2 Luglio Lug 2015 0930 02 luglio 2015

La storia tragica dell’uomo che non volle salutare Hitler

La storia tragica dell’uomo che non volle salutare Hitler

Saluto Nazista

L’immagine è famosissima. In una folla di mani alzate nel saluto nazista, c’è una persona che si rifiuta di fare il gesto, e rimane a braccia conserte. Non tutti sanno il motivo di questa sua scelta. E non tutti conoscono la fine che avrebbe fatto quell’uomo (non, però, a causa della foto):

Si può vedere il particolare del cerchio:

Si chiamava August Landmesser, era nato ad Amburgo nel 1910. Era entrato nel partito nazista nel 1931, pensando che lo avrebbe facilitato a trovare lavoro. Rimase iscritto per diversi anni. Poi, un giorno, si innamorò.

Irma Eckler, la donna della sua vita, era ebrea. Landmesser le propose di sposarlo nel 1935, ma la cosa non era più possibile. In nome della salvaguardia della razza, le leggi di Norimberga, promulgate proprio in quell’anno, impedivano l’unione di sangue tedesco con quello di razze inferiori. Erano proibiti il matrimonio e le relazioni extraconiugali con appartenenti alla razza ebraica (cosa poi estesa ai neri e ai rom).

La richiesta di Landmesser di sposarsi con Irma Eckler rese nota la sua relazione. Fu espulso dal partito nazista, con la perdita di tutti i vantaggi che aveva acquisito fino ad allora. Ma Landmesser non abbandonò Irma. Abbandonò i nazisti.

L’anno seguente la coppia (non sposata) ebbe una figlia, la piccola Ingrid. Mentre Irma era ancora incinta, ad Amburgo venne battezzata una nuova nave, la Horst Wessel (che è ancora in uso, ed è di proprietà americana). Era un evento importante, perché era presente lo stesso Hitler. Fu in quell’occasione (e in quella selva di saluti) che venne scattata la fotografia. Landmesser era presente, ma non alzò il braccio.

Nel 1937 decise di fuggire dalla Germania e andare in Danimarca, ma venne fermato sul confine, accusato di aver infranto la legge (sempre quella di Norimberga), di aver umiliato il popolo tedesco e inquinato il sangue della razza superiore. Venne arrestato per un anno, poi fu rilasciato: ma doveva smettere di frequentare Irma (almeno: così gli fu ordinato).

Landmesser se ne infischiò. Tornò da Irma e fu arrestato una seconda volta nel 1938. La punizione fu più dura. Mandato in un campo di concentramento, a Borgemoor, rimase prigioniero per due anni. Irma venne rinchiusa in una prigione femminile, dove partorì Irene, la seconda figlia. Secondo le ricostruzioni, Irma morì nel 1942, dopo essere stata mandata nel “centro di eutanasia femminile” . Il riconoscimento legale della morte arriverà solo nel 1949, quando la Germania era piegata a fare i conti (e il conto) della guerra perduta.

Landmesser, quando morì Irma, aveva lasciato Borgemoor già da un anno. Nel 1941 lavorò come operaio per le ferrovie. Poi fu costretto ad entrare nell’esercito e partecipare alla guerra. Morì pochi anni dopo, in Croazia, durante un attacco militare, e il suo corpo non fu più trovato. A livello legale fu dichiarato morto, anche lui, solo nel 1949. Della coppia restarono vive le figlie.

Ma la storia non finì lì. A titolo simbolico, e come forma di risarcimento morale (oltre che di riparazione impossibile del passato), nel 1951 il senato di Amburgo decise di riconoscere il matrimonio tra August Landmesser e Irma Eckler, a distanza di 16 anni e dopo una Guerra Mondiale. Più o meno, anche quello fu un saluto mai dato.

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