23 Aprile Apr 2012 1524 23 aprile 2012

A pagare gli scandali della Lega sono i truffati della Credieuronord

A pagare gli scandali della Lega sono i truffati della Credieuronord

Lega Pontida

A pagare per gli scandali della Lega Nord rischiano di essere i militanti. In denaro contante. Non tutti, certo. Sicuramente quelli che alla fine degli anni Novanta hanno investito i propri risparmi in Credieuronord, la banca padana.

Nato nel 1998, il sogno bancario del Carroccio era durato cinque anni. L’istituto di credito leghista scomparve nel 2003, insieme ai soldi di quanti avevano finanziato in prima persona quel progetto. Da qualche anno il partito ha deciso - meritoriamente e silenziosamente - di rimborsare i militanti coinvolti. È stato creato un apposito comitato che ha iniziato a risarcire le vittime. Adesso, a causa delle indagini della magistratura, gli indennizzi rischiano di essere definitivamente interrotti.

«Proprio così» racconta Corinna Zanon, una delle promotrici del «comitato amici della Credieuronord». L’associazione fondata all’indomani del crac per iniziativa di un gruppo di soci, con l’intento di recuperare parte del denaro perduto. «Più fango gettano addosso alla Lega - spiega al telefono - meno possibilità abbiamo di vedere quel risarcimento». Un tempo militante del partito di Bossi («oggi resto una simpatizzante, ma la militanza l’ho sospesa dopo l’esperienza della banca»), la Zanon ricorda bene con quanto entusiasmo tanti leghisti parteciparono al finanziamento della banca padana. «In genere si sottoscrivevano 100 quote, con un costo di 5 milioni di lire a militante. Circa 2.500 euro. C’erano anche tanti soci anziani, pensionati. Loro pagavano un milione di lire». In tanti hanno perso una fortuna. «Altri soci hanno versato tantissimo. Per loro era un atto di fede. C’è chi ha investito tutta la liquidazione: 30, 40 milioni di lire».

Un buco di tredici milioni di euro. Solo parzialmente colmato. Ai militanti finora sono stati restituiti circa quattro milioni, come racconta al Corriere di Brescia l’avvocato Ugo Palaoro che si sta occupando dei risarcimenti. Degli oltre tremila soci della banca, si è deciso di rimborsarne poco più di duemila. Individuati dopo aver escluso dalla lista parlamentari, consiglieri regionali, ma anche «tutte le persone facenti riferimento direttamente al movimento». A chi ha fatto domanda di risarcimento, la Lega ha promesso di rendere l’80 per cento del capitale versato. Di questa cifra, come conferma Corinna Zanon, ad oggi è tornato ai militanti circa il 40 per cento.

Un’iniziativa lodevole, nata grazie all’impegno di Bruno Caparini, uno degli uomini più vicini a Umberto Bossi. Imprenditore e padre del deputato Davide, è lui che dal 2008 si è assunto l’obbligo morale di restituire ai militanti leghisti almeno una parte dei risparmi perduti. Che adesso, dopo lo scandalo a base di diamanti e lingotti d’oro, rischiano di rimanere a bocca asciutta. «È evidente - spiega Palaoro al Corriere di Brescia - dato che è in corso un’indagine e i documenti sono in mano ai magistrati, che i rimborsi subiranno uno stop».

Ma c’è un altro aspetto della vicenda che lascia qualche interrogativo. Per risarcire i tanti militanti vittime del crac Credieuronord, in questi anni la Lega avrebbe usato fondi gestiti direttamente dai tesorieri. Finanziamenti pubblici? «Parte dei soldi sono stati raccolti attraverso un’autotassazione dei parlamentari - ricorda Corinna Zanon - Altri attraverso donazioni. E un po’ sono stati versati anche dalla Lega». L’ipotesi sembra confermata dall’avvocato Palaoro, che spiega come almeno due dei quattro milioni finora raccolti siano stati erogati dall’ex tesoriere Francesco Belsito. E l’altra metà dal precedente tesoriere Balocchi. In entrambi casi, fondi nella disponibilità della Lega. Non è un caso che lo scorso gennaio Bruno Caparini aveva chiesto un nuovo stanziamento proprio al Consiglio federale del Carroccio.

«Sono soldi dei rimborsi elettorali? - spiega la Zanon al telefono - Se permette non lo trovo nemmeno sbagliato. L’importante è che chi ne ha diritto venga risarcito». Ma è corretto che i rimborsi elettorali della Lega - soldi pubblici - siano dirottati ai militanti che hanno investito nella banca padana? Insomma, fermo restando la serietà dell’iniziativa, quei finanziamenti non dovrebbero essere investiti dal partito per soli scopi “politici”? Il dubbio resta. «La Lega come partito - spiega l’avvocato Palaoro al Corriere di Brescia - ha sempre chiesto ai propri militanti, ai propri parlamentari e assessori di versare al partito una parte dei loro emolumenti. Quindi dopo venti anni di esistenza della Lega è ipotizzabile che il partito avesse altre entrate in grado di coprire questa iniziativa».  

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