Per una manciata di voti: tutte le balle sull’immigrazione, smontate una a una

Sono tante e pericolose. Sono le bugie della macchina della propaganda sul tema dell'immigrazione. Una retorica che rischia di innescare una bomba sociale lasciando impuniti i colpevoli. Il tutto sulla pelle di chi rischia la vita nel tentativo di averne una

Migranti
5 Luglio Lug 2018 0740 05 luglio 2018 5 Luglio 2018 - 07:40

Bugie. Decine di bugie ripetute milioni di volte. Mandate a memoria e sparate a palle incatenate per concimare la paura e consequenzialmente aumentare il bacino di voti. La propaganda su cui si poggia il governo gialloblu sul tema dell’immigrazione ha fondamenta di fango ma la tossicità del dibattito è una coltre che sembra difficile spazzare.

L’invasione, innanzitutto. L’invasione non c’è mai stata ma questo 2018, nonostante gli strepiti e il terrorismo continuo, registra una diminuzione del flusso verso l’Italia dell’80%. Sembra incredibile, vero? Basterebbe questo per rendersi conto dell’ipocrisia della discussione: i pericolosi migranti sbarcato in Italia quest’anno sono meno di 17mila, il pubblico di una bruttina partita di serie B, e su quel piccolo stadio di provincia si sta giocando tutta la politica nazionale e internazionale. A ben vedere un dato interessante c’è: tra gennaio e il 25 giugno sono arrivati 2593 minori non accompagnati, semplificando si tratta di bambini e ragazzini senza genitori. In tutta questa retorica di annunci politici fatti da padre però non si è sentita una parola. Peccato.

In netta ascesa invece sono i numeri dei morti. Quelli di cui tutti fingono di non accorgersene o che quando fanno troppo male vengono buttati nel cassonetto del complottismo, delle fake news, diventano bambolotti e così ci si può considerare assolti. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione, dal primo gennaio 2018 al 27 giugno scorso 972 uomini, donne e bambini hanno perso la vita mentre tentavano di raggiungere l’Europa via mare. Poi ci sono quelli di questi giorni: 204 morti solo nell’ultima settimana (dal 25 giugno al 1 luglio) tra cui i tre bambini. Poi ci sono i 100 dispersi dichiarati dalla Guardia Costiera Libica. Tutti i numeri ovviamente sono per difetto: annegare nel mare ha il vantaggio di seppellire i corpi anche alla vista della comunità internazionale, ancora meglio i morti nei lager libici che rimangono solo nella memoria dei criminali che li hanno violentati, depredati, umiliati, torturati e poi uccisi. «Vi è un aumento allarmante delle morti in mare al largo della costa libica», ha detto il capo della missione della Iom Libia Othman Belbeisi, aggiungendo: «I trafficanti sfruttano la disperazione dei migranti per andarsene prima che ci siano ulteriori repressioni sulle rotte del Mediterraneo da parte dell’Europa». Ha un bel dire il ministro Toninelli nel ripetere che le politiche italiane (e europee) hanno «a cuore le vite umane»: se anche fosse così sono fallimentari, comunque.

Le ONG taxi del mare. La frase (riuscitissima, chissà Salvini che invidia) di Di Maio quando ancora era un semplice presidente della Camera ha innescato la creduloneria popolare secondo la quale senza ONG non sarebbe arrivato nessuno. La calunnia però è un venticello e quindi mentre tutti hanno inneggiato come eroe il pm Zuccaro quando ha deciso di aprire un’indagine sulle ONG (tra l’altro confessando fin da subito di non avere prove, ma fa niente) in molti si sono dimenticati di leggere (o di recepire) che quell’inchiesta è stata archiviata, conclusa con un niente di fatto. Il nulla. Nisba. E dimenticano, i ministri Di Maio e Salvini, di dire che tra il 2014 e il 2017 le navi delle ONG impegnate nel Mediterraneo centrale hanno soccorso 114.910 persone su un totale di 611.414, parliamo del 18,79% del totale. Incredibile, eh? Guardia Costiera (GC), Marina Militare (MM) e Guardia di Finanza (GdF) italiano hanno tratto in salvo 309.490 persone, pari al 50,62% del totale. Che ne dite?

La manipolazione peggiore (oltre ai numeri citati senza nessuna cognizione) è proprio quella di avere dipinto le vittime come colpevoli. Sono italiani gli imprenditori che sfruttano l’immigrazione clandestina, sono italiani quelli che lucrano sull’accoglienza, sono italiani quelli che hanno trovato in questi disperati il modo per lenire la propria disperazione, sono italiani coloro che hanno resto il tema dell’immigrazione una priorità cadendo nel tranello

Vengono tutti qui. Anche questa funziona alla grande: «perché dobbiamo prenderceli tutti noi?», ripete la propaganda. Il Paese europeo in cui sbarcano più persone è la Spagna. Lì sono approdate 17.781 persone contro le 16.452 sbarcate nel nostro Paese. In Grecia sono arrivati invece 13.120 migranti. L’Italia sola a gestire l’emergenza è una bufala smentita dai numeri. L’Italia (come la Spagna e la Grecia) è l’approdo naturale sul Mediterraneo né più ne meno degli altri Paesi. Ma il “prima gli italiani” evidentemente è uno slogan che si applica a tutto, per un pugno di voti.

Ce li teniamo tutti. Falso, ça va sans dire. Nel 2017 le domande accolte in prima istanza sono stare 33.873, il 40% di quelle esaminate (81.527). Di queste solo l’8% per cento ha ottenuto l’asilo, un altro 8% la protezione sussidiaria e il 25% la protezione umanitaria. Il 58% ha visto la sua domanda respinta.

I fantomatici accordi con la Libia. È un trucco già innescato da Minniti: illudersi (e soprattutto illudere) che sia possibile ottenere con la Libia un patto di collaborazione così come avvenuto con l’accordo (vergognoso) con la Turchia. Peccato che la Libia intesa come stato esista solo nella testa di chi lucra sulle parole benché siano distanti dai fatti. In Libia non esiste un governo stabile, il territorio è una polveriera di clan in guerra tra loro e la stessa Guardia Costiera spesso è il ricettacolo di criminali vicini agli schiavisti. Fare accordi con la Libia è un po’ come promettere di trattare con la mafia con la differenza che questi al posto delle bombe aprono o chiudono i rubinetti dell’emigrazione secondo il bisogno.

Ci rubano il lavoro. Nonostante le stizze di Salvini il presidente dell’INPS Boeri parla con i numeri: nel lavoro manuale non qualificato ci sono il 36% dei lavoratori stranieri in Italia e l'8% degli italiani. «Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. La deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione», ha scritto Boeri. È l’irregolarità a favorire il caporalato, lo schiavismo e il proliferare di lavoratori sottopagati a nero.

Ma qui forse si arriva al punto: la manipolazione peggiore (oltre ai numeri citati senza nessuna cognizione) è proprio quella di avere dipinto le vittime come colpevoli. Sono italiani gli imprenditori che sfruttano l’immigrazione clandestina, sono italiani quelli che lucrano sull’accoglienza, sono italiani quelli che hanno trovato in questi disperati il modo per lenire la propria disperazione, sono italiani coloro che hanno reso il tema dell’immigrazione una priorità cadendo nel tranello. Se è vero che la realtà percepita incide molto di più della realtà dei numeri e dei fatti allora abbiamo il governo che ci meritiamo: percepito, appunto.

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