9 Marzo Mar 2016 1200 09 marzo 2016

Le istruzioni della Cia per commettere omicidi in bello stile

Un libello del 1953 racconta le regole base per operazioni speciali e coperte. Mai aspettare ordini, accertarsi sempre che l’obiettivo sia morto davvero

Getty Images 52271990

Nonostante film e telefilm non parlino quasi d’altro, l’arte dell’omicidio è molto difficile da apprendere. Per imparare come eseguire “un assassinio pianificato di una persona che è al di fuori della giurisdizione dell’uccisore”, si consiglia di dare una lettura a questo report della Cia, un vero e proprio manuale per omicidi. Si intitola “A Study of Assassination”, è stato scritto nel 1953 ma è diventato pubblico nel 1997, come parte del Freedom of Information Act.

Certo, non è una lettura da comodino. Trattasi però di un vero e proprio prontuario per agenti segreti impegnati in missioni molto, molto segrete. Non è un manuale fai-da-te per aspiranti omicidi. Che l’atto sia almeno riprovevole, lo si dice fin da subito: “L’omicidio non è moralmente giustificabile”. E questo è un punto di inizio. Certo. Il problema è che non sempre è evitabile: “Uccidere una personalità la cui carriera può causare una evidente minaccia per la libertà può essere ritenuta a volte necessaria”. È una sottile linea di divisione, che spesso viene varcata dalle persone sbagliate o con un’idea molto particolare – per non dire distorta – di realtà.

In ogni caso, “l’assassinio è una misura estrema, non usata normalmente nelle operazioni clandestine”, e per questo “bisogna assumere che non sarà mai ordinata né autorizzata dai quartieri generali degli Stati Uniti”, anche se potrebbero esserne contenti. Insomma, non ci sono né ci devono essere biglietti scritti, ordini, lettere da parte di nessuno. È evidente: l’omicidio è un crimine e la sua esecuzione deve essere del tutto riservata. Pochi, pochissimi devono saperlo e non ci deve essere nessun report. Per quello, scrive il libretto, “basterà la copertura dei giornali”.

Uno degli assunti fondamentali è semplice a dirsi ma non a farsi: “La morte dev’essere certa”. Se si lascia vivo il malcapitato, posto che si tratterà di una persona pericolosa e potente, le conseguenze saranno gravissime. Per cui, controllare sempre. Nel caso di Hitler (il libretto propone, dalla storia, tentativi di omicidi che hanno funzionato o meno), appunto, non si è controllato abbastanza.

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