso nella propria testa,permettendo anche all’interno delle organizzazioni e delle istituzioni una scompostezza e un disordine imbarazzante. Tenere al bene comune solo un pizzico in più di quanto teniamo a noi stessi, basterebbe ad alzare la performance di tutti, basterebbe, per pur poco che sia quel differenziale fra me e l’altro, a coltivare il bene comune di cui ci dimentichiamo, comodamente asserragliati dentro alle nostre gabbie narcisistiche. E intanto il tempo passa, passano le vite e l’essere umano continua a interrogarsi sul senso del divenire.