E(li's)booksFat Phobia di Sabrina Strings

"Fat Phobia affronta la tematica della paura del grasso sui corpi femminili"

Il mio consiglio di lettura per questa domenica: Fat Phobia di Sabrina Strings.

Il libro

La paura del grasso corporeo non ha nulla a che fare con la salute. È, invece, espressione del razzismo e del sessismo sistemico occidentale. Sabrina Strings, in questo saggio attualissimo, indaga il disgusto per i corpi grassi nelle nostre società (soprattutto quella statunitense). Avvalendosi di una grande varietà di fonti e di una penna spesso carica di tagliente ironia, ripercorre le tappe storiche, scientifiche e filosofiche che hanno determinato l’ideale di bellezza attualmente perseguito in Occidente. E lo fa da una prospettiva inedita, prendendo in considerazione i soggetti solitamente marginalizzati o esclusi dai trattati di estetica, inglobando eventi e personaggi apparentemente distanti, come i dipinti di Rubens e l’importazione di zucchero e caffè dalle colonie verso l’Europa. Tra resoconti di viaggi esotici, diete azzardate da medici probi e timorati di Dio, dame appariscenti, inventori di un famoso marchio di cereali, paventate epidemie, gerarchie razziali e classifiche di bellezza messe a punto da pensatori considerati illustri, Strings avanza la tesi che le radici della grassofobia siano da ricercarsi nell’ascesa delle teorie della razza a partire dal Rinascimento.

La mia lettura

Sabrina Strings è docente di sociologia presso la University of California, insegna yoga ed è una femminista.
In Fat Phobia, grassofobia, Strings ha concentrato la sua attenzione su un tema centrale dal punto di vista sociale non solo negli Stati Uniti ma nel mondo.

Fat Phobia pone una domanda fondamentale: come è arrivata la società occidentale a definire come canonico e modello di bellezza un fisico asciutto, magro?

L’originalità di questo lavoro di Sabrina Strings risiede nel fatto che l’analisi considera due aspetti in particolare: il genere (femminile) e la razza.

Il collegamento tra colore della pelle, il paese di provenienza, la classe sociale e la Fat Phobia è tanto stringente da non poter essere ignorato.

La conformazione dei corpi delle donne di colore è differente, non sempre ma spesso hanno fianchi pronunciati, un fisico giunonico, è facile che si tenda a generalizzare.

Il libro che state per leggere contiene terminologia offensiva. Fat Phobia affronta la tematica della paura del grasso sui corpi femminili da un inedito punto di vista razziale. […] Si è ritenuto, per ragioni di accuratezza storica e per non fare un torto all’originale (dove le parole offensive sono riportate integralmente), di non optare per soluzioni perifrastiche o sostituzioni dei suddetti termini nella traduzione. Si ritiene, invece, che la durezza e la crudeltà del loro freddo utilizzo restituiscano pienamente al lettore l’orrore di un cinismo distaccato e strumentale operato in tutti gli ambiti delle scienze e della filosofia europei (e occidentali nel senso più ampio del termine) nello stabilire dei parametri di alterità che permettessero il perpetrarsi della tratta degli schiavi, l’espansione coloniale e, poi, la legittimazione scientifica della supremazia bianca.“

Fat Phobia comincia così e il titolo di questa introduzione è “Trigger warning”.

Diviso in tre parti affronta il tema della fobia del grasso partendo dai canoni della bellezza Rinascimentale: “Il bello del robusto”, quando Essere Venere significava forme armoniose, piene e, seppure il bianco della pelle rappresentasse un must, una donna nera con le stesse fattezze era considerata altrettanto bella.

Nella seconda parte: “Peso, razza, patria e Dio”, Sabrina Strings ripercorre le fasi storiche che hanno man mano portato a considerare la grandezza dei corpi come una misura di virtù nel Diciottesimo e Diciannovesimo Secolo.

La terza parte, Il peso della medicina, esamina come le istituzioni sanitarie americane abbiano considerato i corpi grassi e magri tra la fine del diciannovesimo secolo e la fine del ventesimo.”

Fat Phobia è un libro di storia, di filosofia, di arte, di sociologia. E’ un libro duro, a volte ho fatto fatica a leggere alcune pagine che spiegano accuratamente come sono nate alcune convinzioni, tanti stereotipi scellerati che abbiamo ereditato fino ad oggi.

La terza parte è quella che mi ha maggiormente colpito, racconta anche tutta la storia di John Harvey Kellogg il “padre” dei cereali.

L’idea iniziale del dottor John Harvey Kellogg non era stata quella di diventare il più grande fornitore al mondo di deliziosi cereali per la colazione. A dire il vero, non ne aveva voluto sapere niente, della commercializzazione delle sue leccornie. Secondo le sue valutazioni, la gamma di alimenti vegetariani confezionati con amore da lui e da sua moglie, Ella, avrebbero dovuto essere condivisi con la sua congrega di Battle Creek, nel Michigan. […] Kellogg fu una figura di spicco della crescente incursione medica nelle questioni nutrizionali legate al peso dell’americano medio, terreno dominato in precedenza dagli scienziati della razza e dai riformisti religiosi. Invece di aggirare o ricusare immediatamente le teorie etno-religiose sui legami tra razza, femminilità, peso e salute, John Harvey Kellogg, medico vicino all’eugenetica, fervente cristiano, le fuse.

Diretto, accurato, Fat Phobia è un “documentario” più che un saggio, mi spiego: Sabrina Strings riesce a far scorrere le immagini di ciò che scrive, una pagina dopo l’altra, aiutandosi con fotografie ma soprattutto con un linguaggio efficace, affatto edulcorato.

Ciò che mi auguro per questo libro è che percorra la strada che porta all’adozione del testo nelle scuole perché è una solida base per la comprensione di numerosi drammi che viviamo e che sono destinati a degenerare ogni giorno che passa.

Fat Phobia di Sabrina Strings

Traduzione Marina Finaldi

Prefazione Giulia Paganelli

Mar Dei Sargassi edizioni

Brossura € 18,00

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